Macerata: l‘Elisir d’amore rinasce in spiaggia

Dalle caligini estive della Begamasca alla sabbia e al sole di una spiaggia che somiglia tanto a quelle affollate e caciarone della Riviera Romagnola, tra palestrati e fintegiovani, bambini e ragazzette, coppie di anziani in perenne discussione, animaloni gonfiabili , schiuma e materassini dai colori improbabili. L’allestimento, che dalla sua creazione a Valencia nel 2011, trova nel palcoscenico allungato dello Sferisterio uno spazio ideale.
Tutto ruota intorno al “Bar Adina”, un microcosmo nel microcosmo balneare, inventato e costruito dallo straordinario Paolo Fantin e vestito, o svestito a secondo di come la si voglia vedere, dai costumi perfetti di Silvia Aymonino, in cui Damiano Michieletto sposta l’azione in maniera geniale, non limitandosi a “rappresentare” ma anzi scavando sotto la sabbia fino a trovare il “lato oscuro” dell’opera, il tutto in un’atmosfera che rimanda a quella delle cinecommedie italiane degli anni Ottanta. Va dunque in scena un “trash” ironico e intelligente, illuminato dal disegno di luci perfetto di Alessandro Carletti, che fa riflettere divertendo, in puro stile Donizetti.

Attraverso lo studio sui singoli personaggi, sui loro caratteri e natura si scoprono le debolezze, se non addirittura i difetti, che li caratterizzano: Adina, che il librettista definisce “capricciosa”, è proprietaria del bar del bagno ed è assai propensa a passare il tempo a farsi spalmare la crema abbronzante dal manzo di turno o fa scattarsi selfie lasciando a Giannetta tutto il lavoro; Belcore è un “truzzo” che somiglia per arroganza e violenza a un giovane Casamonica e il cui passatempo preferito è umiliare Nemorino, il “signor nessuno” qui in veste di bagnino anonimo e ignorato. Dulcamara, che arriva in spiaggia su un fuoristrada e in compagnia di un quartetto di vallette in parrucca fluorescente, vende lattine di Elixir, bevanda energetica del tutto simile a quella che “ti mette le ali” ma in realtà spaccia ben altri “aiutini” custoditi nel marsupio dal quale non si separa mai e si rivela personaggio capace di momenti di inaspettata violenza di cui farà le spese anche Adina.
L’azione scenica non conosce momenti di calo, ogni movimento, ciascuna controscena ha pienamente senso, dall’impotenza di Nemorino, irriso da Adina e umiliato da Belcore, che lo ricopre di immondizia vuotandogli addosso, in un crescendo di umiliazione, il sacchetto nel quale la volubile barista ha gettato l’orsetto di peluche che il povero innamorato le aveva regalato.
La cattiveria di Dulcamara si manifesta pienamente nel duettino con Adina, vista come rivale pericolosa, ove il “sì lo vedo bricconcella, ne sai più dell’arte mia” diventa una minaccia che sfocia nel tentativo di strangolarla sopra alla gigantesca torta nuziale gonfiabile che fa da sfondo al matrimonio di Adina e Belcore.
In tanto movimento Michieletto cristallizza i momenti topici dell’opera oscurando la scena, bloccando i movimenti delle masse che rimangono sullo sfondo mentre i sentimenti veri sono racchiusi in protettivi coni di luce al cui interno si muovono i due protagonisti e creando uno spazio intimamente introspettivo.

Lo scioglimento felice, immancabile, è risolto con un ulteriore colpo di scena che rimette le cose parzialmente a posto: nel tripudio generale irrompono sulla spiaggia due poliziotti con tanto di cane antidroga che arrestano Belcore al quale Dulcamara ha lanciato, dileguandosi, il famigerato marsupio con la roba.
Funziona tutto, ma proprio tutto, ci si diverte e si riflette.

Convince come non mai il versante musicale con su tutto la direzione di Francesco Lanzillotta che, alla testa di una disciplinata Orchestra Regionale delle Marche, riapre tutti i tagli, figli di una “tradizione” scellerata che è andata nel tempo snaturando la partitura, e restituisce un’esecuzione nella quale l’arte antica del rubato e del rallentando saggio e oculato si coniuga ad una freschezza di fraseggio e spunti dinamici che illuminano la melodia di infinite piccole sfumature sonore per poi accenderla in slanci appassionati.

John Osborn, al debutto nel ruolo e allo Sferisterio, è un Nemorino ideale per bellezza di voce, proprietà di fraseggio, purezza di linea di canto cui si accompagna una recitazione sempre convincente. La “furtiva lagrima”, complice Lanzillotta che respira e colora con il cantante, assume un significato nuovo e profondo tanto è scavata nella sua sostanza più intima e costringe i due ad un bis chiesto a furor di pubblico.

Degno contraltare l’Adina deliziosamente pepata eppure capace di momenti di malinconico abbandono disegnata da Mariangela Sicilia, cristallina nel timbro, ben calibrata negli accenti e sicura nelle agilità.

Iurii Samoilov, che dalla sua ha, oltre ad una vocalità salda e ben impiegata, un invidiabile physique du rôle, perfetto per il taglio registico di Michieletto, tratteggia un Belcore ideale.
Strepitoso il Dulcamara mefistofelico di Alex Esposito, per il quale ogni aggettivo risulterebbe riduttivo a descrivere un’interpretazione ancora una volta di livello eccezionale sia dal punto di vista vocale che per quanto attiene alla recitazione.

Splendida sorpresa la Giannetta extralusso di Francesca Benitez, che nobilita il personaggio facendolo assurgere a vera deuteragonista femminile.
Il Coro canta  e si muove benissimo.

Pubblico entusiasta, numerosi applausi a scena aperta e ovazioni finali per tutti.

Alessandro Cammarano
(21 luglio 2018)

La locandina

DirettoreFrancesco Lanzillotta
RegiaDamiano Michieletto
ScenePaolo Fantin
CostumiSilvia Aymonino
Disegno LuciAlessandro Carletti
Regista CollaboratoreEleonora Gravagnola
AdinaMariangela Sicilia
NemorinoJohn Osborn
BelcoreIurii Samoilov
DulcamaraAlex Esposito
GiannettaFrancesca Benitez
Orchestra Regionale delle Marche e Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini
Maestri del CoroMartino Faggiani e Massimo Fiocchi Malaspina

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