Markt Nordheim-Schloss Seehaus: una Schubertiade da ricordare
«Poiché la felicità è sempre presente…» (Goethe)
La Grande Schubertiade 2025 a Schloss Seehaus, ai margini dello Steigerwald ha saputo incantare con serate di Lieder e musica da camera di rara raffinatezza. Qui si cela un vero luogo di culto per l’arte del canto, che nulla ha da temere dal confronto con celebri appuntamenti come la Schubertiade di Schwarzenberg-Hohenems o quella di Salisburgo. È come se il castello stesso si celebrasse quale palcoscenico ideale per Schubert: l’originaria idea della Schubertiade torna a vivere in tutta la sua autenticità, divenendo esperienza concreta e irripetibile. In un’atmosfera intima e raccolta si ritrovano amici e sodali dell’arte vocale tardo-classica e romantica, per far musica, narrare storie e condividere un rito collettivo.
Il piccolo festival francone ha come credo quello di concentrare lo sguardo sull’essenza della musica come linguaggio e del linguaggio come musica, custodendo la poesia universale e risonante di Franz Schubert come bene prezioso. Il programma e il disegno drammaturgico della Grande Schubertiade hanno saputo unire tutto ciò che la “soave arte” richiede: intimità, interiorità e un contatto senza mediazioni con l’opera schubertiana.
Artefice e promotore di queste ore elette di musica è Jan Kobow, tenore e signore del castello, che ha inaugurato la rassegna in duetto con il soprano Maria Ladurner, affiancati dal fortepiano di Christoph Hammer. Nei giorni successivi si sono alternati artisti di caratura internazionale, tra cui il virtuoso della parola Udo Samel, il celebrato tenore Julian Prégardien e il pianista Daniel Heide, interprete dall’eleganza intensa e complice.
Un mondo a parte
Il pavimento scricchiola, e sembra che Schubert irrompa sul palcoscenico correndo verso lo storico fortepiano che, nella sala da concerto del castello rischiarata dalle candele, risplende come un gioiello. La statua di Liszt pare annuire in disparte, gettando uno sguardo furtivo alla tastiera del magnifico strumento viennese costruito da Andreas Landschütz nel 1822: sei pedali che lo trasformano in un palcoscenico d’opera narrante e canoro. Liszt, che proprio quell’anno approdava a Vienna accolto come “piccolo Ercole” e enfant prodige, conosceva bene simili meraviglie sonore: non solo vi tenne i primi concerti (al secondo era presente Beethoven in persona), ma si cimentò anch’egli, al pari di Beethoven e del giovane Schubert, nella celebre Variazione Diabelli.
Il programma inaugurale non dimenticava Goethe e i suoi versi messi in musica da Beethoven e Schubert, nonché da Moritz von Dietrichstein, dedicatario dell’Erlkönig. E proprio quest’opera, Op. 1 di Schubert, dedicata a Dietrichstein, risuonava con autorevolezza nelle voci di Kobow e Ladurner.
Ma la serata aveva anche un protagonista in carne e ossa: il “grande mimo” Udo Samel, che già nel 1986 aveva ottenuto riconoscimenti per l’interpretazione di Schubert nella trilogia televisiva Mit meinen heißen Tränen. Samel, nei panni di un Schubert quasi reincarnato, guidava il pubblico attraverso poesie, lettere e pagine di diario, fondendo parola e musica in un racconto unitario.
Schubert “à la carte”
Tra le novità di maggior successo, il recital notturno “Schubert à la Carte”, ideato da Julian Prégardien: un vero e proprio concerto a richiesta di Lieder, accompagnato da vini franconi e prelibatezze gastronomiche. Un’idea originale che, con leggerezza e intelligenza, ha saputo riportare alle origini conviviali delle prime Schubertiadi viennesi.
Il cuore del festival è stato però la Winterreise D911, con Prégardien e Heide nella cappella del castello: un’interpretazione toccante e profondamente teatrale, capace di scandagliare la dimensione esistenziale del viandante di Müller e Schubert. Il canto di Prégardien si distingueva per carattere, profondità e verità poetica, mentre Heide, con una tavolozza di tocco mutevole e raffinata, sembrava ascoltare dall’interno la musica, restituendone i più intimi moti espressivi.
Ore di musica e poesia, ore schubertiane di compiuta felicità, capaci di prolungarsi nell’animo e nella memoria: un’esperienza di “poetico rapimento” (Wackenroder), tra luci e ombre del Romanticismo, salutata da applausi entusiastici e da un sincero moto di gratitudine collettiva.
Barbara Röder
La locandina
| Pianoforte | Daniel Heide |
| Soprano | Maria Ladurner |
| Tenore | Julian Prégardien |
| Tenore | Jan Kobow |
| Attore | Udo Samel |
| Programma: | |
| Franz Schubert | |
| “Winterreise” D 911 | |








Amelia Troubridge
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