Matteo Beltrami: ritorno al Don Giovanni

Il prossimo 29 luglio Matteo Beltrami dirigerà il Don Giovanni al Luglio Musicale Trapanese, di cui da qualche mese è anche direttore artistico. Gli abbiamo fatto qualche domanda.

  • Dallo scorso gennaio hai assunto l’incarico di direttore artistico del Luglio Musicale Trapanese e hai già messo in campo novità e ritorni. Qual è la tua idea di festival?

Il Luglio Musicale Trapanese è un Teatro di Tradizione, come il Municipale di Piacenza o il Verdi di Pisa per intenderci. Durante la seconda guerra mondiale Trapani ha perduto il proprio teatro a causa dei bombardamenti e da allora la stagione lirica si svolge quasi interamente in estate in un teatro ricavato all’interno di un meraviglioso parco. Questo è il motivo per cui la programmazione che ho pensato per il 2021, nonostante debba rispettare quanto il Ministero richiede al fine di ottenere le sovvenzioni destinate appunto ad un Teatro di Tradizione, è più simile a quella di un festival. L’obiettivo è quello di valorizzare tutte quelle risorse e le potenzialità che non solo il Luglio Musicale trapanese porta in dote, ma l’intero territorio, la sua storia, i suoi luoghi e la sua cultura. A questo ho ritenuto opportuno aggiungere un taglio innovativo per ciò che concerne la rete con importanti teatri del territorio nazionale puntando sulle coproduzioni, che da un lato alleggeriscono i costi e dall’altro ampliano le possibilità di crescita di questo festival.
Ho voluto fortemente riprendere il Concorso Di Stefano, trampolino di lancio di moltissimi cantanti che oggi calcano i palcoscenici di tutto il mondo e, partendo dalle risorse locali ho voluto ampliare le opportunità ai giovani artisti anche con la formazione di un ensemble stabile che partecipa ad alcune produzioni della stagione.
Del resto se non si guarda al passato non si può essere mai proiettati verso il futuro!

  • Il Don Giovanni si presta a molteplici piani di lettura, non solo dal punto di vista drammaturgico ma anche da quello più squisitamente musicale. Come sarà il tuo Don Giovanni?

Ho avuto la doppia fortuna di debuttare questo titolo all’inizio della mia carriera e l’ho diretto ogni quattro/cinque anni. Ogni volta mi si schiudono portoni. È come se questo capolavoro palesasse significati nella misura in cui la maturità dell’interprete è pronta a recepire celando il resto fino a quando non sarà il momento opportuno.

Quando Don Giovanni si rivolge alla statua del Commendatore: “ho fermo il core in petto: non ho timor, verrò!”, sembra che il significato sia semplice: il libertino sfida con arroganza e disprezzo il suo interlocutore. Ma agli archi, la cui frase inizia con un levare forte che conferma il suo piglio sprezzante, Mozart fa seguire un piano improvviso e di breve durata, interrotto da un ritorno al forte in concomitanza di “verrò”. Nonostante a parole Don Giovanni dimostri una sicurezza incrollabile la musica racconta che, al contrario, è angosciato da atroce dilemma perché cosciente delle conseguenze a cui porterà lo stringere la mano del Commendatore. Sa che quel “verrò” gli costerà caro ma vuole essere padrone del proprio destino fino all’ultimo.

  • Denis Krief è regista che ama scavare in profondità e in maniera molto personale. Come ti sei rapportato con lui, che tra l’altro ha “reinventato” lo spazio teatrale in funzione della natura circostante?

Il Maestro Krief è persona colta, raffinata e sensibile: ha accettato di debuttare questo capolavoro proprio qui a Trapani e per me è un grandissimo piacere oltre che un onore averlo quale compagno di viaggio. Su una cosa ci siamo trovati subito d’accordo: questo capolavoro deve essere raccontato con estrema chiarezza. Non ci deve essere bisogno di scrivere fiumi di parole su un libretto di sala per far comprendere allo spettatore quale idea abbiamo di questa situazione o cosa voglia sottintendere Da Ponte. Dobbiamo raccontare una storia, e più è complessa e ricca di sottintesi, più deve essere semplice e chiaro il modo di esporla.

  • Hai a disposizione un cast quasi interamente italiano, con molti giovani. Tutto questo aiuta per intendersi sulla comprensione del testo in tutte le sue sfumature?

Ho la fortuna di avere un cast di giovani di altissimo livello. Artisti che in alcuni casi sono già veterani dei ruoli che interpretano e in altri casi pronti al debutto. L’interazione e la complicità sono state evidenti sin dalla prima prova musicale e la freschezza delle voci e delle personalità è servita da stimolo per la caratterizzazione dei personaggi. La fortuna di essere Direttore artistico di un progetto in cui ricopro anche il ruolo di Direttore d’orchestra è quella di scegliermi gli interpreti che ritengo più vicini alla mia concezione di questo capolavoro. Per mettere in scena un’opera frutto dell’incontro di due figure geniali, Mozart e Da Ponte, ho necessità di avere non solo vocalità stilisticamente adatte, ma artisti capaci di dare risalto a ogni singola sfumatura di un testo strepitoso grazie a una dizione perfetta e uno scavo costante sulla parola.

  • I tuoi progetti futuri?

I miei progetti futuri vedono importanti debutti con titoli a cui tengo molto; oltre ad alcune riprese di produzioni già affrontate in passato, in poco più di sei mesi sarò impegnato in molte nuove produzioni: Forza del Destino a Graz, Aida a Bratislava, due opere contemporanee in prima assoluta a Novara, La Favorita a Piacenza e Don Pasquale ad Amburgo.

Alessandro Cammar

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