Londra: la Forza del destino all-star infiamma la Royal Opera House

Alla Royal Opera House di Londra non è consuetudine respirare un’atmosfera di così contagioso entusiasmo come quella presente alla recita domenicale, la seconda, dell’attuale produzione de La Forza del Destino.

D’altronde le aspettative, quando si scrittura un cast stellare all’apice della propria fama chiamato a realizzare un’opera che contiene, seppur tra diverse imperfezioni, alcune tra le pagine più intense di tutto il repertorio verdiano, non potevano essere che essere tante.

La nuova produzione de La Forza del Destino di Christof Loy, ideata in realtà nel 2007 per la Dutch National Opera di Amsterdam, verrà dimenticata senza dubbio molto velocemente.

Il lavoro del regista tedesco, che se non altro non intralcia la performance musicale degli interpreti, è senza infamia e senza lode.

Loy tenta la via della psicoanalisi per giustificare la condotta dei protagonisti e rendere in questo modo plausibile una trama di per sé assurda. Durante la sinfonia iniziale Leonora e il fratello Carlo, bambini, assistono alla sfortunata quanto improbabile morte del loro fratellino.

Da lì in avanti i legami familiari assumeranno un risvolto tanto protettivo quanto ossessivo al punto che gli eventi sfortunati che da adulti si abbatteranno su di loro diventeranno tragedie del destino.

Le scene di Christian Schmidt sono sostanzialmente monocrome e stilizzate, ma prive di fascino.

Le proiezioni sul muro di fondo dello sfortunato omicidio del padre di Leonora sono un espediente utilizzato per conferire un po’ di dinamicità alla produzione di per sé un po’ anonima. Estremamente dinamico invece li ruolo del coro che, oltre a una potente esecuzione vocale, ha dato prova anche di sorprendenti capacità sceniche interpretando le coreografie di Otto Pichler.

Da dimenticare la fastidiosa abitudine di calare il sipario alla fine delle scene spesso prima che i protagonisti abbiano terminato di cantare, rovinando l’entusiasmo sul finale delle arie.

Tuttavia, il motivo di principale interesse di questa Forza del Destino risiede nell’esecuzione musicale.

Anna Netrebko nei panni di Leonora, Ludovic Tézier in quelli di Don Carlo di Vargas, suo fratello, e Jonas Kaufmann, che impersona Don Alvaro, compongono una tripletta difficilmente superabile nel panorama operistico attuale.

Come sempre Sir Anthony Pappano compie un grande lavoro sia con i cantanti che con l’orchestra del Covent Garden. Indimenticabili le pause nelle battute iniziali della sinfonia, quando il silenzio tra le note dipinge immediatamente una atmosfera ricca di pathos.

Anna Netrebko è solamente al debutto nel ruolo di Leonora, ma appare tuttavia pienamente a suo agio nella parte, tanto interpretativamente quanto vocalmente. Il soprano russo dimostra, nel caso in cui ve ne fosse ancora bisogno, la propria incredibile capacità di unire il potere del registro inferiore alla delicatezza di quello superiore senza alcuna soluzione di continuità’.

Dal magnifico “Sono giunta! . . . Madre, pietosa Vergine” fino alla sinuosa linea di canto sfoggiata nella “Vergine degli angeli” Anna divora il palcoscenico e non si risparmia. Nel “Pace, pace mio Dio!” la Netrebko elargisce lunghi e morbidi filati che dimostrano una freschezza e un controllo vocale che non vengono intaccati né dal passare degli anni ne’ dal cambio di repertorio. Il teatro non ha mancato di apprezzare la sua performance tributandole vere e proprie ovazioni al termine delle sue arie.

Uguale entusiasmo è stato riconosciuto al neo-papà Jonas Kaufmann, il quale è tornato a Londra dopo Otello, ruolo in cui non aveva pienamente convinto.

Il tenore bavarese, dotato del suo consueto timbro brunito, ha questa volta chiarito fin dall’inizio, attraverso un ingresso ardente e spavaldo, come si sarebbe evoluta la serata. Jonas non ha esitato a mostrare i muscoli, la voce c’era tutta, sia in potenza che in facilità all’acuto, senza mai tralasciare l’innata musicalità che è senza dubbio la sua dote più grande. Quando Kaufmann e Netrebko si sono trovati insieme sul palcoscenico non hanno mancato di trasmettere una impressionante carica emotiva, combinando canto e interpretazione.

Non è stata da meno la prestazione del baritono francese Ludovic Tézier, senza dubbio uno dei più grandi baritoni verdiani del nostro tempo. L’aria “Urna fatale del mio destino” e il duetto del terzo atto con Kaufmann sono stati tra i momenti più intensi dell’intera rappresentazione.

Minuziosa anche la scelta degli interpreti di lusso che hanno affiancato un cast “all-star”. Primo fra tutti il Padre Guardiano di Ferruccio Furlanetto. All’esperto basso italiano bastano le battute iniziali per riempire il teatro con la sua potente vocalità e conferire estrema autorevolezza al personaggio da lui interpretato.

Di contro Alessandro Corbelli, nei panni di Fra Melitone, conquista il pubblico londinese interpretando efficacemente un personaggio tanto buffo quanto cinico.

Felice debutto alla Royal Opera House per il mezzo-soprano italiano Veronica Simeoni la quale, nonostante uno strumento vocale leggero per la parte di Preziosilla, ha dato vita ad una performance vocalmente corretta ed estremamente musicale.

Da ricordare il Trabuco perfetto di Carlo Bosi ed il cameo del veterano Robert Lloyd come Marchese di Calatrava.

Clamoroso l’abbraccio finale con cui il pubblico ha accolto tutti gli interpreti di una produzione musicale che a detta di molti resterà negli annali.

Thomas Gobbetti
(24 marzo 2019)

La locandina

DirettoreAntonio Pappano
RegiaChristof Loy
regia ripresa daGeorg Zlabinger
DesignerChristian Schmidt
Lighting designerOlaf Winter
CoreografieOtto Pichler
DrammaturgiaKlaus Bertisch
Personaggi e interpreti
LeonoraAnna Netrebko
Don AlvaroJonas Kaufmann
Don Carlo di VargasLudovic Tézier
Padre GuardianoFerruccio Furlanetto
Fra MelitoneAlessandro Corbelli
PreziosillaVeronica Simeoni
Marchese di CalatravaRobert Lloyd
CurraRoberta Alexander
AlcaldeMichael Mofidian
Mastro TrabucoCarlo Bosi
Orchestra of the Royal Opera House
Royal Opera Chorus
Maestro del coroWilliam Spaulding

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