Lugano: al LAC un tuffo nel Romanticismo con Poschner e Piemontesi

Questa sera al LAC di Lugano un difficile quanto tradizionale programma tutto romantico per l’Orchestra della Svizzera Italiana, il suo Direttore Principale Markus Poschner e il pianista ticinese Francesco Piemontesi. In cartellone il monumentale Concerto per pianoforte e orchestra n.1 in re minore op.15 di Johannes Brahms e la Sinfonia n.2 in do maggiore op.61 di Robert Schumann.

L’accostamento di questi due compositori tedeschi rimane però sempre valido sia dal punto di vista musicale che storico, e lodevole è il fatto di aver presentato la seconda sinfonia che, tra le quattro dell’autore di Zwickau, è sicuramente la più bella ma anche la meno eseguita.

L’inizio del concerto però non lascia ben sperare: l’attacco dell’op.15 è infatti impreciso e sfilacciato, con gli archi leggermente in anticipo sul resto dell’orchestra e soprattutto sul poderoso rullo di timpani. Tutto in una frazione di secondo ritorna però nei ranghi e la lunga introduzione orchestrale scorre energica e compattissima. Il delicato attacco pianistico di Piemontesi è impeccabile, controllato e intenso. Da qui in avanti il concerto, che è più una sinfonia con pianoforte obbligato, una sinfonia con pianoforte concertante, prosegue nel delicato e continuo dialogo intrecciato tra orchestra e pianoforte, pianista e direttore. L’intesa tra i due è ottima anche se si intuisce una lettura leggermente diversa: Piemontesi sempre asciutto, senza sacrificare mai un suono pieno e rotondo, non si concede mai a gesti musicali vistosi o d’effetto, Poschner invece ogni tanto si fa prendere un po’ la mano, attratto soprattutto nel primo e nel terzo movimento da alcuni momenti perentori e a piena orchestra della partitura. Al temine del concerto, che a cronometro dura una cinquantina di minuti, Piemontesi concede dopo numerose uscite un solo bis: l’Impromptu op.90 n.3 di Franz Schubert. Una scelta azzeccata e apprezzata dal pubblico che ha riconosciuto nel pianista locarnese un grande interprete dell’autore viennese quale è.

Dopo l’intervallo la sinfonia di Schumann. Terza in ordine di composizione, la quarta è in realtà antecedente e venne poi modificata e ripubblicata, è probabilmente la più interessante delle sinfonie schumanniane e quella meglio concepita secondo i personalissimi riferimenti del compositore di Zwickau. Il direttore bavarese opta per una lettura attenta e per certi versi più asciutta rispetto a Brahms, con escursioni metronomiche non eccessive: penso per esempio all’introduzione lenta del primo movimento bella scorrevole ed alla coda dello Scherzo e del quarto movimento più trattenute. L’orchestra restituisce un’esecuzione impeccabile anche nel difficile scherzo che mette spesso in difficoltà anche formazioni ben più blasonate per le difficoltà tecniche di alcune frasi dei violini primi. Forse, unica pecca, si percepisce una certa distanza emotiva e il terzo movimento, così intenso e raccolto nella sua lirica espressività, ne risente. Rimane però la certezza di una direzione solida, e capace, che forse smussa alcune spigolosità caratteristiche della scrittura di Schumann ma comunque restituisce al pubblico un’esecuzione chiara e assai godibile. I luganesi accorsi numerosissimi al concerto ringraziano infatti orchestra e direttore con prolungati e calorosi applausi.

Luca Di Giulio
(28 aprile 2022)

La locandina

DirettoreMarkus Poschner
PianoforteFrancesco Piemontesi
Orchestra della Svizzera Italiana
Programma:
Johannes Brahms
Concerto per pianoforte e orchestra n.1 in re minore op.15
Robert Schumann
Sinfonia n.2 in do maggiore op.61

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