Martina Franca: l’”Enfant” parabola psicoanalitica
Opera di confine tra fiaba e parabola, L’Enfant et les sortilèges occupa un posto singolare nel catalogo di Maurice Ravel. Composta tra il 1919 e il 1925 su libretto di Colette, nasce come “fantaisie lyrique” destinata all’Opéra-Comique, ma sin dall’inizio rivela un’intenzione più profonda.
Nella cornice narrativa – un bambino solo, incompreso e ribelle, che distrugge tutto ciò che lo circonda prima di entrare in un incubo popolato da oggetti e animali parlanti, fino a risvegliarsi mutato – si nasconde una struttura che può essere letta come un viaggio iniziatico, una rappresentazione onirica delle fasi dell’elaborazione emotiva, se non un percorso di rielaborazione psicoanalitica. La partitura, estremamente frammentata e varia, asseconda questo continuo mutare degli stati d’animo e delle percezioni, con uno stile che integra citazioni, parodie, jazz, musica antica, e soluzioni orchestrali di straordinaria finezza.
Al Festival della Valle d’Itria, L’Enfant et les sortilèges approda in un allestimento che intreccia la dimensione simbolica e quella visiva, senza mai cedere all’illustrazione didascalica né all’effetto gratuito.
La regia di Rita Cosentino, in perfetto dialogo con le scene deliziosamente“infantili”e i costumi firmati da Francesca Cosanti, costruisce un mondo che è insieme interno ed esterno, teatro dell’immaginazione e luogo della psiche.
La stanza del bambino, campo d’azione iniziale, si dissolve in un paesaggio mutevole e surreale popolato da oggetti che prendono vita, animali feriti e creature fiabesche: tutte emanazioni, più che personaggi, dell’inconscio infantile. Le illustrazioni della Cosanti sono molto più che semplici elementi di scena: diventano organismi dinamici, manipolati dai cantanti stessi, che agiscono da architetti del sogno.
Sul podio, Myriam Farina affronta con lucidità e libertà la versione cameristica curata da Didier Puntos, nella quale l’orchestrazione originaria viene ridotta a un ensemble di strumenti selezionati, senza mai sacrificare la varietà timbrica che è tratto distintivo dell’opera. Se il tessuto orchestrale si fa più trasparente, emerge con maggiore evidenza il disegno armonico, che Farina valorizza con precisione e senso del dettaglio.
Il risultato non è una miniatura, ma una riscrittura equilibrata che lascia spazio al respiro teatrale, mantenendo intatto il gioco di contrasti e di metamorfosi sonore. “Ravel sperimenta come un musicista pop, sovrapponendo armonie come tracce” – ha osservato la direttrice –: un’intuizione che trova conferma nella cura con cui sono dosati i timbri del pianoforte a quattro mani di Anastasia e Liubov Gromoglasova, del pianoforte preparato “à l’imitation de luthéal” affidato a Valerio Dollorenzo, delle percussioni gestite con maestria e misura da Gabriele Maggi e Michele D’Urso), del flauto di Giulio Francesconi e del violoncello fascinoso di Federica Del Gaudio. Ne risulta un impianto sonoro essenziale ma cangiante, in cui ogni episodio appare come un quadro autonomo e insieme parte di un disegno più ampio.
Nel ruolo del Bambino, Elena Antonini dà vita a un Enfant credibile nella sua inquietudine e progressiva apertura al mondo: la voce, ben controllata, si sposa a un fraseggio nervoso ma sfumato, perfettamente in linea con la figura di un protagonista che è più sintomo che carattere.
Di grande omogeneità l’ensemble vocale composto dagli allievi dell’Accademia di Belcanto.
Manami Maejima (Maman / La Libellule / L’Écureuil) si distingue per musicalità e attenzione ai dettagli; Chiara Maria Fiorani (Le Feu, Le Rossignol) per smalto e brillantezza timbrica.
Barbora Kršiaková (La Bergère / La Chouette), , Virginia Genovese (La Princesse), Ambra Biaggi (La Chatte / La Tasse chinoise / Un Pâtre) e Yue He (La Chauve-souris / Une Pastourelle) restituiscono con varietà di colori i rapidi cambi di atmosfera richiesti dalla partitura, giocando con intelligenza fra grottesco e lirismo.
Solidi anche i ruoli maschili, con Konstantinos Stafylides (L’Horloge comtoise / Le Chat) e Nicola Ciancio (Le Fauteuil / Un Arbre) efficaci nel dar voce a oggetti animati che oscillano fra citazione e parodia. Joaquín Cangemi (La Théière (Wedgwood noir) / Le Petit Vieillard / La Rainette) incarna con senso del ritmo le apparizioni più buffonesche, senza mai oltrepassare la misura.
Fondamentale il contributo dei cori: le voci bianche della Fondazione Paolo Grassi preparate da Angela Lacarbonara e il Lucania & Apulia Chorus istruito da Luigi Leo creano un tessuto sonoro organico e vivido, indispensabile nei momenti di maggiore densità simbolica, come il finale, in cui la compassione del bambino emerge come possibilità di guarigione e risveglio.
Applausi convinti e prolungati per tutti, giustamente rinforzati dai compagni d’Accademia dei giovani cantanti in scena.
Alessandro Cammarano
(28 luglio 2025)
La locandina
| Direttrice | Myriam Farina |
| Regia | Rita Cosentino |
| Scene e costumi | Francesca Cosanti |
| Personaggi e interpreti: | |
| L’Enfant | Elena Antonini |
| Maman / La Libellule / L’Écureuil | Manami Maejima |
| La Bergère / La Chouette | Barbora Kršiaková |
| Le Feu / Le Rossignol | Chiara Maria Fiorani |
| La Princesse | Virginia Genovese |
| La Chatte / La Tasse chinoise / Un Pâtre | Ambra Biaggi |
| La Chauve-souris / Une Pastourelle | Yue He |
| Le Fauteuil / Un Arbre | Nicola Ciancio |
| L’Horloge comtoise / Le Chat | Konstantinos Stafylides |
| La Théière (Wedgwood noir) / Le Petit Vieillard / La Rainette | Joaquín Cangemi |
| Le Banc, Le Canapé, Le Pouf, La Chaise de paille, Les Chiffres | Coro di voci bianche della Fondazione Paolo Grassi |
| Maestro del Coro | Angela Lacarbonara |
| Les Pastoures, Les Patres, Les Rainettes, Les Bêtes, Les Arbres | L.A. Chorus, Lucania & Apulia Chorus |
| Maestro del Coro | Luigi Leo |
| Flauto | Giulio Francesconi |
| Violoncello | Federica Del Gaudio |
| Percussioni | Gabriele Maggi, Michele D’Urso |
| Pianoforte a quattro mani | Anastasia e Liubov Gromoglasova |
| Pianoforte preparato (à l’imitation de Luthéal) | Valerio Dollorenzo |










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