Martina Franca: L’Angelica è servita

Il confronto giova sempre, e quando si pongono in comparazione due lavori separati tra di loro da una manciata di settimane e diversissimi tra di loro per estetica musicale e approccio teatrale allora l’esercizio si fa ancor più stuzzicante

È quanto è accaduto al Festival della Valle d’Itria dove a distanza di pochi giorni sono andate in scena la Griselda di Alessandro Scarlatti (qui la recensione) e l’Angelica di Nicola Porpora, rappresentate la prima durante il Carnevale 1721 e nell’agosto del 1720 – durante i festeggiamenti per il compleanno dell’imperatrice d’Austria Elisabetta Cristina  – la seconda, il tutto in ambiti del tutto diversi.

Completamente teatrale il lavoro di Scarlatti, più intimo quello di Porpora che sceglie la forma della serenata da rappresentarsi in ambito ristretto così come era stato per i drammi boscherecci cari al secolo precedente.

Entrambi i libretti – coltissimi nelle loro rielaborazioni di antecedenti letterari – portano comunque non ad un’inazione ma piuttosto ad una cristallizzazione dell’azione che viene superata attraverso la musica, vero motore del tutto.

A fare una classifica quanto a immobilità la coppia Porpora-Metastasio supera quella Scarlatti-Zeno e dunque l’Angelica costituisce una sfida ancor maggiore per chi la metta in scena.

Gianluca Falaschi, costumista di vaglia qui al suo debutto alla regia, coglie con acume sia la matrice “domestica” della serenata – collocata da Metastasio in un “giardino di delizie presso Parigi” e dunque in un’Arcadia immaginaria che con la Terra Santa nulla ha a che vedere – sia l’astrattezza della musica.

Le vicende delle due coppie, quella blasonata formata da Angelica e Medoro e l’altra “pastorale” composta da Tirsi e Licori, con Orlando a fare da catalizzatore e il vecchio Titiro – ur-Don Alfonso – vivono in uno spazio ristretto in cui tutto sembra essere proiezioni dei loro pensieri che si sviluppano a partire da pochi elementi scenici, immaginati dallo stesso Falaschi che è ovviamente autore degli efficaci costumi, in cui l’elemento dominante è un tavolo via via imbandito con elementi differenti cominciando da un vaso di fiori a richiamare l’ambito bucolico fino ad una torta nuziale sormontata da un cuore sanguinante, il tutto tra balene e meduse e pietanze inesistenti e un maggiordomo onnipresente e un po’ fastidioso.

Ad ulteriore sottolineatura i movimenti coreografici di Mattia Agatiello – affidati ai sempre intensi danzatori della Fattoria Vittadini – e in cui si celebra la fluidità dell’amore nelle sue molteplici declinazioni.

Lo spettacolo funziona? In parte sì ma in alcuni momenti la staticità è totale tanto da diventare distraente in un contesto registico in cui forse un po’ di ansia da prestazione ha condotto ad una certa qual ridondanza.

Federico Maria Sardelli – e con lui la filiforme Lira di Orfeo – sceglie un approccio tetragono all’impaginato calandolo in una dimensione tutta cerebrale nella quale il pur necessario abbandono lirico fatica a ritagliarsi qualche spazio tra tempi rigidamente scanditi e agogiche pallide.

Nella compagnia di canto spiccano l’Angelica algida – e vestita come un’istitutrice inglese dei primi del secolo scorso – di Ekaterina Bakanova e l’Orlando timido e iracondo di Teresa Iervolino; per inciso cantano entrambe assai bene, così come dà eccellente prova di sé Paola Valentina Molinari nei panni di Medoro.

Ottima la Licori sensualissima di Gaia Petrone – voce brunita e fraseggio seducente – e ben disegnato il Tirsi di Barbara Massaro, mentre Sergio Foresti è Titiro sempre partecipe ma talora in difetto d’intonazione.

Plauso ai “vittadini” Danilo Calabrese, Riccardo Esposito, Samuel Moretti e Valentina Squarzoni.

Successo cordiale per tutti.

Alessandro Cammarano
(3 agosto 2021)

La locandina

DirettoreFederico Maria Sardelli
Regia, scene e costumiGianluca Falaschi
Movimenti coreograficiMattia Agatiello
LuciPasquale Mari
Personaggi e interpreti:
OrlandoTeresa Iervolino
MedoroPaola Valentina Molinari
AngelicaEkaterina Bakanova
LicoriGaia Petrone
TitiroSergio Foresti
TirsiBarbara Massaro
fattoria vittadiniDanilo Calabrese, Riccardo Esposito, Samuel Moretti, Valentina Squarzoni
La Lira di Orfeo

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