Milano: Chailly disvela l’universo poetico della Sesta di Mahler

«Meine Zeit wird kommen», «verrà il mio tempo», profetiche parole di Gustav Mahler riguardo all’aspra accoglienza che il pubblico riservò alla sua opera. Ancora Adorno, riferendosi al gradimento degli anni 1950/60: «Oggi Mahler è odiato. Il pubblico prova rancore verso una musica in fieri che tende a superare sé stessa, che non dà conforto e non appaga come dato di fatto». Oggi, invece, Mahler è adorato. Basti pensare alle intense e memorabili interpretazioni di Abbado con l’Orchestra del Festival di Lucerna per comprendere quanto quel linguaggio sia divenuto attuale e necessario. La poetica e la travolgente passione narrata nelle sue pagine trovano finalmente la meritata gloria, è quanto afferma Quirino Principe ne “Il mio tempo verrà”, testo curato da Fournier-Facio. Un accorato omaggio al controverso autore austriaco è quello che la Filarmonica della Scala sotto la guida del suo direttore principale, Riccardo Chailly, ha donato al pubblico del Piermarini lo scorso 17 gennaio. Prima di tre date consecutive e della tournée che vedrà coinvolta la compagine orchestrale scaligera per una serie di date tra alcuni dei templi sacri della musica in Europa – Madrid, Parigi, Dortmund, Amsterdam e Lussemburgo. Quella stessa Filarmonica della Scala, nata nel 1982 su idea e impulso di Claudio Abbado per dare ai musicisti del Teatro autonomia e responsabilità artistica e organizzativa. «Se lo hanno fatto i Wiener, perché non dovreste farcela anche voi?», queste le sue parole. Si abbassano le luci, la sala gremita accoglie con un caloroso applauso l’arrivo di Chailly sul podio. Fin dall’attacco del primo movimento, Allegro energico ma non troppo, si dipana il disegno interpretativo. Una fedele lettura degli smisurati e densi universi sinfonici del grande autore austriaco. Condivisibili le scelte agogiche e ben equilibrate le sezioni. Il suono è compatto e l’amalgama timbrico curato. La Sesta Sinfonia, composta nell’estate degli anni 1903 e 1904, finita di strumentare il 1° giugno 1905, eseguita per la prima volta a Essen il 27 maggio 1906 sotto la direzione dell’autore, rivede la luce con i suoi contrasti fatti di chiaroscuri affascinanti e ricchi di mistero, perfettamente resi nell’intenso dialogo tra le sezioni. Nel sacro fuoco di momenti di marziale e incalzante procedere sonoro che risolvono in aperture dirompenti. Una sintesi poetica di «lotta dell’uomo contro il destino» ben resa da quell’atmosfera di grande impatto emotivo che muove tra attimi di respiro vigoroso ad altri di struggente rimpianto. Tra attimi di vibrante passione e altri di luminosa espressività. Ben tangibile appare il coinvolgimento di Chailly nell’affrontare le pagine di un autore divenuto leitmotiv della sua vita artistica, fin da quando, ancora bambino, fu proprio l’ascolto di un’esecuzione della Prima Sinfonia a fargli decidere di intraprendere la professione di Direttore d’Orchestra.

Luisa Sclocchis
(17 gennaio 2019)

La locandina

Filarmonica della Scala
Direttore Riccardo Chailly
Programma:
Gustav Mahler
Sinfonia n. 6 in la min.

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