Padova: il Concerto di Capodanno si fa in due

In un palco ancora immerso nei suoni della Carmen che ha salutato, con grande successo e un tutto esaurito, il 2025, in cui dominava il rosso vivo delle stelle di Natale, a coprire la buca dell’orchestra, giovedì 1º gennaio, il tradizionale Concerto di Capodanno al Teatro Verdi di Padova, appuntamento che conclude la Stagione Lirica di Padova, è addirittura raddoppiato, registrando il sold out per entrambi gli spettacoli, alle 17 e alle 21, a conferma di quanto sia ormai atteso e amato dal pubblico il primo appuntamento musicale dell’anno che segue la scia dei concerti di Capodanno di Vienna e dal Teatro La Fenice. Segno confortante, questo, di un crescente interesse e amore verso la musica classica.

Protagonista sul palco l’Orchestra di Padova e del Veneto, scintillante e spumeggiante, condotta con energia e vitalità dal giovane Matteo Dal Maso, considerato uno dei più promettenti direttori d’orchestra italiani della sua generazione.

Dopo un inizio scatenato con l’ouverture da Orphée aux Enfers di Jacques Offenbach, nota per il celeberrimo Can Can, non sono mancate le pagine più note ed eseguite nei concerti di capodanno di Vienna e Venezia come il Valzer dei fiori dal balletto lo Schiaccianoci di Tchaikovsky, la Danza delle ore da La gioconda di Amilcare Ponchielli che riporta alla mente gli eleganti struzzi, ippopotami ed elefanti in tutù e i furtivi coccodrilli del capolavoro Fantasia di Walt Disney, il Kaiser-Walzer, la Trish-Trash Polka e l’immancabile An Der schöner blauen Donau del re del valzer Johann Strauss II, e la Quadrille su temi da un ballo in maschera di Giuseppe Verdi, op. 272, del 1863, piccola perla, raramente eseguita, omaggio a Giuseppe Verdi di Johann Strauss II, che rielabora in forma di danza i temi più celebri dell’omonima opera di Giuseppe Verdi secondo la consuetudine dell’epoca di trasformare le melodie operistiche di successo in musica da ballo per i saloni viennesi.

Accanto a queste pagine sinfoniche, si sono alternati brani in cui l’orchestra ha sostenuto le voci dei tre solisti.

Punta di diamante e gradito ritorno dopo qualche anno di assenza dal teatro padovano, il tenore palermitano di fama internazionale Paolo Fanale, che ha accompagnato il pubblico verso il nuovo anno interpretando Don José nella Carmen e l’ha riaccolto nel 2026 con il Concerto di Capodanno. Con grande grazia ed eleganza ha saputo incantare il pubblico con il malinconico e sognante “Lamento di Federico”, aria più celebre dell’opera L’Arlesiana di Francesco Cilea e con l’interpretazione raffinata dell’aria “La fleur qui tu m’avais jetée” dalla Carmen di G.Bizet, in cui ha mantenuto una linea di canto legatissima con un sapiente utilizzo delle mezze voci, sempre al servizio di una grande musicalità.

Ha unito la sua voce a quella cristallina del giovane soprano russo Julia Muzychenko nell’appassionato  valzer “Tace il labbro” tratto dall’operetta La vedova allegra di Franz Lehár, accennando anche un leggero e sensuale giro di valzer, ed è intervenuto nel duetto di seduzione “Mon cœur souvre à ta voix“ dal secondo atto dell’opera Samson et Dalila di Camille Saint-Saëns, che ha visto protagonista nei panni di Dalila il mezzosoprano napoletano Valentina Pernozzoli, dotata di una voce di straordinaria qualità vocale e potenza che, vista anche la giovane età, deve però trovare ancora la giusta espansione nella tessitura più grave.

Forse più a suo agio nell’aria di Dalila in cui ha dato prova di un grande controllo della voce con un’emissione omogenea e delicata e capace di nuance e filature sugli acuti. Buona la sua interpretazione della Canzone del velo da Don Carlo di Giuseppe Verdi nonostante un vibrato non sempre controllato.

Si sono fuse e amalgamate perfettamente le due voci femminili, complice forse anche il cambio d’abito di Julia Muzychenko, che ha ripreso anche i colori dell’abito del mezzosoprano, nella Barcarolle da Les Contes d’Hoffmann di Jacques Offenbach.

Il soprano di San Pietroburgo ha mostrato tutte le qualità della sua voce duttile ed espressiva in particolare nella seconda parte del programma con un entusiasmante Je veux vivre tratto da Roméo et Juliette di Charles Gounod. Ha reso con eleganza anche l’aria Quel guardo il cavaliere da Don Pasquale di Gaetano Donizetti, forse meno adatta al suo colore vocale tutt’altro che leggero.

Non sono mancati i bis di tradizione, stappando una bottiglia sulle note del brindisi  “Libiamo ne’ lieti calici” dalla Traviata di Giuseppe Verdi e concludendo con gli applausi del pubblico diretti dal maestro rivolto verso la platea, nella Radetzky-Marsch di Johann Strauss (padre) e l’augurio più gioioso di tutti gli artisti sul palco ad imitazione del “Prosit Neujahr!”, consueto rituale nel Concerto di Capodanno dei Wiener Philharmoniker al Musikverein.

Federica Bressan
(1º gennaio 2026)

La locandina

Direttore Matteo Dal Maso
Tenore Paolo Fanale
Soprano Julia Muzychenko
Mezzosoprano Valentina Pernozzoli
Orchestra di Padova e del Veneto

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.