Controllo e contrasto, libertà ed espressione

Per il concerto di questa sera [martedì 28 novembre nda] non immaginavo di scrivere una recensione. Tuttavia l’esecuzione di Martin Helmchen mi ha fatto rapidamente cambiare idea. Il suo programma è stato, al primo sguardo, a dir poco arduo. Dopo quattro delle temibili Novellette op. 21 di Schumann (la 1, la 2, la 5 e la 8), il pianista tedesco ha affrontato le ancor più temibili 33 Variazioni su un Valzer di A. Diabelli di Beethoven.

Le Diabelli sono una sfida imponente per un pianista, una sfida per le dita, per la mente e per lo spirito. Il grande ciclo beethoveniano affronta innumerevoli questioni tecniche e conduce l’interprete in un viaggio che dal comico raggiunge il metafisico. Questo elemento è stato ben chiaro nell’interpretazione di Helmchen, vero virtuoso sullo strumento, capace con grazia felina di atterrare in piedi in ogni frangente. Oltre alla sua scioltezza digitale, aiutata da un polso elastico e dalla notevole capacità di scaricare il peso sulla tastiera, ciò che mi ha stupito della sua tecnica è stato il suo totale controllo della dinamica. Forte e fortissimo sono stati incredibilmente rafforzati da una maestra capacità di scarto dinamico, riuscendo a realizzare alcuni piano improvvisi che lasciavano sinceramente e piacevolmente disorientati. Le Diabelli di Helmchen facevano perno su questa forte contrapposizione dinamica e caratteriale, che se ogni tanto è forse stata un po’ esasperata e sembrava ancora recare tracce del precedente Schumann, ha sottolineato un contenuto espressivo già presente nella partitura beethoveniana e ne ha portato alla luce ogni elemento con sicuri fraseggio e polifonia. Da un pianista dotato di questo controllo dello strumento, una conduzione polifonica delle voci perfettamente curata è da aspettarsi, ma questo si è realizzato non tanto in trentaduesima o ventiquattresima variazione, Fuga e Fughetta per l’appunto, ma nella capacità di condurre parallelamente più elementi, senza perdere la chiarezza e la lucidità dell’eloquio.

Questi elementi sono quelli che più mi hanno entusiasmato in Schumann. Se le Diabelli sono state sicuramente notevoli, ciò che ho trovato sorprendenti sono state le quattro Novellette presentate. Le Novellette sono un ciclo cui mi sono approcciato poche volte e spesso con grande difficoltà: le ho sempre trovate troppo affollate, poco lineari e un po’ confusionarie. Ho dovuto sinceramente ricredermi dopo l’esecuzione di Helmchen di questa sera. Tutti gli elementi citati per le Diabelli erano stati ampiamente presentati e messi in luce durante l’esecuzione delle quattro Novellette, ma con una maggiore libertà espressiva che ha reso con affascinante tocco il carattere a tratti nervoso, a tratti elegiaco, a tratti festoso, a tratti furioso e a tratti tutto questo insieme. Qui la conduzione degli elementi è stata veramente esemplare, riuscendo a rendere con chiarezza la dimensione narrativa schumanniana, anche quando gli elementi si sovrapponevano o quando i fraseggi dei temi si scontravano con gli scomodi e complicatissimi passaggi tecnici. Quello delle Novellette è uno Schumann che parla di se stesso, tramite infinite similitudini e richiami, ma anche che parla del futuro, grazie ai contrasti e alle linee ritorte che più di una volta mostrano quanto questo compositore abbia aperto la strada a Skrjabin e al Novecento.

Ascoltare dal vivo Helmchen in Italia non è facile, e per questo ringrazio gli Amici della Musica di Padova ed il loro direttore artistico Filippo Juvarra, ma il 10 dicembre si esibirà presso il Teatro Morlacchi di Perugia (info) insieme a Veronika Eberle, Tatjana Masurenko e Marie-Elisabeth Hecker, in programma che affiancherà al Quartetto con pianoforte di Schumann il maestoso e complesso Quartetto n. 2 op. 26 di Brahms: un concerto che mi sentirei di consigliare caldamente a chiunque voglia osservare i violenti ed accesi colori i questo forte interprete in due capolavori della musica da camera romantica.

Alessandro Tommasi

La locandina

PianoforteMartin Helmchen
Programma
Robert Schumann
Novellette op. 21: n.1, n. 2, n. 5, n. 8
Ludwig van Beethoven
33 Variazioni su un valzer di A. Diabelli op. 120

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