Padova: Cenerentola, un rito di passaggio

«La Cenerentola è opera mirabile per invenzioni musicali che si trovano coniugazione perfetta con una teatralità dirompente ed allo stesso tempo è esercizio morale; favola che parla agli adulti.

Nel gradevole allestimento che chiude la programmazione di Operaestate Festival Paolo Giani, che oltre alla regia si fa carico di scene e costumi, immagina un mondo di bambini che giocano a fare i grandi, assumendone atteggiamenti e tic, per poi ritornare alla loro dimensione infantile in un una sorta di percorso circolare.

Mobili fuori misura, che ricordano per foggia e colori quelli dello storico allestimento di Jean-Pierre Ponnelle e che andranno riprendendo via via dimensioni normali per poi diventare giocattoli, costituiscono l’elemento scenico forte su cui si incardina una teatralità che gioca sulle gag ma senza eccedere.

Perfetta l’azione che scandisce il duetto dei due buffi Dandini e Don Magnifico, “Un segreto d’importanza”, durante il quale i due protagonisti si trovano sbalzati dalla sedia enorme che tentano di sottrarsi a vicenda; meno interessante l’introduzione di una Matrigna-mimo che dovrebbe rappresentare il mondo adulto e che invece finisce a far tappezzeria.

Buona l’idea dei rapidi cambi a vista affidati a un gruppo di prestanti “marcantoni” in abito da lavoro e che diventa esso stesso parte dell’azione; meno buone alcune controscene troppo insistite e poco fluide. Gradevoli i costumi, con il Coro che sembra pronto per una festa di Hobbit e decorosamente realizzate le scene

Così scrivevamo all’indomani della Prima bassanese della Cenerentola nella visione di Paolo Giani, andata in scena lo scorso 7 ottobre (qui la recensione).
L’approdo a Padova  giova non poco all’allestimento – coprodotto da Bassano Opera Festival e Teatro Verdi – che, fatto un tagliando e ripensato in alcuni momenti, è parso ancor meglio riuscito.

Al Verdi, grazie ad un palcoscenico più attrezzato, la scena diventa girevole, conferendo maggiore dinamicità all’azione; i ragazzoni che muovono gli arredi, rivestiti per l’occasione in Lederhosen e camicia a quadri, si muovono con rinnovata fluidità e trovano più spazio nell’interazione con i personaggi.

Il disegno di luci – dello stesso Giani – che coglie con acume l’atmosfera crepuscolare dell’opera, è curatissimo.

L’idea del gioco infantile, estremamente marcata a Bassano, a Padova si stempera, rientrando in una dimensione più discreta seppur presente; anche la Matrigna risulta meglio caratterizzata.

Completamente ripensata più di una scena, prima fra tutte il duetto Dandini-Don Magnifico, giocato sull’imitazione del gesto scenico e non più sulla gara ad accaparrarsi la poltrona.
Tutto funziona benissimo e il risultato finale è quello di uno spettacolo di assoluta godibilità.

Ottimi riscontri anche dalla compagnia di canto, con su tutti Annalisa Stroppa a disegnare un’Angelina-Cenerentola con voce di bella brunitura, tornita nei centri e dal fraseggio rigoglioso.

Non le è da meno il Don Ramiro di Xabier Anduaga, più di una promessa del Belcanto, che si beneficia di mezzi vocali di prima qualità uniti ad una notevole maturità espressiva.

Splendido, ancora una volta, Alessio Arduini, Dandini nobile e cesellato fin nel più minuto degli accenti, oltre che perfetto nel gesto scenico.
Marco Filippo Romano si conferma come Don Magnifico di riferimento; il personaggio è reso con la giusta dose di comicità, senza mai cadere in attitudes scontate, e cantato con sapienza.

Nobilmente paterno l’Alidoro di Gabriele Sagona, che canta assai bene e si cala nella recitazione con partecipata nobiltà.

Brava Alice Marini – Tisbe – mentre un po’ legnosa rispetto alla prova bassanese ci è parsa la Clorinda di Irina Ioana Baiant.

Completa il cast la Matrigna, questa volta divertente, di Linda Zaganiga.

Qualche riserva sulla direzione di Antonello Allemandi, poco incline all’agogica e tutta incentrata su una certa rigidezza della quale risentono anche le scelte dinamiche e gli amalgami orchestrali, il tutto al netto di un’ottima prova dell’Orchestra di Padova e del Veneto.

Lo spirito natalizio ci impedisce di essere troppo severi con il Coro Lirico Veneto che, preparato da Stefano Lovato, si rende protagonista di una prova non esattamente esaltante.

Pubblico giustamente soddisfatto e applausi convinti per tutti.

Alessandro Cammarano
(29 dicembre 2018)

La locandina

Direttore Antonello Allemandi
Don Ramiro Xabier Anduaga
Angelina Annalisa Stroppa
Dandini Alessio Arduini
Don Magnifico Marco Filippo Romano
Clorinda Irina Ioana Baiant
Tisbe Alice Marini
Alidoro Gabriele Sagona
Matrigna Linda Zaganiga
Orchestra di Padova e del Veneto
Coro Lirico Veneto
Maestro del coro  Stefano Lovato

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