Lucerna: la Gewandhausorchester e Nelsons esaltano il flusso sonoro di Bruckner

Tra le più blasonate orchestre sinfoniche internazionali ospiti dell’edizione 2019 del Lucerne Festival, la Gewandhausorchester Leipzig diretta dal direttore di origine lettone Andris Nelsons.

La celebre compagine orchestrale tedesca, tra le più antiche e prestigiose del mondo, è stata protagonista della programmazione del Kultur und Kongresszentrum (KKL) per due date successive, 25 e 26 agosto. Interprete per la prima della Sinfonia n. 8 in do minore di Anton Bruckner, colossale capolavoro tardoromantico, e nella data successiva di un programma incentrato sul classicismo viennese del Concerto per Pianoforte e Orchestra di Wolfgang Amadeus Mozart in Sol maggiore K. 453, solista il pianista tedesco Martin Helmchen, e celebri pagine della prima metà del XX secolo, La Mer di Claude Debussy e la Suite dal balletto L’Uccello di Fuoco di Igor Stravinsky.

Le Salon Musical ha assistito alla prima delle due performance in una sala gremita che ha accolto con grande entusiasmo l’orchestra teutonica.

Caratteristiche che per prime balzano all’orecchio sono quelle delle compagini orchestrali “top” di origine mitteleuropea: compattezza sonora e assoluto equilibrio delle sezioni da cui il suono corre senza percettibile distinzione tra le singole voci.

La sensazione è di essere come avvolti da un fluido sonoro, travolti da un amalgama timbrico ricco e denso. La fila di violini primi procede senza l’ombra di alcuna sbavatura, così come le altre sezioni degli archi, con plauso particolare alla fila dei violoncelli. Perfetto l’insieme, raffinato il fraseggio. Notevole il tributo dei legni che muovono in un incessante dialogare e degli ottoni che mai sovrastano in sonorità né alterano gli equilibri voluti dalla scrittura. La tavolozza dinamica spazia dall’impalpabilità di pianissimo mozzafiato a momenti di imponente impeto. La lettura di Nelsons è energica, coinvolgente, ricca di pathos. Il suo gesto largamente superato in efficacia dall’intensa espressività trasmessa dalla mimica facciale.

Ogni esternazione del suo sentire diviene musica, acquista fedelmente forma nelle mani dei suoi. Il suo controllo è assoluto, la materia sonora finemente cesellata in ogni dettaglio.

Una scelta in linea con il tema di questa edizione del Festival, il Potere nelle sue varie declinazioni, quella della Sinfonia n. 8 di Bruckner.

Quest’ultima fu infatti dedicata dall’autore all’Imperatore Francesco Giuseppe I che sostenne le spese di pubblicazione. L’opera fu eseguita per la prima volta a Vienna il 18 dicembre 1892 al Musikverein dai Wiener Philharmoniker sotto la guida del loro direttore principale Hans Richter.

Tra l’uditorio sostenitori di Bruckner come Johann Strauss e Hugo Wolf che ne scrisse in termini entusiastici descrivendo l’opera come “una completa vittoria della luce contro l’oscurità” e la serata come “una tempesta di applausi” dopo ciascun movimento, “un trionfo quale nessun condottiero romano osò mai sognare”.

Ma le reazioni furono nel complesso piuttosto tiepide. Eduard Hanslick, nella sua recensione, descrisse la sinfonia come “interessante nei particolari ma strana, quasi repellente, nell’insieme.

La peculiarità del lavoro consiste, in sintesi, nell’importare lo stile drammatico di Wagner nella struttura di una sinfonia”. Lentamente la sinfonia entrò a far parte del repertorio orchestrale e solo altre due volte fu eseguita durante la vita di Bruckner. L’interpretazione bruckneriana della Gewandhausorchester non delude le aspettative. Le “forme sonore in movimento”, come Hanslick amava definire l’essenza della musica, lasciano infine spazio al silenzio. Lunghi applausi e standing ovation. Cronaca di un successo annunciato.

Luisa Sclocchis
(25 agosto 2019)

La locandina

DirettoreAndris Nelsons
Gewandhausorchester Leipzig
Programma:
Anton BrucknerSinfonia No. 8 in Do minore, WAB 108

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