Milano: Florez-Fuchs-Spagnoli. Tris d’assi per la Fille
La Fille du régiment, ormai di casa alla Scala, torna con l’allestimento di Laurent Pelly che ha firmato anche i costumi. Regia celebrata ormai da almeno vent’anni in tutto il mondo, si può annoverare fra le più gustose e riuscite del capolavoro donizettiano grazie anche alle belle scene di Chantal Thomas.
Opéra comique in due atti, la Fille du régiment incanta sempre il pubblico grazie all’abilità di Donizetti nell’aver saputo fondere comicità e poesia in una vicenda di tenera innocenza.
Le scene riproducono una serie di cartine geografiche, talora montuose, sulle quali agiscono i personaggi con pochi ma azzeccatissimi elementi scenici.
Tutto è teatro, anche l’animazione dei passi cadenzali o virtuosistici della arie che suscitano spesso l’ilarità del pubblico.
A far da padrone è un cast eccezionale dove sarebbe stato scontato pensare che l’unico a spiccare fosse il tenore Juan Diego Florez, interprete di riferimento del ruolo di Tonio.
Invece oltre a lui a rivelarsi raffinata interprete è stata anche Julie Fuchs. Voce piccola ma ben proiettata, brillante scenicamente e vocalmente, la Fuchs incarna il personaggio di Marie con estrema intelligenza musicale mettendo in luce non solo il carattere di soubrette ma anche il lato sentimentale della protagonista. Non mancano le agilità, gli acuti e i sovracuti ma al contempo troviamo nel canto della Fuchs tutto il lirismo donizettiano che rende ancora più poetica questa deliziosa opera.
Al suo fianco Juan Diego Florez si conferma artista serio e sorprendente. Il tenore peruviano cantò per la prima volta alla Scala questo ruolo nel 2007 dove a furor di popolo bissò la celebre aria dei nove do. A distanza di anni ha ancora molto da dire su questo personaggio. Vocalmente intatto, Florez non ha mai sbagliato repertorio ma ha sempre assecondato la sua vocalità garantendo sempre un livello altissimo.
Qui, in questa riuscitissima e ancora vitalissima produzione, Florez si diverte, e fa divertire ma al contempo ci seduce e ci innamora con la sua linea vocale sempre elegante, l’emissione espressiva e un fraseggio teso a raccontare e mai fine a se stesso.
Esilarante è dir poco il Sulpice di Pietro Spagnoli, ottimo alleato in questa produzione, non solo comico ma anche teneramente paterno.
Géraldine Chauvert è una Marquise de Berkenfield molto teatrale, così come si è rivelata Barbara Frittoli – che ci manca molto e vorremo risentirla presto – un’ottima Duchesse de Krakenthorp.
Bene anche Pierre Doyen (Hotensius), Emidio Guidotti (Un caporal), Federico Vazzola (Un notaire) e Aldo Sartori (Un paysan).
Il tutto è stato ben concertato dall’esperta bacchetta di Evelino Pidò sul podio dell’Orchestra del Teatro alla Scala, il quale ha saputo mantenere molto bene gli equilibri fra buca e palcoscenico.
Applausi anche al Coro del Teatro alla Scala istruito dal maestro Alberto Malazzi la cui compagine maschile ha dato prova di essere una sezione ben assortita.
Al termine ovazioni per tutti e felici di uscire da teatro dopo aver assistito a uno spettacolo spensierato in cui, almeno per una volta, non muoiono tutti.
Gian Francesco Amoroso
(4 novembre 2025)
La locandina
| Direttore | Evelino Pido’ |
| Regia e costumi | Laurent Pelly |
| ripresa da | Christian Räth |
| Scene | Chantal Thomas |
| Luci | Joël Adam |
| Coreografia | Laura Scozzi |
| Dialoghi | Agathe Mélinand |
| Personaggi e interpreti: | |
| Marie | Julie Fuchs |
| Tonio | Juan Diego Flórez |
| Sulpice | Pietro Spagnoli |
| La Marquise de Berkenfield | Géraldine Chauvet |
| Hortensius | Pierre Doyen |
| La Duchesse de Crakentorp | Barbara Frittoli |
| Le Caporal | Emidio Guidotti |
| Un paysan | Aldo Sartori* |
| Un notaire | Federico Vazzola |
| Orchestra e Coro del Teatro Alla Scala | |
| Maestro del Coro | Alberto Malazzi |










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