Milano: per Tjeknavorian la “Nona” è rock
Come il panettone a Natale, è di inossidabile tradizione l’ultimo appuntamento dell’anno con l’Orchestra Sinfonica ed il Coro Sinfonico di Milano, dedicato alla Nona sinfonia di Beethoven.
La sera del 29 dicembre la prima (delle quattro esecuzioni consecutive, di giorno in giorno, fino a Capodanno) si è svolta in atmosfera festosa, con le professoresse d’orchestra in abito rutilante ed un pubblico numerosissimo e attento.
Protagonista indiscusso è stato l’amatissimo e acclamatissimo – con tanto di ululati da concertozzo rock – direttore Emmanuel Tjeknavorian.
L’approccio alla partitura è entusiasticamente fragoroso, con richieste di dinamiche esaltanti alle quali orchestra e coro rispondono con entusiasmo. I tempi veloci sono staccati con vertiginosa rapidità, nella quale tutti gli esecutori mantengono un aplomb ritmico impeccabile. Incredibilmente qualche lievissimo bisticcio si avverte nelle sezioni più rarefatte dell’Adagio molto.
L’intreccio dei temi è condotto con la precisione dello scultore che giustappone vuoti e pieni fatti di peso sonoro. Tra esposizione e ripresa il peso stesso è a volte intensificato per agevolare la comprensibilità della partitura (ed è il caso degli interventi dei timpani e dei fagotti che si stagliano con speciale nettezza).
Il timbro orchestrale è splendente e pieno, a tratti sfavillante di interna luminosità, grazie alla mano pastosa degli archi, ben amalgamata con l’armatura serica dei legni, punteggiata dalla solida orditura delle percussioni (bravissimo il timpanista Luca Viotto) e tramata in filo d’oro dagli ottoni.
La sostituzione all’ultimo momento del basso Manuel Walser e del mezzosoprano Laura Verrecchia, indisposti, non altera il buon equilibrio del quartetto dei solisti, rispettivamente il soprano Benedetta Torre, il mezzosoprano Dorottya Láng, il tenore Davide Tuscano e il baritono Günter Haumer.
L’ingresso di Haumer è sicuro, la linea del canto ben chiara e coerente con le richieste del podio. Per pienezza di timbro e intensità espressiva svetta la Torre, la cui intesa musicale con la Láng è molto ben riuscita di talché le due fraseggiano con uniforme buon gusto e precisione. Tuscano è un tenore dal timbro schietto e di ottima qualità, capace di imprimere personalità al suo intervento col coro.
Il Coro Sinfonico di Milano, istruito dal suo Maestro, il sapientissimo Massimo Fiocchi Malaspina, sfolgora al gran completo in una performance premiata dal pubblico con eccezionale calore.
Il direttore d’orchestra chiede anche agli artisti del coro lo stesso ingente sforzo dinamico preteso dall’orchestra, e lo ottiene. Le sezioni obbediscono con duttile padronanza al gesto imperioso e variegato. La pronuncia è molto chiara, ne deriva un fraseggio ben impostato. La sezione più grave, chiamata a cantare parti oggettivamente impervie, si disimpegna con professionalità, e sicuramente sarà ulteriormente a fuoco nelle successive serate di replica del concerto. La parte femminile dimostra buon affiatamento e un impressionante volume, solido nel controllo. Tutto il coro dà prova di grande saldezza nel fugato, eseguito con rapinosa precisione.
Il pubblico che gremisce la sala esplode in fragorosi applausi e chiama alla ribalta molte volte direttore e solisti.
Giovanni Camozzi
(29 dicembre 2025)
La locandina
| Direttore | Emmanuel Tjeknavorian |
| Soprano | Benedetta Torre Soprano |
| Mezzosoprano | Dorottya Láng |
| Tenore | Davide Tuscano |
| Baritono | Günter Haumer |
| Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano | |
| Maestro del Coro | Massimo Fiocchi Malaspina |
| Programma: | |
| Ludwig van Beethoven | |
| Sinfonia n. 9 in Re minore per soli, coro e orchestra op. 125 | |






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