Lugano: I Solisti dell’Orchestra Mozart fra Vienna e Berio

Ai Concerti di Pasqua di Lugano Musica torna l’Orchestra Mozart, che ha ripreso lo scorso anno un’attività piena dopo quattro anni di interruzione seguita alla scomparsa di Claudio Abbado che del complesso bolognese era direttore artistico e fonte ispiratrice.

Il ritorno al LAC è dei più felici: due concerti sinfonici con Bernard Haitink sul podio ai quali sono affiancati altrettanti pomeriggi da camera con protagonisti i Solisti della Mozart stessa.

Abbiamo assistito al concerto proposto da questi ultimi il Lunedì dell’Angelo, con un programma estremamente accattivante che vedeva la partecipazione di Paul Lewis al pianoforte.

Ad aprire il concerto il Trio in si bemolle maggiore D471 di Franz Schubert, o meglio dell’Allegro iniziale che è l’unico movimento scritto prima che l’autore ne abbandonasse la composizione. Peccato, perché la spensieratezza di questo Allegro, leggero come una brezza primaverile, ricco di invenzioni melodiche improntate ad una palpabile gioia di vivere e privo di ombre, farebbe presentire lo svilupparsi di una narrazione musicale avvincente e che si intuisce dall’abbozzo di Andante sostenuto che segue.
Gabrielle Shek al violino, Gisella Curtolo alla viola e il violoncello di Martin Leo Schmidt ne offrono un’interpretazione incardinata su una rigogliosa tavolozza cromatica che trova il suo fondamento su scelte ritmiche ben variegate.

La prima parte si conclude con un’autentica chicca, di quelle che raramente, se non mai, vengono incluse in un programma di concerto, ovvero Opus Number Zoo che Luciano Berio scrisse nel 1951 (per poi revisionarlo nel 1970) pensando ad un pubblico essenzialmente giovanile. Le quattro storie di animali che compongono quella che di fatto si potrebbe definire una piccola suite per fiati vengono narrate a voci alterne dai medesimi strumentisti.

Mattia Petrilli, flauto, Miriam Olga Pastor Burgo, oboe, Mariafrancesca Latella, clarinetto, Guilhaume Santana, fagotto e Giuseppe Russo, corno si divertono parecchio rendendo con grazia tutta l’ironia della musica di Berio e ancora quella dei testi di Rhoda Levine.

Consacrata a Mozart la seconda parte, con il concerto per pianoforte KV414 qui nella versione per quintetto d’archi e piano. L’organico ridotto, quello che si sarebbe ascoltato in un’esecuzione domestica del capo d’opera di Mozart, costringe gli esecutori ad un gioco allo scoperto ed esige ulteriore pulizia e precisione.

La sfida ci è sembrata vinta: Gabrielle Shek, violino, Giacomo Tesini, violino, Gisella Curtolo, viola, Martin Leo Schmidt, violoncello e Daniele Carnio, contrabbasso danno una lettura di assolta nitidezza formale a sostenere il fraseggiare fantasioso e al medesimo tempo rigoroso che caratterizza l’interpretazione di Paul Lewis, pianista che ha nel nitore del suono la sua caratteristica precipua. Lewis dispiega una varietà di accenti rivelatrice della melanconicamente meditativa sulla quale si fonda l’impaginato.

Pubblico attento, molti giovani, successo meritato per tutti e bis dell’Allegretto conclusivo del KV414

Alessandro Cammarano
(Lugano, 2 aprile 2018)

La locandina

Franz Schubert
Trio per archi in si bemolle maggiore D 471
Gabrielle ShekViolino
Gisella CurtoloViola
Martin Leo SchmidtVioloncello
Luciano Berio
Opus Number Zoo
Mattia PetrilliFlauto
Miriam Olga Pastor BurgosOboe
Mariafrancesca LatellaClarinetto
Guilhaume SantanaFagotto
Giuseppe RussoCorno
Wolfgang Amadeus Mozart
Concerto per pianoforte n. 12 in la maggiore KV 414,  versione per pianoforte e quintetto d’archi
Paul LewisPianoforte
Gabrielle ShekViolino
Giacomo TesiniViolino
Gisella CurtoloViola
Martin Leo SchmidtVioloncello
Daniele CarnioContrabbasso

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