Milano: i raccoglimenti di Nelsons

La pandemia colpisce ancora. Questa volta a disdire un impegno concertistico è la Gewandhaus di Lipsia ma ciò non vale per il direttore lettone Andris Nelsons che sale per la prima volta sul podio della Filarmonica della Scala con un programma dedicato a due capisaldi della letteratura tedesca: Wagner e Beethoven.

Contrariamente ad ogni aspettativa, Nelsons non esordisce con le pagine  wagneriane più roboanti, bensì ci riconduce a una dimensione più intimista esordendo col preludio dall’atto primo di Lohengrin. Una scelta piuttosto pericolosa e coraggiosa al contempo, soprattutto se a seguire è l’ancor più spirituale preludio del Parsifal. 

Pericoloso e coraggioso perché, nonostante tutto, il pubblico italiano non è ancora abituato a calarsi immediatamente in un certo tipo di ascolto, tant’è che è stato impossibile ottenere immediatamente quel mistico silenzio propizio per accogliere i primi bagliori di Lohengrin. Bisbigli in sala, porte dei palchi che sbattevano, nonché la puntuale e rumorosissima carta della caramella inscartabile. 

Insomma, il clima peggiore per accogliere questa musica divina. 

Nelsons cerca di infondere un’atmosfera di raccoglimento che non trova immediatamente. Così avviene anche per il preludio del Parsifal e per gran parte del divino Incantesimo del venerdì santo. 

Il nordico romanticismo di Nelsons emerge dal suo gesto morbido, quasi corale, tutt’altro che impositivo ma piuttosto incline a lasciare spazio all’orchestra che risponde con particolare libertà di idee. 

Nelsons appare più incisivo nella seconda parte del concerto con la Sinfonia n. 7 di Ludwig van Beethoven, pagina particolarmente apprezzata dal giovane Wagner. 

Di certo la sinfonia più insidiosa del genio di Bonn per la sua scrittura irregolare, a tratti frammentaria, apparentemente disordinata, difficile nella sua continuità sinfonica fra le sezioni, ma di  certo una delle più affascinanti, forse proprio perché imprevedibile. 

Nel suo fluire e inevitabile confluire verso l’apoteosi dell’ultimo movimento, Nelsons imprime una lettura vigorosa, vibrante, estremamente tesa, ma mai nervosa, aprendo spiragli elegiaci nell’Allegretto in netto contrasto col carattere popolareggiante dello Scherzo. Estremamente energico, l’Allegro con brio finale suscita ovazioni da parte del pubblico.

Una riflessione a margine. Per quanto meravigliosi, i preludi wagneriani estrapolati dal loro contesto, come qualsiasi altra pagina operistica, tendono a perdere la loro funzione narrativa divenendo pura evocazione di qualcosa che poi non si avvera. 

In un passato era prassi, oggi molto meno, per fortuna.

Gian Francesco Amoroso
(7 febbraio 2022)

La locandina

DirettoreAndris Nelsons
Filarmonica della Scala
Programma:
Richard Wagner
Lohengrin – Preludio Atto I
Parsifal – Preludio
Parsifal – Incantesimo del venerdì santo
Ludwig van Beethoven
Sinfonia n. 7 in la magg. op. 92

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