Montepulciano: Il Festival di Pasqua resiste

Il Festival di Pasqua di Montepulciano nasce dalla mente di Eleonora Contucci, che lo porta avanti coraggiosamente con il marito Carlo Cavalletti da ormai sei anni. Dopo il forzato rinvio del 2020, il Festival ha deciso confermare l’edizione 2021, spostando tutto il programma online ma tenendo gli spazi sempre utilizzati. In un momento in cui lo streaming sembra essere l’unica via di sfogo, l’intervista con Eleonora diventa anche l’occasione di capire come stanno vivendo questo momento storico tutte le realtà che, diversamente dalle grandi fondazioni e dalle istituzioni secolari, costituivano il più nobile ed essenziale sottobosco culturale italiano.

  • Il Festival di Pasqua di Montepulciano è una realtà relativamente giovane: com’è nato?

L’idea del Festival è nata dagli entusiastici riscontri di pubblico avuti da due concerti di musica barocca che avevo organizzato a Montepulciano e a Pienza per la Pasqua del 2014. Montepulciano in quel periodo pullula di turisti stranieri e italiani, ma mi sembrava che mancasse un evento culturale che preparasse la stagione estiva poliziana. Il Sindaco e l’Assessore alla Cultura sono stati subito entusiasti. Ho iniziato a sviluppare questa prima esperienza in qualcosa di più articolato che si svolgesse in luoghi d’arte della mia città e del territorio circostante, caratterizzato da una spiccata e profonda vocazione artistica e metafisica, con programmi musicali che coinvolgessero sempre musicisti di alto livello, ma anche intellettuali, studiosi, ricercatori che arricchissero la parte concertistica di questa esperienza con conferenze e dibattiti. Così nel 2015 è nato il progetto del Festival di Pasqua in cui ho potuto raccogliere i frutti dei rapporti costruiti nella mia vita personale e professionale: tutti gli amici e i colleghi ai quali ho domandato aiuto hanno accettato con entusiasmo e generosità commoventi, perché evidentemente condividiamo la profonda convinzione che la cultura e l’amore per la bellezza in tutte le sue forme siano l’unica possibilità di rinascita per un’umanità che da tempo sembra aver smarrito il senso della propria altissima e profonda natura. Non è difficile leggere nello slancio un po’ idealista e forse quasi utopistico della mia idea il fatto che sono figlia del Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano e dei suoi ideali, gli ideali del Maestro Hans Werner Henze. Niente di nuovo per Montepulciano, quindi: sono solo una sua piccola costola che dopo aver completato la sua formazione e aver lavorato fuori per tanti anni è tornata per dare il suo contributo alla musica, alla bellezza, alla ricerca culturale.

  • In questo anno complesso, forse ancora più dello scorso, avete comunque deciso di tenere il Festival, nonostante abbiate dovuto cancellare l’edizione 2020.

Già, lo scorso anno siamo arrivati a venti giorni dall’inizio del festival nella speranza di poter realizzare il programma che avevamo costruito con tanto amore e dedizione ed invece abbiamo incontrato i giorni di picco della pandemia! Tutto cancellato. Allora ho scritto immediatamente a tutti gli artisti e i relatori che avrebbero dovuto partecipare dicendo: «Vi convoco direttamente per l’anno prossimo, ci state?». Il sì è stato unanime. Quest’anno abbiamo aspettato di capire cosa avrebbe deciso il Presidente Draghi per il periodo di Pasqua.  Quando è stato chiaro che non avremmo potuto fare niente dal vivo, avevamo davanti a noi due possibilità: la seconda cancellazione consecutiva o la programmazione in streaming a porte chiuse. Non abbiamo avuto dubbi in merito.

  • Perché?

Perché non potevamo farne a meno! C’è un’urgenza fisica che ormai sentiamo e che prende alla bocca dello stomaco in chi vive di formazione, arte, musica e cultura in Italia, anche a Montepulciano: sia dentro l’amministrazione comunale (di cui faccio parte come consigliera), sia nei Licei, nelle tante realtà culturali e sociali poliziane, come il Museo Civico, la Pro-Loco, l’Archivio Biblioteca Calamandrei, l’Accademia tedesca di Palazzo Ricci, la Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte, la Società Bibliografica Toscana. L’idea di saltare un altro anno era inaccettabile. La cultura, l’arte, la musica non possono fermarsi.

  • Come si svolgerà dunque?

Tutto il programma sarà a porte chiuse ma in streaming gratuito per tutti. Ci varremo della collaborazione di un’emittente privata del territorio, NTi (canale digitale terrestre 271) che manderà in onda tutti i concerti e le conferenze del Festival. Tutti gli eventi saranno visibili anche sul canale YouTube e sulla pagina Facebook del Festival di Pasqua. Come al solito i luoghi del Festival sono meravigliosi: la sala delle Feste di Palazzo Contucci, affrescata da Andrea Pozzo nel 1701, il Teatro Poliziano e il salone di Palazzo Ricci.

  • Quali concerti dobbiamo aspettarci?

Il Festival recupera gli appuntamenti su Beethoven, come si evince già dal titolo “Beethoven 250, un anno dopo”. Negli otto appuntamenti del Festival collocati in tre fine-settimana fra il 4 e il 18 aprile [programma completo su http://www.festivaldipasqua.it/il-programma.php, NdA], il grande compositore di Bonn la fa da padrone: una conferenza di Massimo Cacciari e Sandro Cappelletto su Beethoven e l’Idealismo tedesco con musiche eseguite da Carlo Guaitoli, la Nona Sinfonia nella versione per pianoforte solo di Liszt eseguita da Maurizio Baglini, un programma dedicato ai rapporti di Beethoven con l’Italia pensato da Costantino Mastroprimiano sullo splendido fortepiano Conrad Graf “Contucci” del 1826…

Ma, come sempre, gli appuntamenti del fine settimana di Pasqua saranno interamente dedicati al Barocco. Sotto la direzione di Luigi Piovano avremo lo Stabat Mater di Pergolesi, in cui canterò insieme a Eufemia Tufano, e due Concerti di Bach per pianoforte eseguiti dalla giovane pianista olandese, ma formatasi all’Accademia di Imola, Gile Bae. E poi le altre conferenze in cui si fa ancora più forte il collegamento con il mondo giovanile e i Licei Poliziani: quella di Massimo Cacciari su Dante nel 700° della morte, l’incontro di studio (anch’esso inevitabilmente da remoto) dedicato al Grand Tour e ai “Viaggiatori in Toscana” curato da Fiammetta Sabba e l’ormai tradizionale incontro con Amnesty International e il suo portavoce per l’Italia Riccardo Noury.

  • Parlando di remoto, come si organizza un Festival a Montepulciano nel pieno di una pandemia? Come si sostiene il progetto?

Organizzare il Festival non è mai stato un’impresa facile, ma ovviamente quest’anno ci sono mille problemi in più, facilmente comprensibili: con tutti i ristoranti chiusi, anche organizzare i pasti per gli artisti coinvolti diventa un problema enorme. Lo streaming è poi qualcosa di completamente nuovo per noi, difficile e purtroppo molto costoso. Un costo che oltretutto si somma ai mancati incassi – certo non faraonici, ma per noi comunque significativi – derivati dalla rinuncia allo sbigliettamento in occasione dei concerti e delle conferenze. Per questo il Festival ha deciso di lanciare una raccolta fondi affidandosi a “Rete del dono”, protagonista di campagne per importanti realtà come AIRC, Croce Rossa Italiana, Fondazione Ospedale Pediatrico Meyer. La campagna è iniziata il 4 marzo e si concluderà il 4 maggio, esattamente un mese prima e un mese dopo il primo concerto del Festival.

Donando una cifra anche minima, a partire da cinque euro, tutti possono divenire alleati del Festival in questa missione [tutte le informazioni si trovano su https://www.retedeldono.it/it/progetti/festival-di-pasqua/festival-di-pasqua-a-montepulciano-2021 NdA]. Oltretutto ogni donazione potrà essere detratta a fini fiscali! Non siamo ancora giunti a metà della campagna, ma i risultati sono già molto incoraggianti: la strada da fare è ancora molta, ma già 115 persone hanno voluto offrire il loro aiuto al Festival!

  • Questo periodo avrà una fine. Le cose non saranno più come prima, ma si apriranno nuove prospettive. Come vedi il futuro del Festival di Pasqua?

È vero questo periodo avrà una fine e speriamo il prima possibile! Le conseguenze di questa pandemia dovranno essere elaborate nei prossimi anni, niente sarà come prima. L’umanità ha subìto una grande e profonda ferita improvvisa, inaspettata e quindi terrificante. Ma proprio per questi motivi abbiamo il dovere di costruire “un nuovo mondo”, che faccia tesoro dell’esperienza vissuta. Credo che non si possa più procrastinare e delegittimare la ricchezza valoriale che arriva dalla storia, dalla cultura, dall’arte, dal rispetto della natura e del pianeta, dal costruire una società planetaria più solidale, di cura e riconoscimento reciproco, dove il benessere del creato sia al centro. Dovemmo aver capito che il nutrimento spirituale ed intellettuale è importante quanto quello fisico, emotivo, psicologico; che la complessità dell’uomo non può essere appiattita, ma deve concorrere nei suoi tanti aspetti ad una ricca e poliedrica armonia. Il Festival di Pasqua contribuirà alla costruzione di questa realtà attraverso nuove collaborazioni e facendo rete. I progetti di ampliamento dell’offerta sono tanti, dobbiamo trovare le gambe per farli camminare coinvolgendo nuove realtà pubbliche, come enti locali, scuole, associazioni, fondazioni private, sponsor, mecenati, donatori, uniti nell’intento di contribuire alla formazione dei giovani, dei cittadini e al donare bellezza attraverso l’arte e la cultura a chiunque si trovi a passare in questo spicchio di paradiso toscano nel periodo di Pasqua, perché la bellezza è una strada privilegiata per arrivare alla verità.

Alessandro Tommasi

0 0 voto
Vota l'articolo
Iscriviti
Notificami

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

0 Commenti
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti