Napoli: Muti al San Carlo con Così fan tutte tra freschezza e malinconia

La vicenda di Così fan tutte, capolavoro atipico ed enigmatico, si impernia sull’incontro-scontro tra la freschezza della gioventù e la sagacia dell’età matura, fino agli estremi opposti di una sprovvedutezza ingenua, nelle due coppie di fidanzati, e di un cinismo totalizzante incarnato nel personaggio di Don Alfonso, il «vecchio filosofo». Il ruolo mediano dell’opera è affidato a Despina, che è ancora una ragazza ma si rivela già disincantata; una furba che resterà gabbata anch’essa, ma non ne farà un dramma, sapendo bene che avrà sempre modo di rifarsi su qualcun altro.

Lo spettacolo che va in scena in questi giorni a Napoli rispecchia negli interpreti la differenza delle età messe in gioco: sul palcoscenico cantanti giovani anche se già in carriera, sul podio un direttore che, pur se tuttora dotato di un’invidiabile energia, dal punto di vista anagrafico la gioventù se l’è lasciata alle spalle. Per Riccardo Muti, questa è un’occasione di importanti ritorni: è di nuovo, dopo trentaquattro anni, impegnato a dirigere un’opera nella città in cui è nato e ha studiato, Napoli, e inoltre affronta, come non faceva dal 2015, un’opera in forma scenica.

Nelle ultime stagioni, infatti, come nel caso del memorabile Macbeth di luglio al Maggio Musicale Fiorentino (anche quello un grande ritorno), aveva preferito puntare solo sulla musica. Per questa inaugurazione di stagione del Teatro di San Carlo, invece, ha abbracciato il progetto della figlia, già autrice di due regie di opere da lui dirette, Sancta Susanna e Manon Lescaut. Chiara Muti ha firmato, con la scenografa Leila Fteita, il costumista Alessandro Lai e Vincent Longuemare per le luci, uno spettacolo di notevole grazia ed eleganza, in tutta evidenza lungamente meditato e molto attentamente calibrato tra simmetrie, rimandi e sottolineature; senza dimenticare la lezione, che la Muti ha assimilato fin dalla più giovane età, di Giorgio Strehler e Luca Ronconi.

Nello spazio tenuamente colorato, in cui si ergono due pareti laterali dotate di logge da cui si sporgono i figuranti, si stagliano pochi elementi chiave, come il mare argenteo sullo sfondo, i letti-barchette delle sorelle, la rete di una partita di jeu de paume (la pallacorda, che rimanda alle note  vicende della Rivoluzione francese contemporanee alla composizione), una giostra, una mongolfiera, le siepi labirintiche del giardino o i lunghi nastri con cui si visualizzano le vibrazioni prodotte dalla «pietra mesmerica»; anche i costumi sono bianchi o in tinte chiare, tranne quelli che fungono da travestimento per Guglielmo, Ferrando e Despina. A quest’ultima sono affidati i momenti più francamente buffi dell’opera: già la sua comparsa nei panni del Notaio, qui un vestito scarlatto con un’imbottitura che la rende praticamente sferica, muove inevitabilmente al riso.

In ogni caso, conquista la sopraffina capacità del direttore di comunicare l’umorismo e l’ironia diffusi nel lavoro di Mozart e Da Ponte, di rendere palpabile la componente giocosa così come quella erotica, che com’è risaputo è qui di gran rilievo, e sempre con quell’attenzione minuziosa al rapporto tra musica e parola che delle interpretazioni di Muti è caratteristica fondante. In questa lettura di Così fan tutte, però, si stagliano sugli altri i momenti di effusione affettiva, di nostalgia e malinconia, resi in maniera al contempo nobile e profondamente umana. Per riferire solo di due casi, l’addio di Fiordiligi e Dorabella agli amati che fingono di partire per il «marzial campo» è struggente, con tutte le finezze orchestrali che Muti trae dalla compagine del San Carlo (che, come il Coro del Teatro, nel corso di tutta l’opera si è mantenuta su ottimi livelli); così come è superbamente resa la grande aria di Fiordiligi «Per pietà, ben mio, perdona», espressione di un reale pentimento che sarà, tuttavia, presto sopraffatto dalla tentazione.

Proprio l’interprete di Fiordiligi, la svedese Maria Bengtsson, ha mostrato qualche punto debole nella prestazione vocale e, a nostro parere, potrebbe trarre vantaggio da un’ulteriore maturazione su questo piano, mentre dal punto di vista interpretativo è già convincente; lo stesso per Pavel Kolgatin, Ferrando, mentre gli altri componenti della compagnia di canto hanno soddisfatto in pieno le aspettative, da Marco Filippo Romano, inappuntabile Don Alfonso, agli spigliati e ben rifiniti vocalmente Paola Gardina e Alessio Arduini, Dorabella e Guglielmo, fino alla brillante Emmanuelle de Negri come Despina. Da citare la sensibile e fantasiosa Luisella Germano al fortepiano.

In cartellone fino al 2 dicembre a Napoli, questa edizione di Così fan tutte approderà nel 2020 alla Wiener Staatsoper, con la quale è stata coprodotta, e sono in programma in seguito repliche a Tokyo.

Patrizia Luppi
(27 novembre 2018)

La locandina

Direttore Riccardo Muti
Maestro del Coro Gea Garatti
Regia Chiara Muti
Scene Leila Fteita
Costumi Alessandro Lai
Luci Vincent Longuemare
Personaggi e interpreti:
Fiordiligi Maria Bengtsson
Dorabella Paola Gardina
Guglielmo Alessio Arduini
Ferrando Pavel Kolgatin
Despina Emmanuelle de Negri
Don Alfonso Marco Filippo Romano
Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo

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