Milano: la Scala inaugura con la Lady Macbeth di Šostaković
Quest’anno il Teatro alla Scala apre la sua nuova Stagione d’Opera con “Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk” di Dmitrij Šostakovič, scelta in occasione del cinquantesimo anniversario della morte del compositore. Sul podio ci sarà Riccardo Chailly, che raggiunge così la sua dodicesima inaugurazione di stagione come Direttore musicale, affiancato da Orchestra e Coro della Scala. La regia porta la firma di Vasily Barkhatov, mentre le scenografie e i costumi sono rispettivamente di Zinovy Margolin e Olga Shaishmelashvili, con le luci curate da Alexander Sivaev. Sul palco, tra i protagonisti troviamo Sara Jakubiak nei panni di Katerina L’vovna Izmajlova, Najmiddin Mavlyanov come Sergej, Yevgeny Akimov che interpreta Zinovij Borisovič Izmailov e Alexander Roslavets nel ruolo di Boris Timofeevič Izmailov.
Le date da segnare in agenda sono quelle di domenica 7 dicembre alle 18, data dell’inaugurazione, ma già il 4 dicembre si terrà un’anteprima riservata agli Under30. Le repliche sono in programma il 10, 13, 16, 19, 23 e 30 dicembre, permettendo così a un pubblico ampio di assistere allo spettacolo.
Šostakovič ha scritto sia la musica che il libretto, ispirandosi a un romanzo di Nikolaj Leskov. L’opera fa parte di un progetto più ampio del compositore, pensato per raccontare la condizione femminile nelle diverse epoche della Russia. La scena è quella della Russia rurale degli anni Sessanta dell’Ottocento, dove la protagonista, Katerina Izmajlova, vive prigioniera di un matrimonio infelice e delle prepotenze del suocero. L’incontro e l’amore per Sergej, un giovane garzone, la spingono a una serie di gesti estremi che culminano nella condanna ai lavori forzati e in un epilogo tragico, con la morte sia di Katerina che di una giovane rivale.
Dopo la doppia prima a Leningrado e Mosca nel 1934, l’opera riscosse subito un grande successo per la sua critica sociale e il realismo con cui raccontava la sessualità. Tuttavia, non passò molto tempo prima che le autorità sovietiche ne decretassero la censura, e solo dal 1963 si poté nuovamente ascoltarla, in una versione più “addolcita” dal titolo “Katerina Ismailova”, che eliminava le scene più forti e rendeva la musica meno tagliente.
Riccardo Chailly ricorda con emozione il suo primo incontro con questa produzione: era il 1972 e ancora oggi sottolinea quanto sia rimasto colpito dalla modernità e dal coraggio musicale dell’opera. Dal punto di vista musicale, si tratta di una partitura molto innovativa, sia per la ricchezza dell’orchestrazione che per l’uso della politonalità e la profonda conoscenza delle melodie popolari russe. Non manca nemmeno qualche riferimento alla musica mitteleuropea, come la citazione mahleriana nel quarto atto, e una costante alternanza tra momenti grotteschi e passaggi di grande pathos.
Negli anni Cinquanta la revisione dell’opera suscitò interesse anche a Milano, ma soltanto nel 1964 “Katerina Ismailova” arrivò per la prima volta alla Scala, diretta da Nino Sanzogno. Grazie anche all’impegno di Mstislav Rostropovich, si è poi riscoperta la versione originale, più coraggiosa ed estrema. Bisognerà però attendere il 1992 per vedere alla Scala la versione integrale di “Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk”, con ulteriori riprese dell’allestimento nel 2007.
Questa sarà la dodicesima inaugurazione che Riccardo Chailly affronta al Teatro alla Scala, proseguendo una collaborazione iniziata nel 1978 e che lo ha visto abbracciare repertori vastissimi, da Verdi a Puccini, dalla Seconda Scuola di Vienna fino al repertorio russo. “Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk” rappresenta un nuovo tassello di un percorso iniziato con “La fiera di Sorocincy” di Musorgskij nel 1991, proseguito con “L’angelo di fuoco” di Prokof’ev e “Boris Godunov”. Con il tempo, il suo rapporto con Orchestra e Coro della Scala si è sempre più rafforzato, fondandosi su ricerca e condivisione e guardando al futuro.
Vasily Barkhatov, Regista
Per Barkhatov questa regia segna il debutto alla Scala. Il lavoro condiviso con Chailly è stato intenso, con particolare attenzione all’esplorazione psicologica dei personaggi. La regia si focalizza su Katerina Izmajlova, seguendo il filo delle sue memorie e delle sue confessioni, muovendosi tra humour, tragedia e realismo. L’interpretazione di Barkhatov vede Katerina non come una donna folle, ma come una persona che, nella sua frustrazione, cerca disperatamente libertà e identità, arrivando anche a gesti estremi.
L’opera rimane estremamente attuale, affrontando in modo diretto temi come la libertà sessuale, la condizione femminile e la denuncia di una società patriarcale e arretrata, che Šostakovič denuncia con forza attraverso la sua musica.
Come tradizione, anche quest’anno la Prima della Scala sarà trasmessa in diretta su Rai1 il 7 dicembre a partire dalle 17.45, con una qualità superiore agli standard televisivi. Sarà la quarantanovesima inaugurazione trasmessa dalla Rai, un percorso che porterà al cinquantenario della collaborazione nel 2026. La diretta, condotta da Milly Carlucci e Bruno Vespa, sarà disponibile anche su Rai Radio3, su diversi canali internazionali, sulla piattaforma Medici Tv e in numerose sale cinematografiche in tutto il mondo. Sarà inoltre prevista una versione audiodescritta per garantire l’accessibilità a tutto il pubblico.
In attesa della Prima, fino al 7 dicembre la Scala organizza un calendario ricco di appuntamenti pensati per avvicinare il pubblico all’opera: incontri di studio, dialoghi con gli artisti, approfondimenti, iniziative dedicate ai giovani e alla cittadinanza milanese, anche grazie al progetto “Prima diffusa” promosso dal Comune di Milano con Rai ed Edison.




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