Londra: le Nozze perfette di Gardiner e McVicar

Dal sole dell’Andalusia a quello più timido e caliginoso della campagna inglese; la Folle journée viaggia dal diciottesimo secolo per approdare agli anni Trenta del diciannovesimo, in un’atmosfera che rimanda a quella dei romanzi di Jane Austen.

Per sapere tutto quello che succede bisogna chiedere alla vecchia sguattera che da una vita lava i pavimenti e che apre e chiude l’opera quasi ne fosse il nume tutelare, oppure alla governante arcigna e onnipresente; sono loro la memoria storica, insieme al resto della servitù, delle vicende del Conte e della Contessa, di Figaro e Susanna.

Le nozze di Figaro immaginate da David McVicar, in questa occasione riprese con precisione assoluta da Thomas Gutrie, sono minuziose come un quadro di Rembrandt ma allo stesso tempo ammantate del mistero indefinito dei dipinti di Turner.

La residenza di campagna di Almaviva, grazie al disegno di luci miracoloso di Paul Constable – nomen omen – vive il passaggio dal mattino alla notte senza soluzione di continuità, evocando raggi di sole che scivolano nelle ombre della sera passando per il pomeriggio. Anche i costumi, bellissimi, di Tanya McCallin sottolineano il passare delle ore.

McVicar, anche grazie anche alle scene, anche queste della McCallin, candide e capaci di spostamenti silenziosi che permettono agili cambi a vista, coglie nella sua più profonda intimità l’ipercinetismo della commedia di Beumarchais, insieme alla contrapposizione delle diverse classi sociali.

I movimenti sono perfetti, tutti a mettere in luce le caratteristiche psicologiche dei vari personaggi, senza il minimo cedimento alla didascalia o al “bello per se stesso”; non un gesto fuori posto, nulla che non sia meno che calibrato.

L’idea dei servitori onnipresenti e partecipi, protagonisti di scene e controscene risolte con meravigliosa ironia, è vincente e sottolinea l’affermazione delle classi inferiori che non contrastano nobili e ricchi, ma semplicemente rivendicano il proprio spazio.

La direzione di John Eliot Gardiner, alla testa di un’Orchestra particolarmente ispirata, è apollinea nei colori e nelle dinamiche, cesellata fin nella più infinitesima minuzia, giudiziosamente cadenzata nei ritmi e per questo capace di restituire all’ascolto la musica di Mozart in ogni sua recondita sfumatura; i finali d’atto, soprattutto il secondo e il quarto hanno del miracoloso.

Il lavoro sui recitativi, accompagnati da fortepiano e violoncello, e quasi spiazzante da quanto è meditato, grazie anche ad un lavoro certosino sulla pronuncia italiana e sulla comprensione profonda del libretto, complici l’arte teatrale di McVicar e l’adesione totale della compagnia di canto.

Christian Gerhaher è un Figaro scanzonato quanto basta, generoso e dotato della giusta vena di sarcasmo. La voce lo asseconda in un fraseggio articolato e vario.

Il Conte, qui umbratile e quasi adolescenziale, è risolto da Simon Keenlyside con assoluta padronanza sia vocale che per quanto attiene alla recitazione. Keenlyside appartiene a quella categoria di artisti capaci di mettersi totalmente a servizio del dettato musicale e di quello registico senza tuttavia snaturarsi e anche in questa occasione lo ha pienamente dimostrato.

Joélle Harvey è Susanna deliziosamente volitiva, dotata di emissione morbida e capace di begli accenti.

Incantevole la Contessa di Julia Kleiter, raffinata fraseggiatrice e capace di cantare tutto sul fiato, padrona di mezzevoci e filati ammaliatori.

La scelta di un Cherubino controtenore si rivela vincente; Kangmin Justin Kim, grazie ad una voce ricca di armonici e all’uso sapiente del vibrato, fa emergere nella sua pienezza la dicotomia del personaggio, non più fanciullo ma non ancora adulto ma capace di grande sensualità.

Yaritza Véliz, è Barbarina sapientemente pepata e già avviata in un futuro prossimo ad essere a pieno titolo Susanna, tanto la voce è tornita.

Perfettamente risolta la coppia Marcellina-Bartolo grazie all’arte generosa di Diana Montague e del veterano Maurizio Muraro che forti della loro esperienza offrono due prove maiuscole.

Da manuale il Don Basilio, che McVicar vuole dandy affettato, di Jean-Paul Fouchécourt, così come irresistibile Jeremy White nei panni di un Antonio finemente caratterizzato.

Bene Alasdair Elliott come Don Curzio e le due contadine di Rebecca Hardwick e Angharad Rowlands.

Non abbiamo parole che bastino a lodare la prova del Coro che, preparato da William Spaulding, offre ancora una volta una prova straordinaria.

Pubblico galvanizzato e successo pieno.

Non sappiamo se esista lo spettacolo perfetto, certo è che qui alla perfezione ci si va parecchio vicino.

Alessandro Cammarano
(9 luglio 2019)

La locandina

DirettoreJohn Eliot Gardiner
RegiaDavid McVicar
Scene e costumeTanya McCallin
Lighting designerPaule Constable
MovimentiLeah Hausman
Regia ripresa daThomas Guthrie
Personaggi e Interpreti:
FigaroChristian Gerhaher
SusannaJoélle Harvey
Conte d’AlmavivaSimon Keenlyside
Contessa d’AlmavivaJulia Kleiter
CherubinoKangmin Justin Kim
BartoloMaurizio Muraro
MarcellinaDiana Montague
Don BasilioJean-Paul Fouchécourt
AntonioJeremy White
Don CurzioAlasdair Elliott
BarbarinaYaritza Véliz
Prima contadinaRebecca Hardwick
Seconda contadinaAngharad Rowlands
Orchestra of the Royal Opera House
Royal Opera Chorus
Maestro del CoroWilliam Spaulding

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