Milano: Il Trovatore profondo rosso

Dopo sei anni di assenza, ritorna alla Scala Il Trovatore con la regia di Alvis Hermanis e la direzione di Nicola Luisotti; produzione del Teatro alla Scala in coproduzione con il Salzburger Festspiele dove lo spettacolo è nato nel 2014.

Una notte al museo è il leitmotiv di questo spettacolo. Alla fine di una giornata in un ipotetico museo, i personaggi, ideali “guide” della pinacoteca, iniziano a raccontare le loro visioni come se fossero i quadri di una galleria. Il libretto, ricca fonte di racconti, flashback e ricordi, viene sviluppato su piani di realtà distinti: a ogni intervento di un personaggio, le bellissime tele del museo si spostano (a volte anche troppo) e danno una rappresentazione mistico-visionaria di quello che i cantanti sognano o vivono.

La regia di  Hermanis funziona a metà. L’idea è buona, ma non sempre efficace sul piano della resa emozionale e, oltre a una scarsa valorizzazione del libretto, i cantanti sono un po’ lasciati a sé stessi.

C’è chi, come Violeta Urmana, è talmente brava da avere gli occhi sempre su di sé – si veda ad esempio la scena finale dove riesce a farsi guardare anche mentre dorme –  e c’è chi invece scenicamente non arriva, come la Leonora di Liudmyla Monastyrska, tanto espressiva nel canto quanto mono-espressiva nei movimenti, tenendo in conto che i costumi di Eva Dessecker non la aiutano.

Le scene,  dello stesso  Hermanis e Uta Gruber-Ballehr, funzionano; tutto richiama il rosso rubino del fuoco, elemento cardine del Trovatore. Il rogo che ossessiona Azucena, la pira di Manrico, le vampe dell’inferno di Ferrando. Anche i costumi di Eva Dessecker sono belli in questo sfoggio di drappi, velluti e veli. Le videoproiezioni di Ineta Sipunova risultano di contro piuttosto inconferenti nell’ambito di una regia e scenografia già molto cariche di contenuti.

La direzione di Nicola Luisotti valorizza la partitura con colori e dinamiche brillanti; talvolta i tempi sono dilatatati e contratti senza un’apparente coerenza complessiva – forse per aiutare i cantanti–: l’effetto finale è quello di è una musicalità assai scorrevole, ma talvolta prosciugata di quella tragicità che in alcuni momenti questo titolo richiede, come ad esempio nel Miserere.

Il cast vocale è disomogeneo. Su tutti primeggia la Azucena di Violeta Urmana,  il cui canto è intelligente: gli acuti mai troppo lunghi, il registro grave misurato. Ne consegue un personaggio credibile ed emozionante. La parola, così importante in Verdi, è pronunciata con autentica intenzione e arriva al pubblico senza filtri, restituendo il ritratto espressivo di una donna disperata, ma fiera.

Francesco Meli tratteggia un Manrico eroico. La voce è più potente e squillante del solito. Poco incisivo il registro acuto soprattutto nella Pira che qui è un rogo ideale, fatto di quadri accatastati (un po’ più fuoco ci stava, sia vocalmente che a livello registico).

Liudmyla Monastyrska disegna una Leonora vocalmente ineccepibile. La voce è gestita con classe. Un susseguirsi di colori, agilità, volate e accenti che rendono al meglio l’impervio ruolo.

Massimo Cavalletti è un Luna intermittente. La voce è sempre bella e ben gestita, anche se con una certa durezza in acuto, ma una maggiore emotività avrebbe emozionato di più. Il Balen del suo sorriso scorre via senza palpiti. Ed è un peccato.

Bene Gianluca Buratto in FerrandoCaterina Piva come Ines e il Ruiz di Taras Prysiazhniuk.

Il coro è coprotagonista eccezionale dall’inizio alla fine dello spettacolo.

I dissensi non sono mancati, sia a scena aperta che a fine spettacolo. Ma erano buu poco credibili. Grandi applausi per Meli e per tutto il cast. Spettacolo comunque da vedere.

Pietro Gandetto
(6 febbraio 2020)

La locandina

DirettoreNicola Luisotti
Regia e sceneAlvis Hermanis
CostumiEva Dessecker
LuciGleb Filshtinsky
Co-scenografaUta Gruber-Ballehr
Video DesignerIneta Sipunova
Personaggi e interpreti:
Il conte di LunaMassimo Cavalletti
LeonoraLiudmyla Monastyrska
AzucenaVioleta Urmana
ManricoFrancesco Meli
FerrandoGianluca Buratto
InesCaterina Piva
RuizTaras Prysiazhniuk
ZingaroGiorgi Lomiseli
MessoHun Kim
Orchestra e coro del Teatro Alla Scala
Maestro del coroBruno Casoni

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