Milano: le Nozze di Figaro al Carcano. Un successo giovane
Le Nozze di Figaro, per la sua calcolata e misurata sovrabbondanza di personaggi, è tra le composizioni operistiche che più si presta a divenire saggio delle classi di conservatorio, a volte non senza esiti maldestri e sconsolanti, perché è sì opera perfetta, ma è anche opera difficile, che lo diventa ancor di più se la bacchetta non tiene il filo del discorso: proprio per questo motivo, al Teatro Carcano, il giovanissimo cast e la giovanissima Orchestra del Conservatorio G. Verdi di Milano non potevano trovare guida migliore nella direzione attenta e intelligente – perché l’ironia e il divertimento passano sempre attraverso l’arguzia e la riflessione meditate – di Nicolò Jacopo Suppa, il quale, con calma olimpica, ha diretto a memoria uno spartito-monstre senza mai dar segno di spaesamento, anzi facendosi guida sicura per i cantanti e gli studenti.
Il suo approccio non è stato quello del one man show, la memoria non si è mai trasformata in sfoggio di bravura fine a se stesso, ma si è tradotta in attenzione costante al palco – in alcuni momenti ce n’è stato cocente bisogno – e alla buca, con attacchi precisi, indicazioni agogiche rapide e immediate, calibrazione dei volumi encomiabile, in un teatro senza golfo, dove il suono rischiava di soverchiare le voci in un attimo. Bello e vario è risultato anche il discorso musicale, il fluire della narrazione, che non incespicava mai e che trovava in se stesso l’origine del proprio moto ondoso per procedere e progredire senza esaurirsi, illuminando la perfetta macchina musical-drammturgica targata Mozart&DaPonte. Nel tempo ho riscontrato un fatto, e cioè che Le nozze di Figaro possono annoiare a morte – pare assurdo, ma è così – se il manico va per la sua strada: sabato 20 settembre non è accaduto niente di ciò, le tre ore son volate e il pubblico ha goduto assai. Merito anche dell’Orchestra, fresca, scattante, precisa ed equilibrata (poco male per qualche svarioncino trai corni e trombe).
Il cast di nuove leve del conservatorio, al di là degli ovvi distinguo, ha raccolto la sfida e l’ha vinta con onore: sugli scudi la prova della ventunenne Laura Matadinho, Susanna intrepida, scattante e smaliziatissima in scena, vocalmente sempre a fuoco, tanto nella linea di canto quasi perfetta, quanto nell’accento (pronuncia italiana magistrale), che se da un lato ha da maturare, dall’altro dimostra già interessanti intuizioni, quando non addirittura personali; insieme a lei, degno consorte, il Figaro di Vittorio Del Monte, che sfrutta con intelligenza il proprio strumento, ben educato, strutturato con dovizia tecnica e ben proiettato, sebbene in questa occasione il volume sia apparso più contenuto; da rivedere il Conte d’Almaviva di Shuyang Ma, sia perché il libretto, al di là di arie e concertati, si capisce a fatica, sia perché il colore vocale, non disprezzabile, a tratti fa pensare più al Conte del Barbiere che al Conte delle Nozze; apprezzabile la Contessa di Benedetta Grasso, che unisce recitazione scaltra a nitide e levigate qualità vocali e di fraseggio (da sistemare il registro acuto e di passaggio non sempre immacolato); deliziosa, ancorché da evolversi, Francesca Cattaneo come Cherubino; acerba, nonostante la verve scenica indomabile, la Marcellina di Viola Tausani; simpatici – ma anche per loro il testo appare spesso indecifrabile – il Don Bartolo e il Don Basilio di Bo He e Dongbok Han; bene la Barbarina e l’Antonio di Giulia Di Iorio e Michele Chiusi, stiracchiato ma funzionale il Don Curzio di Devyt Adonis Castro Melgar. Delicate le due contadine di Rebecca Virginia Canestri e Gaia Sofia Cerini. Ben inserito nel cast anche il Coro del Conservatorio, curiosamente udito, almeno in platea, più chiaro e “bianco” che “maturo”.
Gradevole la regia (nihil sub sole novum) di Sonia Grandis, che anima il palcoscenico e costruisce una buona coesione tra gli interpreti. Peccato per l’idea ammiccante del Conte, fotografo malandrino delle bellezze del paese e della casa, morta sul nascere: lo sporcaccione che è in me aspettava qualcosa di più licenzioso.
Mattia Marino Merlo
(20 settembre 2025)
La locandina
| Direttore | Nicolò Jacopo Suppa |
| Regia | Sonia Grandis |
| Movimenti coreografici | Simone Magnani |
| Scene | Lidia Bagnoli |
| Coordinamento costumi | Christian Cozzi, Matilda Zinetti |
| Personaggi e interpreti: | |
| Figaro | Vittorio Del Monte |
| Susanna | Laura Matadinho |
| Il Conte d’Almaviva | Shuyang Ma |
| La Contessa d’Almaviva | Benedetta Grasso |
| Cherubino | Francesca Cattaneo |
| Don Bartolo | Bo He |
| Marcellina | Viola Tausani |
| Barbarina | Giulia Di Iorio |
| Antonio | Michele Chiusi |
| Don Curzio | Devyt Adonis Castro Melgar |
| Due contadine | Rebecca Virginia Canestri, Gaia Sofia Cerini |
| Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Milano | |
| Coro del Conservatorio di Milano | |
| Maestro del Coro | Edoardo Cazzaniga |










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