L’Orchestra Filarmonica di Benevento, realtà nata dal basso

In pochi anni l’Orchestra Filarmonica di Benevento si è affermata come una delle realtà musicali più interessanti del panorama musicale italiano di cui Antonio Pappano è dal 207 Direttore Onorario, mentre tra le presenze stabili si trovano Francesco Lanzillotta, Nicola Piovani, Beatrice Rana, solo per citarne alcuni, Attualmente l’OFB è retta da un Direttivo giovanissimo – composto da Emilio Mottola, Erica Parente, Maya Martini, Vittorio Coviello, Federica Paduano e Agostino Napolitano – che ha risposto “coralmente” alle nostre nostre domande

  • Si può dire che l’OFB nasca “dal basso”, ossia dall’impegno di un gruppo e non discenda da enti o istituzioni?

Si deve dire! l’OFB è un moto dell’animo che nasce dall’incredibile coincidenza di intenti di ragazzi forse un po’ incoscienti. Sostengo da sempre che se non fosse nata quando è nata non si sarebbero mai più verificate le condizioni necessarie alla sua esistenza: scrivo necessarie e non ottimali, perchè – diciamocelo – quando mai in Italia ci sono le condizioni perfette per la nascita di un organismo del genere? Agli occhi della contemporaneità, così legata al dato materiale, l’opinione pubblica ci definirebbe mai una start-up? Credo di no.
Mi spiace essere brutalmente onesto, ma se l’OFB è viva, attiva e stimolante è solo perchè non ci siamo lasciati ammaliare dallo storico tormentone che qualche anno fa passava in tv: “Immobildream – non vende sogni ma solide realtà”; anzi, noi facciamo proprio il contrario! E, sinceramente, ad oggi, di enti o istituzioni disposte ad investire in un sogno ne vedo veramente poche; e quelle poche che pure investono in musica lo fanno tirandosi un pizzicotto sulla pancia e chiedendosi: “perché sto sostenendo chi produce aria sonora?”. Dovete e dobbiamo scusarli, non lo fanno apposta; è solo che nessuno gli ha mai spiegato a cosa serve fare musica.
C’è però da dare merito a chi quella scintilla l’ha accesa: il Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento – del quale tutti noi membri fondatori ed attuali del direttivo siamo stati allievi – ha, grazie alla sinergia di due persone illuminate che sono Maria Gabriella Della Sala (l’allora Direttore) ed Achille Mottola (l’allora Presidente e ad oggi, mio padre) contribuito a gettare quel seme che cresce ora rigoglioso grazie alla forza della condivisione. A loro e a Francesco Ivan Ciampa, nostro sia primo supporter che direttore musicale ed artistico, va il nostro più sentito ringraziamento.
Andate a spiegarlo adesso alle aziende a cosa serve il fenomeno della vibrazione simpatica. [EMILIO MOTTOLA]

  • Fare musica a livello professionale non è impresa semplice in Italia; al Sud lo è di più?

Come non essere d’accordo sulla difficoltà di fare musica in Italia a livello professionale?

Vorrei evitare di tirare in ballo il solito paragone tra Germania e Italia, dove, nella prima, in ogni angolo troviamo quintetti, quartetti e orchestre stabili, tutte di altissimo livello che si esprimono in contesti ufficiali e riconosciuti, nella seconda, benché il numero di musicisti sia molto elevato, risulta difficile anche reperire una sala prove adatta per fare musica d’insieme.

Creare un’associazione professionale è stata una decisione ardua ma mossa da una ferrea volontà: dar vita ad una realtà che potesse racchiudere una passione comune di più musicisti provenienti da più territori limitrofi.

Ovviamente le difficoltà nel perseguire questa strada sono infinite, a partire dalle istituzioni, dal reperimento dei fondi, dai luoghi idonei per esibirsi, la ricerca della sala prove e soprattutto la considerazione della figura del musicista. In una classica conversazione quando viene posta la fatidica domanda: “di cosa ti occupi?” e la risposta è: “sono musicista” segue molto più spesso di quanto si possa immaginare la domanda seguente: “ah, e per lavoro che fai?”…

Immagiamo ora la difficoltà che ci può essere nel vendere un biglietto, un biglietto per un evento musicale, un qualcosa che regala un’emozione per una sera in un’atmosfera particolare, un qualcosa che non è tangibile e che non può essere paragonato ad un oggetto che si può toccare e tenere tra le mani. L’Italia purtroppo ad oggi è un paese che investe e crede ancora troppo poco nella cultura e negli eventi musicali.

E poi tutto questo al Sud! Considerando le mie origini ciociare è da sottolineare che ho scelto di spostarmi ancora più al “Sud” per poter inseguire la mia passione, anche andando controcorrente. Abbiamo avuto difficoltà nel trovare un teatro disponibile (ed economicamente competitivo) in Ciociaria per una replica di un nostro concerto e siamo stati costretti ad annullare l’evento… Beh, anche il “centro-sud” non è poi messo così bene…

Insieme ai miei colleghi del direttivo abbiamo deciso di trasformare la nostra passione in lavoro e questo è quello che più ci rappresenta, a prescindere dal luogo di origine, dal posto in cui suoniamo e in cui ci troviamo a lavorare. [ERICA PARENTE]

  • Il successo dell’OFB è stato immediato e pressoché unanime tanto da attrarre figure di primo piano nel panorama musicale italiano e internazionale con le quali portate avanti collaborazioni consolidate; basti pensare ad Antonio Pappano. Come sono nati questi felicissimi colpi di fulmine?       

Se è vero che abbiamo cominciato da soli è altrettanto vero che soli non lo siamo mai stati. Credo, e penso di parlare a nome di tutti, che il più grande motivo di attrazione nei nostri confronti da parte di quelle grandi personalità del mondo musicale – che con noi hanno avuto e hanno tuttora a che fare – nasca dalla genuinità con cui ci relazioniamo ad esse, sia nella sfera privata (ed affettiva) che professionale e quindi musicale. Potrà sembrare molto poco modesto, ma è la verità.

Dal Maestro Pappano, in particolare, abbiamo avuto la fortuna di essere diretti nel 2015 (al nostro primo anno di attività) presso Castelfranco in Miscano (il paese della provincia di Benevento che ha dato i natali ai genitori del Maestro), per il “Tributo alla memoria” del defunto padre Pasquale Pappano: un evento molto sentito dalla comunità castelfranchese (e non solo, partecipandovi pubblico da ogni parte di Italia e del Mondo) e per il quale il Maestro stesso trova sempre del tempo tra i suoi numerosi impegni per essere presente. Fu proprio da allora che Sir Antonio Pappano decise di investire nella nostra orchestra, dando a noi l’incredibile opportunità, ogni anno, di essere da lui diretti in almeno una occasione. L’ultimo concerto con lui risale proprio allo scorso 8 agosto: nella sua agenda pienissima ha letteralmente fatto miracoli per dirigerci. E di questo e molto altro gli saremo sempre grati.

Per noi la presenza del Maestro, oltre ad essere un motivo di gioia incredibile, vuol dire cercare di porre l’asticella (con programmi via via diversi e più complessi) sempre un po’ più in alto per poter crescere tecnicamente e musicalmente. Non potremo mai ringraziarlo abbastanza per ciò che ha fatto e continua a fare per noi, se non dimostrandogli, ogni volta che possiamo, il nostro rinnovato impegno e le nostra più profonda dedizione nello studio, nella ricerca di un suono attivo e nel fare musica. E’ questa l’idea che cerchiamo di portare innanzi dal primo giorno e che, unitamente alla genuinità e all’ardore giovanile di cui sopra, fa sì che le persone sentano il desiderio prima di scoprirci e poi di tornare! [VITTORIO COVIELLO]

  • Il Direttivo dell’orchestra è formato da under 35 – con una maggioranza di under 30 – con incarichi ben definiti. Come si trova il punto di equilibrio?   

Forse ciò che ci salva dal fallimento è proprio la mancanza di un equilibrio: abbiamo, certo, compiti ed incarichi ben definiti ma, al di là di quello che si legge sul nostro sito, l’orchestra procede nel suo cammino perché ognuno di noi va ben oltre le proprie mansioni. Non dico assolutamente che manchi un equilibrio istituzionale, quello c’è sulla carta, ma il compromesso, la comprensione e la mano tesa ad aiutare l’altro sono quelle cose che permettono alla ruota di non fermarsi; gli incarichi sono solo un nostro bisogno di categorizzare le competenze base. Dopo 7 anni di attività abbiamo imparato cosa serve per organizzare un concerto ed il flusso di lavoro si è parecchio velocizzato; purtroppo non sempre la rapidità di esecuzione di un compito dipende da noi, perché molto spesso bisogna tenere conto di variabili esterne ma, ogni qualvolta c’è da lavorare per un progetto, la macchina si mette in moto con flessibilità: è molto probabile incontrare problematiche mai affrontate prima e l’unica via di uscita consiste nell’evitare di incaponirsi con soluzioni note a problemi ignoti e prediligere duttilità e, non di rado, improvvisazione. Ci aiutiamo con la tecnologia, certo, sia da prima che il 2020 spingesse così tanto in questa direzione, ma preferiamo incontrarci di fronte ad un tavolo, fare brainstorming, usare anche parole forti se necessario, per ritrovarci comunque poi amici davanti ad una birra. (“sempre se qualcuno non si sposa…” suggerisce Vittorio ridendo). C’è da dire, infine, che l’entrata di Beatrice Rana in squadra quale direttore artistico dallo scorso anno è un plus non indifferente: molto spesso riesce a darci una visione delle cose da una prospettiva diversa, il che aiuta non poco sia a relazionarci con il mondo che tra noi! [AGOSTINO NAPOLITANO]

  • Quanto è importante per un’orchestra giovane la costruzione di un repertorio che la definisca?

L’ardore giovanile porta con sé un rischio non indifferente: la sconsideratezza. In ogni ambito capita spesso, presi dalla voglia di fare, di cimentarsi in qualcosa troppo più grande di sé. Per fortuna di quella sconsideratezza ne siamo ben provvisti! [nessuno ride, hanno tutti il telefono in mano]
Questo non vuol dire certo lanciarsi in esecuzioni pressapochiste del Sacre (dico un titolo per dire), ma consiste nella capacità di essere consapevoli di una difficoltà reale e di non voler giocare sempre conservativamente: quella linea sottile deve pure essere stuzzicata ogni tanto, no?
In generale abbiamo la libertà di eseguire ciò che più ci aggrada, ma seguiamo un criterio di crescita tecnica rivolto soprattutto alla consapevolezza del nostro essere un gruppo orchestrale, non abbandonando mai nelle nostre programmazioni Mozart e Beethoven, ma muovendoci pure nella contemporaneità più spinta ed affrontando capisaldi della letteratura sinfonica di autori come Rimsky-Korsakov, Dvorak, Tchaikovsky, Debussy, Ravel, Mendelssohn, Haydn, Schumann e tanti altri. Possiamo dire, come ensemble, di essere onnivori: non disdegniamo nemmeno contaminazioni con jazz, popular e folk music.
E’ importante, certo, ritrovarsi in un repertorio identitario, ma non ci possiamo assolutamente consentire il lusso di specializzarci al punto di essere monotematici né tantomento troppo prevedibili. Il repertorio va costruito sfruttando le peculiarità del materiale umano e, in un mondo così cangiante e che offre migliaia di stimoli diversi, concentrarsi su di una sola via equivale ad arenarsi. [FEDERICA PADUANO]

  • Come vi vedete da qui a dieci anni?       

Immaginare il futuro in questo settore è davvero molto difficile. E’ necessaria una buona dose di spregiudicatezza ed adattabilità per sopravvivere agli imprevisti che si verificano anche quando si hanno obiettivi chiari. Con questo atteggiamento abbiamo affrontato il periodo della pandemia uscendone più forti di prima, abbiamo continuato a progettare nonostante tutto. Giorno dopo giorno abbiamo preso decisioni musicali e organizzative che ci hanno fatto crescere, seguendo l’istinto abbiamo costruito quello che 7 anni fa non sapevamo di poter fare. Immagino che tra 10 anni potremmo essere una ICO con la possibilità di dare maggiore stabilità ai nostri orchestrali e con ospiti sempre più importanti. Ci piacerebbe fare l’esperienza di tournée estere e in cantiere c’è il progetto di riqualificazione dell’auditorium della Spina Verde che ci è stato affidato da poco. C’è anche l’idea di fondare un’OFB young: guardare al futuro significa anche saper passare il testimone a chi verrà dopo di noi e trasmettere quello che noi abbiamo imparato sul campo.
Ci piacerebbe diventare un modello per altri ragazzi come noi che vogliono realizzare qualcosa di proprio.
Risentiamoci tra 10 anni per scoprire come è andata. [MAYA MARTINI]

Alessandro Cammarano

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