Macerata: né preti né massoni nel Flauto magico di Vick

Senza coraggio non si fa teatro e nel Flauto magico che inaugura il Macerata Opera Festival di coraggio ce n’è parecchio, a cominciare dalla scelta di rappresentarlo non in lingua originale, ma nella versione ritmica che Fedele D’Amico trasse da quella settecentesca di Giovanni de Gamerra, che Graham Vick comunque rivede e alla quale aggiunge, con la collaborazione di Stefano Simone Pintor, dialoghi rinnovati e di sapore più attuale; qualche dubbio resta, soprattutto per via di una metrica non sempre congeniale alla musica e con cui a tratti inciampa.
Altrettanto coraggioso, oltre che vincente, si rivela il coinvolgimento di un centinaio di cittadini comuni, italiani e non, che diventano parte integrante dell’azione scenica, con commenti e movimenti, questi ultimi pensati e elaborati in modo eccelso da Ron Howell.

Ancora una volta, dopo l’esperienza dello Stiffelio parmense, Vick ritorna alla dimensione sociale, civica di un teatro per e con la gente, da vivere in forma partecipata e non da semplici spettatori e affronta nuovamente la sfida in uno spazio non convenzionale. Se a Parma fu il non-teatro Farnese, a Macerata è lo Sferisterio che con la sua stessa architettura allunga lo spazio scenico avvicinandolo al medesimo tempo al pubblico, che si ritrova a partecipare cantando il coro dei Sacerdoti previe istruzioni impartite da Tamino subito prima dell’inizio del secondo.

Il messaggio di Vick è chiaro da subito; l’urgenza da parte del popolo di superare, in chiave ecumenica, un mondo schiacciato dai poteri forti è impellente da subito e si risolve in un’atmosfera comunque non del tutto rasserenata; prova ne sia il popolo che sul finale cade a terra come un sol uomo, tramortito se non morto per poi rialzarsi e danzare in un tripudio, discutibile, di fuochi d’artificio.
Nella scena, complessa, di Stuart Nunn, che firma anche i costumi, le tre porte del tempio diventano l’Eurotower di Francoforte un tablet Apple e la basilica di San Pietro, a simboleggiare il potere economico, quello commerciale dell’informazione e quello religioso. Le strutture, ruotando, rivelano la loro vera natura: missili dietro il denaro, una Madonna imbavagliata dalle religioni – da San Pietro escono preti ma anche imam, bonzi e rabbini – mentre invece un albero secco è il cuore dell’informazione.  Alla fine le tre strutture collassano una sull’altra in un effetto domino, senza danni, cambiando semplicemente inclinazione dunque prospettiva: il Potere ha in sé  il germe dell’autoconservazione. Ai margini due tendopoli, variopinte e tragiche, popolate dagli “ultimi” che ricordano la “giungla” di Calais.
Vick usa tutto lo spazio a sua disposizione dando vita ad un’azione tutta politica che non conosce cali di tensione, anche quando sembra trasformarsi in musical, riportando con prepotenza l’attenzione sulla realtà, quella di oggi: il drago diventa una ruspa gialla che somiglia parecchio a quella evocata pervicacemente da Matteo Salvini nei suoi proclami, un Papageno pennutissimo consegna a domicilio polli da fast food, Sarastro somiglia tanto a quei predicatori-motivatori che infiammano platee di persone senza personalità, Monostato è il “diverso” da odiare o compatire, Astrifiammante è una donna comune che mal sopporta le conseguenze del divorzio (il padre di Pamina lo vedremo al secondo atto e tutto sarà chiaro), Pamina una ragazzetta e Tamino è l’”uomo solo”, l'”letetto” suo malgrado.
Preti e massoni, che a voler semplificare, costituiscono l’essenza del Flauto magico nella sua visione “canonica”, non vincono nella visione di Vick, anzi soccombono e pure piuttosto malamente.

Alla fine il Flauto magico rientra nella categoria degli universali, può essere tutto e il suo contrario: qui si racconta una favola che assomiglia moltissimo alla realtà, non sempre drammatica ma anche condita da momenti di autentica comicità: uno su tutti il Glockenspiel “difettoso” di Papageno.

Daniel Cohen, alla testa di una corretta Orchestra Regionale delle Marche, modella, non senza qualche iniziale incertezza, la narrazione musicale sul testo italiano accentuando il legato ma sacrificando a tratti il ritmo. Le intenzioni sono comunque buone e alla fine la sua lettura è più che convincente.

Tutta giovanissima la compagnia di canto, nella quale spiccano l’ottimo Tamino di Giovanni Sala, dalla voce tornita e colorato nel fraseggio e il Papageno rigoglioso negli accenti e coinvolgente nella recitazione di Guido Loconsolo.
Valentina Mastrangelo disegna una Pamina di bello slancio e dalla vocalità sicura, mentre Tetiana Zhuravel è un’Astrifiammante dalla drammaticità contenuta e perfettamente in linea con la visione che direttore e regista hanno del personaggio.
Scenicamente imponente ma vocalmente non impeccabile il Sarasto di Antonio Di Matteo, mentre Manuel Pierattelli tratteggia un Monostato lontano da ogni macchiettismo e caratterizzato da bel un canto all’italiana.

Paola Leoci è una Papagena deliziosa e intonatissima, mentre Lucrezia Drei, Eleonora Cilli e Adriana Di Paola risolvono con classe i ruoli di Prima, Seconda e Terza Dama.

Bravi Ilenia Silvestrelli, Caterina Piergiacomi e Emanuele Saltari nei panni dei Tre Geni, qui scorrazzanti in Vespa.

Sufficientemente autorevole risulta l’Oratore di Marcell Bakonyi e ben caratterizzati il Sacerdote di Marco Miglietta, che interpreta anche l’Armigero e l’altro Armigero di Seung Pil Choi.
Un plauso ai Cento Cittadini, sempre in scena e senza un momento di défaillance.
Bene il Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini” diretto da Martino Faggiani e Massimo Fiocchi Malaspina.

Successo pieno per direttore e compagnia di canto e qualche sparuto dissenso per Vick e collaboratori.

Alessandro Cammarano
(20 luglio 2018)

La locandina

DirettoreDaniel Cohen
RegiaGraham Vick
Scene e CostumiStuart Nunn
Coreografie (Movimenti Mimici)Ron Howell
LuciGiuseppe Di Iorio
Assistente alla Regia e ai DialoghiStefano Simone Pintor
TaminoGiovanni Sala
PapagenoGuido Loconsolo
Prima Dama Lucrezia Drei
Seconda DamaEleonora Cilli
Terza DamaAdriana Di Paola
AstrifiammanteTetiana Zhuravel
MonostatoManuel Pierattelli
PaminaValentina Mastrangelo
I Tre GeniIlenia Silvestrelli, Caterina Piergiacomi, Emanuele Saltari
OratoreMarcell Bakonyi
SarastroAntonio Di Matteo
PapagenaPaola Leoci
Sacerdote/ArmigeroMarco Miglietta
ArmigeroSeung Pil Choi
Con La Partecipazione di 100 Cittadini
Orchestra Regionale delle Marche
Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”
Maestri del coroMartino Faggiani e Massimo Fiocchi Malaspina

Compila il form sottostante

Prego Login per commentare

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

  Iscriviti  
Notificami