Milano: il risveglio de La bella addormentata nel bosco di Nureyev
C’è aria di festa a Milano: il Natale è alle porte e il Teatro alla Scala ripropone La bella addormentata nel bosco, il più sfarzoso ed elegante tra i balletti ideati da Pëtr Il’ič Čajkovskij. ”Il balletto dei balletti”, così chiamato dalla prima insegnante di danza di Rudolf Nureyev, coreografo e regista di questo allestimento andato in scena per la prima volta nel 1966, perché incarnava l’essenza della tecnica classica, della narrazione fiabesca e della magnificenza scenica, e definiva i canoni estetici e strutturali del balletto accademico.
Il merito di Nureyev fu, infatti, quello di combinare la tradizionale versione sovietica con nuovi elementi che arricchirono e donarono un nuovo spessore ai protagonisti, in primis al Principe Désiré (o Florimondo, nelle prime versioni), che passa da essere un veicolo narrativo per la storia della principessa Aurora a ricoprire un ruolo molto più importante e tecnicamente impegnativo, con assoli e variazioni potenti e spettacolari (nonostante appaia solo nel secondo e nel terzo Atto). Un ruolo che sembra scritto per il nostro primo ballerino Timofej Andrijashenko, che quest’estate, nel ruolo del principe Sigfried del Lago dei cigni, ci aveva convinto poco, per una certa staticità emotiva nel portare in scena il personaggio, pur mantenendo la sua eleganza e presenza scenica. Nei panni del “piccolo Lord” del balletto, il principe Désiré, attraente e quasi altezzoso all’inizio del secondo Atto, malinconico e profondo nell’assolo, Andrijashenko è molto più a suo agio, e incarna perfettamente l’animo nobile ed avventuroso del protagonista maschile, unendo nella sua danza rigore ed intensità (con una tecnica ancora una volta impeccabile).
Non è da meno l’étoile Nicoletta Manni, precisa, leggera e brillante nella sua tecnica, che riporta in scena una Aurora giovane, innocente ed energica nel primo Atto (nel suo splendente costume arancione/dorato), eterea e sognatrice nel secondo (quando appare al principe grazie al racconto della fata dei Lillà), e matura e sofisticata nei passi a due del terzo Atto, quello in cui i due amanti convogliano a nozze, anche conosciuto come Le Mariage d’Aurore, che è quasi un balletto a sé stante, e del quale esistono varie versioni.
Nell’interpretazione di Nureyev alcune delle fiabe di Charles Perrault, tra cui gli immancabili Gatto con gli Stivali (Federico Fresi) e la Gatta Bianca (Denise Gazzo), come nella versione classica di Marius Petipa, fanno il loro ingresso in qualità di invitati al matrimonio, mentre altre (Cenerentola e Cappuccetto Rosso) vengono eliminate, lasciando spazio a balli di corte e variazioni aggiuntive di grande difficoltà tecnica, come il memorabile Pas de cinq, conosciuto come “le pietre preziose”, e il pas d’action dell’Uccello Blu e della principessa Fiorina (rispettivamente il promettente Darius Gramada e la bravissima ballerina solista Linda Giubelli), il cui susseguirsi di brisés volés e di jetés simula la vitalità e l’energia del volo, una “ventata di freschezza” nella solennità e sontuosità del terzo Atto.
La connotazione prettamente fiabesca della versione classica del balletto lascia, quindi, il posto in quella di Nureyev ad una caratterizzazione più realistica, ambientando la storia in una magnifica e regale corte settecentesca (con tanto di parrucche bianche per ballerini e figuranti durante il terzo Atto). Le scene e i costumi ad opera di Franca Squarciapino abbracciano calorosamente il pubblico della Scala con i loro colori caldi e brillanti, fin dal Prologo, un’autentica “sfilata” en dégradé delle sette fate giunte a palazzo ad omaggiare la nascita della principessina, fino all’arrivo della fata Carabosse, indignata per non essere stata invitata alla cerimonia, importante ruolo interpretato dalla ballerina solista Francesca Podini. La maledizione della “malefica” fata si compierebbe se non fosse per il contro incantesimo della fata dei Lillà (Chiara Borgia), divenuta, per opera di Nureyev, non più una danzatrice in punta, ma la figura regolatrice del destino dei protagonisti.
La musica di Čajkovskij prende nuovamente vita grazie alla direzione di Kevin Rhodes, e ci trasporta ancora una volta nel mondo di sfarzo, tecnica e magia che risveglia l’anima classica milanese, confermando la Scala come tempio indiscusso del balletto accademico.
E così come Aurora attese l’amore per cent’anni, così noi aspetteremmo un altro secolo pur di riscoprire la magia questo classico intramontabile.
Michele Carmone
18 dicembre 2025
La locandina
| Coreografia e Regia | Rudolf Nureyev |
| Supervisione Coreografica | Laurent Novis |
| Ripresa Coreografica | Sabrina Mallem, Laurent Novis, Béatrice Martel, Lionel Delanoë |
| Musica | Pëtr Il’ič Čajkovskij |
| Scene e Costumi | Franca Squarciapino |
| Direttore | Kevin Rhodes |
| Luci | Andrea Giretti |
| Personaggi e Interpreti: | |
| La Principessa Aurora | Nicoletta Manni |
| Désiré | Timofej Andrijashenko |
| Re Florestano XXIV | Gabriele Corrado |
| La Regina | Azzurra Esposito |
| Catalabutte | Marco Messina |
| La Fata dei Lillà | Chiara Borgia |
| Carabosse | Francesca Podini |
| Sette Fate | Agnese Di Clemente, Gaia Andreanò, Asia Matteazzi, Caterina Bianchi, Camilla Cerulli, Maria Celeste Losa, Virna Toppi |
| I loro Cavalieri | Domenico Di Cristo, Alessandro Paoloni, Frank Aduca, Alessandro Francesconi, Emanuele Cazzato, Andrea Crescenzi, Darius Gramada |
| Quattro Principi | Marco Agostino, Massimo Garon, Christian Fagetti, Edoardo Caporaletti |
| Amiche della Principessa | Gaia Andreanò, Caterina Bianchi, Camilla Cerulli, Agnese Di Clemente, Linda Giubelli, Chiara Ferrara, Asia Matteazzi, Martina Valentini |
| La Contessa | Vittoria Valerio |
| Il Duca | Massimo Garon |
| Passo a cinque | Virna Toppi, Mattia Semperboni, Gaia Andreanò, Caterina Bianchi, Maria Celeste Losa |
| Il Gatto con gli stivali | Federico Fresi |
| La Gatta Bianca | Denise Gazzo |
| L’uccello Blu | Darius Gramada |
| La Principessa Fiorina | Linda Giubelli |
| Il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala | |






















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