Milano: l’opera fuori dal coro suona un dittico in periferia

La passione muove la storia umana. È una declamazione che ha il gusto retorico di un’intervista di Marzullo o, peggio ancora, di Fabio Fazio.

Però è vera, se pensiamo, ad esempio, alla genuina passione che ispira le persone che rendono possibile l’esperienza di VoceAllOpera e il sogno che la ispira: portare l’opera fuori dai circuiti oziosi di quelli “che ben pensano” per portarla nelle periferie dell’umano, che non sono solo quelle fisiche di casermoni grandi e, qualche volta, grigi.

Molta passione, anche nella dimensione più erotica del termine, si è respirata nel dittico andato in scena il 7 e l’8 novembre allo Spazio Teatro 89 di Milano sotto l’alto patronato di VoceAllOpera e del suo demiurgo padre-padrone Gianmaria Aliverta, dalle parti in cui ci sono ancora arterie stradali intitolate a Carlo Marx, giusto per rendere l’idea di realsocialismo che certi luoghi emanano.

Erotismo si è respirato a Teatro, si diceva, e non poteva essere diversamente con i titoli scelti dalla produzione.

Si inizia con un bellissimo madrigale rappresentativo di Monteverdi, “Il combattimento di Tancredi e Clorinda”, il cui testo proviene dalla Gerusalemme liberata di Tasso e che conferma, se fosse ancora possibile, l’assoluta contemporaneità dell’autore cremonese.

Il suo linguaggio musicale e poetico, al tempo stesso aulico e profondamente carnale, sembra capace di dialogare con le asperità del presente meglio di tanti autori dell’Ottocento o della stagione verista, spesso grondanti di quella retorica moralistica da cui tanto si vorrebbe oggi rifuggire senza essere consapevoli del fatto di esserne ancora, pienamente, vittime.

Il duello tra il cavaliere cristiano e la guerriera mussulmana, nel suo doppio binario dello scontro di sessi e di civiltà, ci ricorda che, forse, solo il primo è davvero irrisolvibile. Bene ha reso l’erotizzante estetica del madrigale la regia del debuttante Daniele Piscopo, aiutato da una valida coppia di ballerini (Carola Puglisi e Francesco Rodilosso), per i quali si potrebbe citare il vecchio adagio del modesto scriba: ci sono casi in cui l’etica incontra l’estetica.

Il soprano Isabel Lombana Marino, ottimamente accompagnata al pianoforte dal Andrès Jesus Gallucci, ha retto complessivamente bene le asperità della partitura imprimendo un’interpretazione intensamente drammatica.

Sempre ragionando intorno alla forza (anche distruttrice) della passione, il passaggio a Carmen è parso particolarmente azzeccato.

Come pure particolarmente apprezzabile è stata la scelta del regista Aliverta di proporne una riduzione ispirata dalla La tragédie de Carmen di Peter Brook, che, lungi dallo svilire la verve drammatica dell’opera, l’ha certamente meglio esaltata, avendola depurata da tanti di quelli inutili orpelli di stampo gitano che in genere affascinano la gente che a teatro va per dormire o al massimo per blaterare frasi sconnesse sui bei tempi andati.

Il risultato è stato quello di esaltare l’inebriante carica vitale di Carmen, donna che sfida con sfrontatezza il tempo e lo spazio in cui è stata collocata, più che contrapporsi ad un uomo che, nel caso di José, è ridotto alla consistenza di una sagoma di cartone che prende vita solo nell’atto del compimento dell’atto più vile.

La collocazione della storia nell’Italia degli anni Cinquanta, con una Carmen che armeggia con cacciavite e chiave inglese in officina, è stata certamente utile per esaltare la natura anticonformista della protagonista. In effetti le reazioni delle signore incipriate della Belle Époque davanti a una donna che, come Carmen, si ribellava al ruolo ancillare della donna nella società del tempo, non dovevano essere poi tanto diverse da quelle di una ragazza acqua e sapone degli anni Cinquanta di fronte a una femme fatale sporca di grasso lubrificante per auto. In questo senso il dualismo Carmen/Micaëla è stato reso con plastico realismo.

In un siffatto contesto, non può certo stupire il fatto che Pastia faccia il bibitaro o che Escamillo sia il titolare di una griglia ambulante.

Anche visivamente l’allestimento è stato gradevole, complici i bei costumi di Sara Marcucci e le scene di Danilo Coppola.

Sul piano musicale, il direttore Davide Levi ha evidenziato con la giusta enfasi le ambiguità della composizione di Bizet, sospesa tra l’inarrestabile vitalità delle marce e il peso languido dei passaggi più intimistici della partitura.

Elena Caccamo è stata una Carmen di assoluto temperamento. La perfetta simbiosi con la protagonista si è mostrata soprattutto nella vitale voracità con cui ha affrontato le difficoltà musicali e drammatiche del ruolo, senza risparmiarsi lividi e lacrime. Brava!

León de la Guardia, decisamente ben (s)vestito dalla costumista, ha reso bene la natura bidimensionale del protagonista mantenendo, nel corso dell’intera opera, una certa continuità espressiva; la voce – pur di ottima natura – non è stata sempre impiegata al meglio delle sue possibilità.

L’interpretazione di Micaëla della già sopra recensita Isabel Lombana Marino è stata coerente con la scelta registica, incarnando in maniera convincente la nemesi piccolo-borghese di Carmen. Funzionali all’ottimo risultato complessivo anche le interpretazioni di Omar Camata (Escamillo) e dell’attore Gianluca Cavagna (Zuniga e Pastia).

Alla fine, tra la folla plaudente girava l’amletico dubbio sulla sorte di un arguto volto della tv di apprendimento, dalla postura vagamente pavoneggiante, presente all’inizio della rappresentazione e poi scomparso nell’intervallo, forse perché chiamato a dare formazione a qualche nuovo discente. Poi dicono che la tv ha smesso di insegnare!

Marco Ubezio
(8 novembre 2019)

La locandina

IL COMBATTIMENTO DI TANCREDI E CLORINDA
Regia, Scene, CostumiDaniele Piscopo
Personaggi e interpreti:
Testo, Tancredi, ClorindaIsabel Lombana
CARMEN
DirettoreDavide Levi
Regia, Riduzione drammaturgica e musicaleGianmaria Aliverta
SceneDanilo Coppola, Gianmaria Aliverta
CostumiSara Marcucci
LuciElisabetta Campanelli
Personaggi e interpreti:
CarmenElena Caccamo
Don JoséLeon De La Guardia
MicaelaIsabel Lombana
EscamilloOmar Kamata
Lillas PastiaGianluca Cavagna

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