Padova: un Nabucco da podio

Dopo l’inaugurazione al Castello Carrarese con il Barbiere di Siviglia di Rossini, la Stagione Lirica Padovana continua sul palco del Teatro Comunale Giuseppe Verdi. Il titolo scelto porta omaggio al cigno di Busseto a cui il teatro stesso è intitolato, Nabucco: terza opera del compositore che ne decretò definitivamente il successo.

Regia, costumi e disegno luci sono affidate a Filippo Tonon, che già nella stagione passata ha avuto modo di prendere confidenza con spazi e acustica del teatro Padovano con la produzione del Trovatore.

La visione di Tonon, pur rispettando calligraficamente luoghi e tempi previsti dal libretto, prende respiro nell’ambito visivo soddisfacendo la ricerca estetica personale del regista. La scena è dominata da oro, bronzo e argento che rivestono tre ordini di strutture a cassettoni sullo sfondo riproposte in una salita diagonale da sinistra a destra anche sul palco.

L’ottimo disegno di luci che alterna toni caldi e freddi modula il riverbero prodotto dalle superfici sceniche accentuando la drammaticità delle scene e l’effetto tableau vivant nelle scene d’insieme.

Colore e movimento anche nei costumi per bilanciare una scena che, salvo qualche scorrimento dei pannelli sul fondo e sollevamento di qualche praticabile, rimane statica per tutti e quattro gli atti. Tinte forti e ricerca di contrasti nelle toghe dei sacerdoti si scontrano nettamente con le toghe pallide ma comunque ricche di dettagli degli israeliti. Controverse alcune soluzioni, come l’entrata di Abigaille con velato riferimento valchiresco, probabile rimando alla sua indole combattiva, o alla scelta di dettagli orientali e vagamente egitteggianti nel “giardino di eunuchi” alla corte di Abigaille.

Uno spettacolo che comunque nel complesso funziona e non annoia, fornendo allo spettatore tutto il necessario per una facile lettura dell’opera e lasciando il giusto risalto a tutti i protagonisti.

La direzione muscolare di Jordi Bernàcer convince per intensità e trasporto, anche se non sempre sembra condivisa da una scostante Orchestra di Padova e del Veneto, che seppur più che sufficiente ha dato segno di più di un’incertezza durante la rappresentazione. Pur con qualche sbavatura risultava buona la prova del Coro Lirico Veneto preparato da Giuliano Fracasso specialmente nel Va pensiero.

Convincente lo Zaccaria di Rafal Siwek, caratterizzato da una buona proiezione anche se non sempre a suo agio nelle agogiche proposte dalla bacchetta.

Strumento importante e pregevole quello di Rebeka Lokar, che pur dando luogo ad una prova in leggera salita, espone con sentimento le sue doti soprattutto nel terzo atto. Ottima nei centri scivola brevemente nelle agilità finendo per esagerare in qualche acuto.

Perplessità si sollevano per quanto riguarda l’Ismaele di Azer Zada. Seppur convincente nelle movenze e nell’espressività la sua voce risulta piuttosto ingolata finendo per risultare forzata soprattutto in acuto.

Linea di canto precisa e pulita per la Fenena di Annalisa Stroppa. Mai sopra le righe delinea un personaggio sensibile in balia degli eventi.

Vero protagonista della serata il baritono di origini mongole Amartuvshin Enkhbat. Il suo timbro caldo e profondo ben si presta al personaggio di Nabucco che unito alla sua presenza scenica e alle sue invidiabili capacità tecniche, confezionano un ruolo più che pregevole.

Completano il cast il Gran sacerdote di Belo di Luciano Leoni, l’Abdallo di Antonello Ceron e la pregevole Anna di Fulvia Mastrobuono.

Applausi generosi soprattutto per Lokar e Enkhbat decretano il successo della serata.

Matteo Pozzato

(26 ottobre 2018)

La locandina

DirettoreJordi Bernàcer
Regia, scene, costumi e luciFilippo Tonon
Personaggi e interpreti:
NabuccoAmartuvshin Enkhbat
ZaccariaRafal Siwek
AbigailleRebeka Lokar
FenenaAnnalisa Stroppa
IsmaeleAzer Zada
Gran sacerdote di BeloLuciano Leoni
AbdalloAntonello Ceron
AnnaFulvia Mastrobuono
Coro Lirico Veneto
Maestro del CoroGiuliano Fracasso
Orchestra di Padova e del Veneto

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