Macerata Opera Festival 2019: Carmen #rossodesiderio secondo Jacopo Spirei

In occasione del Macerata Opera Festival 2019 Antonio Cesare Smaldone ha intervistato per noi il regista impegnato nell’allestimento del capolavoro di Bizet: Carmen. Una discussione costruttiva su motivazioni e scelte operative della trasposizione dell’opera dalle assolate arene per la tauromachia ad una Parigi contemporanea in stile Crazy Horse.

La recensione dello spettacolo di Alessandro Cammarano è disponibile >QUI<

  • Partendo dal presupposto che la Regia di un’Opera Lirica sia l’atto di sintesi della più complessa forma d’arte possibile, può spiegarci il suo stile operativo? Come riesce a muovere contemporaneamente le dinamiche interiori e le azioni di Personaggi e Masse Artistiche senza venir meno alle ragioni del dettato fornito dalla Partitura?

Prove, prove e ancora prove, sembra una risposta semplice, ma è durante le prove che si sperimenta, si cerca e si costruisce tutto di un’opera lirica, non arrivo mai ad una prova con la mente chiusa e men che meno il cuore: so in che direzione voglio andare, ma come raggiungere quella direzione è una cosa che si scopre con il lavoro collettivo delle prove.

  • Quali sono e come si svolgono le fasi di realizzazione del suo progetto registico?

Inizio sempre dalla partitura e dal libretto, entrambi imprescindibili, per prima cosa cerco di ascoltare e seguire l’opera e durante il primo ascolto prendo nota mentale di quello che provo e di ogni mia reazione: è il primo passo di un percorso molto lungo fatto di molte ore di ricerca e studio, torno continuamente alla partitura fino a che non la ho interiorizzata, solo allora incontro i miei collaboratori, scenografo, costumista, light designer, per iniziare a discutere dell’opera e del progetto che vogliamo realizzare. Ogni viaggio all’interno di un’opera è però radicalmente diverso, ci sono milioni di opzioni, ed è importante non fossilizzarsi su un approccio univoco e costante.

  • Il rapporto indissolubile che esiste tra il Libretto e la Musica: vi è uno dei due elementi che può essere identificato come preponderante? Se sì, quale e… perché?

I compositori sono sempre partiti dal libretto, dai versi, dal ritmo del testo, per poi sviluppare in musica il mondo creato dal testo: ecco credo che seguire il loro esempio sia assai utile. Allo stesso temo si è in dialogo continuo tra partitura e libretto, così come ogni compositore è intervenuto sui suoi libretti per adattarli all’idea musicale e teatrale a loro consona, allo stesso modo io mi divido tra libretto e musica.

  • La Messa in Scena del proprio progetto registico come esperienza umana: un lascito ai posteri da perpetuare assieme al suo creatore o un’esperienza riservata allo spettatore contemporaneo che ne fruisce e ne ricava un imprinting emotivo?

La messa in scena è per prima cosa un atto d’amore. Un atto d’amore nei confronti della musica, del teatro e dello spettatore, il bello del teatro è che non si può replicare, è sempre diverso, non lo si può fermare, nel momento in cui il fatto teatrale accade, è già finito. Si lascia un segno nella società attraverso quello che si lascia al pubblico presente in sala, basta cambiare un poco la vita anche a un singolo spettatore per poter dire che il nostro lavoro ha avuto un senso.

  • Carmen per il MOF edizione 2019 #rossodesiderio. Cogliendo lo spunto offerto dal riferimento social-mediatico, quali sono i 5 hastag che ne spiegano in sintesi le peculiarità?

1) #sensualitàVSsessualità

2) #femminismo

3) #violenzasulledonne

4) #imprevedibilità

5) #RompereGliSchemi

  • Carmen sin dagli albori è un’Opera costruita su un Idea e non su una connotazione reale. La vicenda descritta appare così ben delineata nelle presunte cronache di viaggio degli anni ’30 da essere ritenuta una storia vera, sino ad approdare all’Opera con le stesse caratteristiche di apparente veridicità. Nella sua Messa in Scena al MOF si è adoperata una scelta precisa di trasposizione integrale. Partendo dagli elementi presenti nel soggetto iniziale e nella sua trasposizione in Libretto, quali sono stati gli elementi che le hanno consentito questa trasposizione? In che modo è avvenuta la scelta dei nuovi luoghi e dei nuovi riferimenti temporali?

La scelta di riportare Carmen a Parigi, è nella musica, nell’approccio che Bizet ha alla partitura, una partitura di musica tipicamente francese, con molta ironia, con dentro il clima della revue, della Parigi più parigina di fine 800. Continuando a leggere la partitura e il testo con occhi nuovi e privi di pregiudizio ne emerge una donna di una sensualità raffinatissima, ironica, perfettamente conscia del suo potere seduttivo, una donna che non ha bisogno di fare mostra del suo erotismo per conquistare un uomo, se Carmen entra in una stanza l’uomo è già conquistato, lei non ha bisogno di scodinzolare o strusciarsi per sedurre, a lei basta solo rivestirsi.

In questo contesto ho deciso quindi di togliere più filtri possibili, immergerla in un mondo contemporaneo e creare un personaggio forte e indipendente, pronto a sconvolgere tutti gli schemi. Perfino nella sua genesi l’opera ha creato scandalo, Bizet ci è praticamente morto cercando di metterla in scena, nessuno voleva accettare quel soggetto e quel tipo di personaggio in scena, persino nella Parigi libertina di fine 800, quindi perchè non fare la stessa cosa? Mettere in scena una donna inaccettabile per la nostra società di oggi, una donna forte, sicura di sè, non definita da nessun ruolo di moglie, figlia, amante, madre, santa o puttana, ma semplicemente una donna che va per la sua strada sfidando il mondo maschile che la circonda, usando le sue armi a suo piacere senza la paura del giudizio altrui.

  • In un contesto nuovo, come è quello che ci ha spiegato, Carmen è vittima o carnefice?

Carmen finisce per essere una vittima, la società di allora come la società di oggi non riesce ad accettare una donna libera, è come se questo concetto potesse incrinare i fondamenti della società, in effetti mina soltanto la società creata e costruita dagli uomini che prevede per le donne un ruolo subalterno.

  • La trasposizione emotiva affidata agli acrobati e ai mimi: quando l’ha immaginata, perché è indispensabile per questa produzione?

In questa produzione ho voluto che i “teatranti” fossero gli zingari, in questo includo me stesso, persone che brillano su un palco, seducono, che interpretano mille ruoli, ma che poi cambiano città si muovono, sono promiscui e alla fine amati quanto odiati ma sempre irraggiungibili. Se poi aggiungiamo che la danza è un elemento essenziale nella narrazione dell’opera, mi è sembrato giusto integrare i danzatori, che, da una parte, aiutano anche a ricreare le atmosfere di cabaret, Crazy Horse, che si respirano nell’opera e, dall’altra, seguono Carmen nella sua spirale discendente e ne diventano eco. Si parte dal glamour del Crazy , al localaccio di Lilas Pastia che altro non è che uno strip club con pole dance etc, fino al terzo atto dove la Libertà tanto decantata da Carmen, è una strada in piena banlieue , periferia parigina, dove la danza diventa la forma aggressiva della danza di strada che sfoga le frustrazioni e i fallimenti in un rituale tribale, si è liberi sì, ma senza niente, solo col proprio corpo e la propria voce per esprimersi e protestare le ingiustizie sociali di questo mondo (abbiamo utilizzato il KRUMP come ispirazione, che è una danza di strada nata in Francia negli ultimi anni, in cui i danzatori si cimentano in vere e proprie battaglie di ballo).

  • Carmen getta a Don Jose un fiore che, solitamente, risulta essere rosso secondo la simbologia cromatica che a questo colore associa amore, sangue, passione. Nella sua Carmen questo fiore è bianco. Di che fiore si tratta? Perché questa scelta cromatica e cosa rappresenta?

La cosa divertente della tradizione è che troppo spesso ci inganna, il fiore di Gaggia, che Carmen indossa cone porta fortuna nel libro, è un fiore tipicamente bianco tutt’al più lilla rosaceo nella variante Casque Rouge, quindi siamo rimasti fedeli a quei colori, bianco il fiore dell’inizio , viola l’abito finale di Carmen, Il bianco è colore innocente, e il lancio del fiore è una piccola provocazione ironica, assume ancora più forza nel momento in cui Micaela lo raccoglie da terra, è Josè che ne diventa geloso e lo trasforma così in un simbolo.

  • Carmen, Don Jose, Escamillo, Micaela: ognuno di loro ha un ruolo specifico e una importanza escatologica ben definita. Secondo la sua lettura, quali sono i rapporti fondanti che li legano e che ritroviamo in Scena?

Tutti i personaggi di quest’opera cercano un modo per sopravvivere, ognuno di loro cerca una completezza che non può trovare, sicuramente Josè e Micaela sono degli alieni in questo mondo, sono gli unici che non condividono i valori di tutti gli altri personaggi e ne sono alla fine divorati, vengono da un piccolo paese fatto di valori semplici, nella grande città si perdono completamente, Micaela è più forte di Josè , resiste a tutto e una volta persa la speranza di salvare Josè si rifugia nel suo mondo di piccole sicurezze.

Per Carmen posso solo citare una meravigliosa frase di Rita Hayworth: “Ogni uomo che ho conosciuto è andato a letto con Gilda e si è svegliato con me”, è un po’ quello che succede a Josè quando scopre cosa significa vivere accanto a Carmen. Carmen non mente mai ed è incostante nei suoi amori, Esamillo accetta questa verità, così come Remendado, Dancaire, Mercedes, Frasquita, persino Zuniga, solo Josè non la accetterà mai questa verità.

  • Amore e Morte, grande tematica biunivoca del Romanticismo: questa associazione è ancora attuale? Perché?

Non ne sono certo, ma temo che questa tematica abbia preso una connotazione particolarmente arida ai nostri giorni, è impoverita, è ridotta a “sesso e violenza/massacro”, indice del tempo crepuscolare in cui viviamo.

  • Alla fine Carmen, si sa, deve morire. Qual è il significato recondito di farla trucidare efferatamente da una macchina fotografica? Può esserci un riferimento di tipo educativo rispetto alla nostra contemporaneità in questa scelta simbolica?

L’omicidio non è incruento, mai, è una fantasia che ci raccontiamo, gli uomini che uccidono le donne, non le uccidono e basta, le massacrano; le massacrano perché vogliono distruggerle, farle scomparire annichilirle. Quale oggetto più significativo nella società di oggi che una macchina fotografica? Una società che usa i social e ogni tipo di media come una clava, una società che filma e documenta qualunque cosa, stupri, omicidi, scene orrende di bullismo fino al revenge porn. Tutto è compulsivamente filmato, documentato, nell’allestimento i fotografi non smettono mai di fotografare l’assassinio di Carmen fino alla fine, non smettono di fotografare la lite, quasi incitano al massacro. Non trova che questo succeda quotidianamente, incessantemente davanti ai nostri occhi? È fondamentale che l’opera non si dimentichi del mondo che racconta, l’opera è una forma d’arte straordinaria, che parla alla nostra anima al nostro cuore, ci mostra il meglio e il peggio di noi stessi, ci insegna se vogliamo imparare, così come tutta l’arte. Ci deve far riflettere, e come uno specchio farci vedere chi siamo veramente e magari spingerci a cercare di essere migliori.

Antonio Cesare Smaldone

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