Martina Franca: annunciati i titoli del 52° Festival della Valle d’Itria

“«Peace is not confused, not sentimental, not afraid. Peace is positive, passionate, committing…»: in Owen Wingrave, Benjamin Britten ha scolpito nel canto queste parole, che risuoneranno dentro a lungo dopo questa edizione del Festival della Valle d’Itria, il cui successo racconta la presenza di un pubblico sia curioso e desideroso di scoprire sempre nuove opere, sia attento al presente e alla riflessione sull’oggi attraverso l’arte” racconta così la direttrice artistica Silvia Colasanti a conclusione della sua prima edizione di Festival, la n. 51.

Soddisfazione anche da parte di Michele Punzi, presidente della Fondazione Paolo Grassi di Martina Franca organizzatrice del Festival: “Con questa 51ª edizione volevamo proiettare il Festival della Valle d’Itria nel futuro, tracciando la strada di una manifestazione che, nei prossimi anni deve sapersi continuamente rinnovare, pur rimanendo fedele alla sua storia. Il programma proposto dalla direttrice artistica Silvia Colasanti, di concerto con il direttore musicale Fabio Luisi, testimonia la volontà di questo Festival di assumersi il rischio culturale che è scolpito nel nostro DNA e che per noi è un obiettivo imprescindibile. Possiamo senza dubbio dire che la sfida lanciata con una programmazione complessa e di grande qualità, con un risvolto sociale molto importante, è stata brillantemente superata, come testimonia l’unanime consenso ricevuto da pubblico e critica nazionale e internazionale”.

Già pronti i titoli dell’edizione del 2026. È la stessa Colasanti ad anticipare il tema che legherà le tre nuove produzioni: “Il tema del Festival 2026 sarà Mediterraneo. Inteso come culla del mito, crocevia di culture, mare che accoglie, questo tema costituirà uno spunto di riflessione sulla nostra storia e interrogativo profondo sul nostro presente”.

Le opere, rese note a conclusione dell’ultima serata di Festival,  sono Carmen di Georges Bizet, versione originale composta da Bizet per l’Opéra-Comique un anno prima della prima rappresentazione del 1875 (prima esecuzione in tempi moderni in forma scenica e prima esecuzione musicale in Italia), il dittico Alfredo CasellaLa favola di Orfeo (opera da camera in un atto, 1932) / Igor StravinskijPulcinella (balletto con canto in un atto, 1920), e Il schiavo di sua moglie (1672) dramma per musica in un prologo e tre atti di Francesco Provenzale, confermando l’attenzione del Festival verso la riscoperta e le rarità, fra repertorio barocco e lo sguardo attento sul Novecento.

“Siamo pronti per affrontare un nuovo anno di lavoro con passione ed entusiasmo, e la scelta di annunciare già ora i titoli d’opera della 52ª edizione è prova dell’ottimo stato di salute e delle capacità gestionali del Festival della Valle d’Itria”, conclude Punzi.

Il Festival di quest’anno, dal titolo “Guerre e pace”, ha portato in scena tre nuove produzioni: a Palazzo Ducale l’opera inaugurale Tancredi di Rossini con i due finali, lieto e tragico, delle versioni del 1813 di Venezia e Ferrara (direzione Sesto Quatrini, regia Andrea Bernard, con l’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala) e la prima italiana di Owen Wingrave di Benjamin Britten (direzione Daniel Cohen, regia Andrea De Rosa, con l’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala); al Chiostro di San Domenico la rara esecuzione, a 100 anni dalla composizione, di L’Enfant et les sortilèges di Maurice Ravel (direzione Myriam Farina, regia Rita Cosentino con le voci dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti”). Alle tre opere si sono affiancati due concerti sinfonici, quello diretto da Fabio Luisi, direttore musicale del Festival, con l’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala, che ha proposto la Quattordicesima Sinfonia di Šostakovič, e il concerto sacro diretto dal maestro Maurizio Lomartire alla guida dell’Orchestra della Magna Grecia nella suggestiva cornice della Basilica di San Martino. Ad arricchire ulteriormente la programmazione che ha presentato oltre 30 appuntamenti, richiamando anche un nutrito pubblico internazionale, incontri, dialoghi con autori, concerti da camera e concerti lirici nei luoghi storici della città barocca di Martina Franca, nelle chiese e masserie del territorio pugliese. Non sono mancati i concerti nelle piazze e contrade della città, con il progetto “In Orbita”, la mostra fotografica Eyewitness: guerre e pace del fotoreporter Manoocher Deghati (visitabile nel centro storico della città fino a fine agosto) e un convegno di studi sul tema “Guerra e pace nell’Opera”.

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