Matteo Beltrami racconta la sua Favorita

Incontriamo con vivo piacere il maestro Matteo Beltrami, in questi giorni impegnato al Teatro Municipale per le prove della Favorita di Gaetano Donizetti.

  1. È un debutto, vero? 

La Favorita è un debutto di un’opera che, a parte le arie famose, proprio non conoscevo.

  • La Favorita  è stato un titolo molto frequentato in un certo periodo storico, oggi un po’ meno. Secondo te quali sono i motivi?

Individuare le motivazioni per le quali un’opera abbia più o meno successo è sempre difficile. Nel caso della Favorita io non la ritengo un capolavoro assoluto perché ha una drammaturgia piuttosto esile ma soprattutto alterna pagine particolarmente riuscite, molto belle, addirittura meravigliose ad altre piuttosto convenzionali. Per cui la combinazione di questi elementi fa si che in alcuni momenti l’opera abbia dei cedimenti sia per chi interpreta ma anche per chi ascolta. 

  • Nata in fretta e furia sul materiale dell’Ange de Nisida e concepita in francese per l’Opéra di Parigi, La Favorite è stata poi tradotta in italiano. Qui al Municipale di Piacenza dirigerai la versione italiana. Quali sono i compromessi col testo originale? 

La versione in italiano della Favorita è sicuramente meno bella e soprattutto non musicale rispetto a quella francese. Ha una sua tradizione interpretativa, grazie a grandissimi cantanti del passato, testimoniata da numerose incisioni storiche. Tuttavia la versione in italiano sicuramente aiuta a calarsi all’interno della dimensione intima del dramma al di fuori del grande affresco storico. 

  • Sfogliando la partitura ci si rende conto, rispetto ad altri titoli del primo periodo, che la Favorita ha una scrittura molto particolare sia dal punto di vista vocale che strumentale, quali sono secondo te i suoi punti di forza e, se ci sono, i tratti più deboli?

Dal punto di vista vocale troviamo pagine di puro belcanto dove la linea vocale, perfetta e immacolata, deve fare da padrone, alternata a pagine dove sono segnati degli accenti drammatici di pieno romanticismo molto vicini alla scrittura verdiana.
In questo il cantante deve saper coniugare la purezza della linea di canto a sezioni decisamente più drammatiche.
Inoltre l’orchestrazione, piuttosto corposa, richiede inevitabilmente delle voci importanti. La scrittura orchestrale oggi va rivista, come spesso avviene con le opere di Donizetti. Faccio sempre l’esempio del sarto, spero che nessuno si scandalizzi. Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi erano come dei sarti, a seconda delle condizioni che trovavano nei teatri cucivano un vestito nei minimi particolari. Le condizioni dei teatri di allora non erano come quelle di oggi dove è tutto standardizzato, il livello può essere più o meno alto ma c’è una omogeneità qualitativa e numerica all’interno dell’orchestra.
Allora le situazioni, da un teatro, all’altro erano molto variabili, pertanto le partiture che venivano scritte spesso e volentieri oggi, con strumenti e situazioni diversi, vanno ripensate. Ciò non significa in nessun modo tradire le intenzioni del compositore, ma semplicemente oggi un direttore d’orchestra deve essere come un sarto.
Sicuramente alcune pagine vanno alleggerite, perché in alcuni passi l’orchestrazione con gli strumenti moderni è troppo esuberante. In Favorita ci sono dei momenti particolari in cui i legni accoppiati coi corni sembrano ricordare il primo Wagner, oppure quanto Donizetti fa uso delle sezioni gravi degli archi per descrivere l’atmosfera dell’ambiente conventuale. Da questo punto di vista è una partitura molto interessante ma il direttore deve sapersi muovere e in alcuni passi intervenire. 

  • La protagonista in Favorita è un mezzosoprano, come tratta Donizetti questo registro? 

Il ruolo di Leonora è molto particolare. È stato scritto per la Stolz e di conseguenza non è facile replicare le sue caratteristiche vocali. È un ruolo lungo che richiede una tessitura molto estesa nonché una certa tenuta, in quanto cantando in tutti e quattro gli atti il mezzosoprano si riposa molto poco. Donizetti alterna pagine cantabili a pagine d’insieme, per non parlare dell’ultimo atto in cui c’è molta tensione. Inoltre Leonora, su cui si regge tutta l’impalcatura drammatica, è un personaggio molto complesso: dilaniata da ciò che rappresenta è costretta a mentire verso la persona che ama e nel momento in cui intravede la felicità si ritrova, nell’ultimo atto, ad essere una donna messa a nudo in cerca di amore corrisposto e perdono. Di certo questo è il lato della vicenda più attuale di quest’opera. 

  • Al di là della presenza delle danze nel secondo atto, Favorita è ascrivibile a pieno titolo al genere del Grand Opéra? 

Trovo che la versione in italiano, che spesso si esegue senza i ballabili, sia più coerente con gli intenti della vicenda che in fin dei conti si basa su dei sentimenti privati. Favorita è vicenda che risulta essere molto interessante perché c’è un evidente scontro tra le convenzioni e i personaggi che hanno dei ruoli ben definiti. Leonora è imbrigliata all’interno di questo suo ruolo imposto dalla società dal quale si libera nell’ultimo atto rivelandone l’aspetto umano e sentimentale.

  • Oggi si tende ad eseguire integralmente le partiture riaprendo i tagli di tradizione. In questa edizione come ti sei mosso al riguardo? 

Paradossalmente noi abbiamo scelto di tenere alcuni tagli di tradizione, intanto perché questa produzione sarebbe dovuta andare in scena l’anno scorso, in pieno periodo covid, in cui i tempi dovevano essere più agili. È evidente che la pandemia ha creato un problema: il pubblico dei teatri. I teatri sono stati colpiti più di altri settori e il pubblico, soprattutto di una certa età, non si fidava, e non si fida ancora, a tornare a teatro. Pertanto, l’aver voluto mantenere alcuni tagli di tradizione -non tutti- secondo me, alla fine, aiuta moltissimo non solo a sopperire quelli che sono alcuni difetti della partitura donizettiana ma anche ad alleggerire l’impegnò dell’ascoltatore.

  • Quando affronti Donizetti cosa trovi di affascinante nelle sue partiture? C’è un tratto, un modo di scrivere e orchestrare, un colore o un’inflessione che ritrovi costantemente nella sua vasta produzione? 

Donizetti ha delle caratteristiche molto personali, ad esempio l’uso dei corni. A me piace sempre moltissimo l’attenzione che lui riserva a questi strumenti meravigliosi. Ad esempio Lucia di Lammermoor o l’aria di Leonora «O mio Fernando» in cui la protagonista dialoga col primo corno. In generale gli impasti che Donizetti riesce a creare tra corni, fagotti e clarinetti sono sempre molto interessanti così come alcuni alcuni piccoli incisi melodici dei violoncelli e anche delle viole. Ritroviamo spesso in altre opere anche certi ritmi di alcune melodie affidate agli archi, di solito doppiate dagli strumentini.

  • Quale titolo donizettiano vorresti debuttare e perché?

È imminente il mio debutto in Don Pasquale ad Amburgo. Sono felicissimo perché è un’opera che ritengo un vero capolavoro assoluto. Ho anche un forte desiderio di debuttare le tre regine donizettiane, specialmente Maria Stuarda e Roberto Devereux.
È stato molto interessante in questo periodo immergermi nelle partiture di Favorita e Don Pasquale, due opere dello stesso autore completamente diverse. Don Pasquale è un’opera di mezzo carattere, divertente, con anche sfumature melanconiche che messa a confronto con Favorita mi è servito sia per lo studio per trovare una cifra interpretativa, ma anche per notare quanto poi in Donizetti il confine fra tragico e comico sia veramente labile perché, dal punto di vista compositivo, alcune soluzioni si ritrovano uguali in entrambi i casi. 

  • Quali sono i tuoi prossimi appuntamenti? 

Il 2022 è un anno molto particolare perché mi terrà lontano dall’Italia per la maggior parte del tempo. A gennaio ho debuttato a Berlino, sarò presente ad Amburgo per Don Pasquale, Madama Butterfly e Nabucco. Tornerò a Graz per Traviata e sarò a Colonia per Cenerentola. In Italia, oltre a Favorita terrò un concerto al Filarmonico di Verona e sicuramente un titolo al Luglio Musicale Trapanese, Festival dove sono direttore artistico. 

Non ci resta che augurarti in bocca al lupo per il tuo debutto in Favorita e per i tuoi prossimi importanti e interessanti impegni!

Gian Francesco Amoroso 

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