Macerata: Sacro e Amorale nel Macbeth secondo Emma Dante

Profuma di Sacro e di Sicilia il Macbeth secondo Emma Dante, fedele alla cifra che caratterizza quasi  tutta la sua produzione teatrale e operistica, mettendo ancora una volta, e di nuovo con grande acutezza unita ad un impareggiabile senso del dramma, l’attaccamento della regista alla sua terra e ad una dimensione religiosa che affonda le radici nell’arcaicità dei culti greci che si sublimano in un Cristianesimo spirituale ed al contempo materiale, dove il rito diventa sostanza stessa dell’azione.

Macbeth come Moral Play e terapia psicoanalitica, calato in un mondo di simboli che si fanno sostanza e realtà e in cui i personaggi assumono caratteri paradigmaticamente universali e dove il Bene e il Male sono aspetti complementari e inscindibili della realtà.

L’azione – grazie alle scene di Carmine Maringola che immagina un gioco di cancellate mobili che non proteggono da nulla e lasciano passare tutto, ai costumi ferrigni di Vanessa Sannino e alle luci perfette nella loro alternanza caldo-freddo di Cristian Zucaro – è convulsa, spezzata, come le anime amorali della coppia reale che sublima nel sangue la genitorialità loro negata e concessa invece alle streghe, che qui rappresentano l’inconscio di Macbeth e della Lady. Il contributo degli onnipresenti e bravissimi mimi-ballerini, nucleo della  Compagnia della Dante e che si muovono sulle coreografie di Manuela Lo Sicco, è parte essenziale della visione teatrale della regista, sottolineandone la sostanza.

Non c’è pace per nessuno, il riscatto appartiene ad una dimensione altra che esula dal mondo reale.

Le streghe-madri, che appaiono all’inizio sotto un lenzuolo insanguinato – proiezione della verginità perduta – vengono possedute e fecondate da satiri; dallo stesso lenzuolo “nascerà” Macbeth, in sella ad uno scheletro di cavallo che richiama quello del “Trionfo della Morte” di Palazzo Abatellis.

Partoriranno le streghe, prima del secondo incontro con il re omicida, dando vita alla progenie negata a lui e alla Lady.

Grande teatro, con la marcetta che accompagna l’arrivo di Duncano scortato da soldati che si muovono come pupi e due giullari che assomigliano a quelli che tiravano i piedi agli impiccati per aiutarli a morire.

Duncano verrà esibito cadavere in una costruzione che diventa un Compianto sul Cristo Morto – dopo che durante l’aria di Macbeth lo si vedrà ripetutamente ucciso dalla Lady, qui proiezione del consorte e incarnazione di un male assoluto – in un finale degno di una tragedia euripidea.

Il banchetto, con l’ostensione del re usurpatore su un trono che richiama quelli dei Pantocratori bizantini, è risolto in un crescendo di tensione e culmina con le apparizioni dello spettro di Banco e un lungo drappo di tessuto rosso sangue che sembra un richiamo-omaggio al Macbeth scaligero di Giorgio Strehler.

La scena del sonnambulismo, con la Lady accerchiata da letti sui quali non trova riposo è semplicemente geniale, così come la foresta di Birnan trasformata in un intrigo di piante di fico d’India.

La conclusione, con il re trafitto da una miriade di spade che gli fanno corona intorno per poi seppellirlo pone il suggello ad una rappresentazione sublimata eppure incredibilmente attaccata alla realtà.

Francesco Ivan Ciampa dirige con mano sicura e ottimo mestiere, nonostante qualche convulsione nei tempi e alcune intemperanze dinamiche, tenendo comunque saldamente in pugno sia la buca, con l’Orchestra Filarmonica Marchigiana non scevra da pecche, che il palcoscenico. La sua lettura è sanguigna, fortemente esteriorizzata, più attenta alla sostanza e alla pienezza del suono che non volta a ricercare la forma.

Il Macbeth di Roberto Frontali è dubbioso, assalito da mille interrogativi, tutto giocato su un canto ben calibrato negli accenti e pensato nella resa della frase.

Di contro Saioa Hernandez è Lady luciferina e dalla vocalità prorompente, ma comunque capace di esibire rapinose mezzevoci ove il canto si deve raccogliere nella meditazione.

Al suo debutto nel personaggio Alex Esposito non delude le aspettative e tratteggia un Banco giovanilmente nobile nel fraseggio e vocalmente sicuro, forte anche di una presenza scenica di bell’impatto.

Giovanni Sala è Macduff dalla voce brunita e accorato negli accenti, addolorato e agguerrito ad un tempo, mentre il Malcom di Rodrigo Ortiz non è esattamente preciso, oltre a risultare un po’ cinereo.

Fiammetta Tofoni è una Dama di Lady Macbeth precisa, così come Giacomo Medici risolve bene il personaggio del Medico.

Bene Bruno Venanzi come Prima Apparizione e Giulia Gabriel li, interprete della Seconda e Terza Apparizione.

Maluccio Cesare Kuon nel triplice impegno di Domestico, Sicario e Araldo.

Il Coro, sotto la direzione di Martino Faggiani, è convincente e risolve bene il “Patria oppressa”

Successo pieno e meritato per tutti; il Teatro ben fatto vince sempre.

 

Alessandro Cammarano
(20 luglio 2019)

La locandina

DirettoreFrancesco Ivan Ciampa
RegistaEmma Dante
Regista collaboratoreGiuseppe Cutino
SceneCarmine Maringola
CostumiVanessa Sannino
CoreografiaManuela Lo Sicco
LuciCristian Zucaro
Personaggi e interpreti:
MacbethRoberto Frontali
BancoAlex Esposito
Lady MacbethSaioa Hernandez
Dama di Lady MacbethFiammetta Tofoni
MacduffGiovanni Sala
MalcolmRodrigo Ortiz
MedicoGiacomo Medici
Domestico/Sicario/AraldoCesare Kwon
Prima apparizioneBruno Venanzi
Seconda e Terza apparizioneGiulia Gabrielli
Orchestra Filarmonica Marchigiana
Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”
Maestro del coroMartino Faggiani
Altro maestro del coroMassimo Fiocchi Malaspina
Complesso di palcoscenicoBanda “Salvadei”

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