L’occasione fa il ladro alla Fenice di Venezia

“Mimi ne abbiamo?”; bianchi e silenti spuntano da ogni dove, seguono con movimenti lenti gli spettatori che cercano il loro posto in una platea semibuia o assumono pose plastiche sul palcoscenico ancora vuoto di musica. Bravi ma tanti, troppi e onnipresenti.

Esaurito il preambolo veniamo allo spettacolo vero e proprio, ripresa dell’allestimento del 2012 de L’occasione fa il Ladro, quarta delle cinque farse che  Rossini giovanissimo compose per San Moisè.
Elisabetta Brusa, complici le scene ed i costumi disegnati dagli allievi della Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, cala la vicenda in una condivisibile atmosfera di irrealtà: alla farsa, o in questo caso alla burletta per musica, tutto si chiede fuorché il realismo. L’idea di una sorta di teatro delle marionette è buona, come è azzeccata la scelta di racchiudere l’azione in uno spazio ristretto; il giardino dipinto sullo sfondo richiama la pittura di Seurat è gradevole e porta una nota di colore in un mare di bianco immacolato, ma un po’ di azione sarebbe auspicabile.
Peccato, perché L’occasione fa il ladro, a dispetto degli esigui tempi di composizione (undici giorni!), rivela pienamente il genio di Rossini, non tanto nelle arie quanto negli insiemi e nei concertati, con richiami al Mozart delle Nozze di Figaro e del Don Giovanni e soluzioni contappuntistiche geniali (La pietra di paragone, primo lavoro di grandi dimensioni, viene subito prima dell’Occasione. È bene non dimenticarlo) ed offrirebbe più di uno spunto drammaturgico. A conti fatti l’allestimento è grazioso, ma nulla più.

Michele Gamba trova una giusta dimensione musicale poggiando la sua lettura su di una divertita narratività che prende forma a partire da soluzioni ritmiche meditate ed agogiche mai banali, peccato che abbia la tendenza a perdersi per strada i cantanti, costretti di volta in volta a rallentare o ad inseguire per ritrovare sintonia con l’Orchestra.
Giorgio Misseri è un Conte Alberto dallo squillo brillante e sicuro nella linea di canto, così come Omar Montanari si conferma interprete di vaglia disegnando un Don Parmenione divertente ma mai sopra le righe, il tutto con voce che nel tempo si va facendo sempre più interessante.
Ottima e giustamente molto applaudita la Berenice di Rocío Pérez, che esibisce grande sicurezza nelle agilità ed in acuto accompagnando il tutto ad un fraseggio ricco di colori.
Bene Enrico Iviglia, che conferisce la giusta dignità a Don Eusebio, senza mai calcare la mano e concentrandosi su un canto ben variegato negli accenti.
Completano il cast Rosa Bove, impeccabile Ernestina, e un Armando Gabba del tutto convincente nel tratteggiare il servitore Martino che, allo scambiare le valigie di Alberto e Parmenione dà origine al susseguirsi degli eventi.
Successo pieno, con ovazioni alla Perez.

Alessandro Cammarano

 (Venezia, 7 settembre 2017)

La locandina

Don EusebioEnrico Iviglia
BereniceRocío Pérez
Conte AlbertoGiorgio Misseri
Don ParmenioneOmar Montanari
ErnestinaRosa Bove
MartinoArmando Gabba
DirettoreMichele Gamba
RegiaElisabetta Brusa
Scene e CostumiScuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti
Orchestra e del teatro La Fenice

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