Padova: una Carmen storicizzata
“Non posso suonare la musica dell’ultima scena senza le lacrime agli occhi; da una parte, l’esultanza grossolana della folla che guarda la corrida; dall’altra la tragedia atroce e la morte dei due personaggi principali che un destino avverso, il fatum, ha spinto e condotto, dopo molte sofferenze, verso una fine inevitabile. Sono convinto che tra dieci anni Carmen sarà l’opera più popolare al mondo”.
Risuonano oggi quasi profetiche le parole di Pëtr Il’ic Cajkovskij, grande ammiratore di Bizet, che nel gennaio del 1876, riuscì ad assistere a una delle ultime recite di Carmen del primo ciclo, iniziato all’Opéra-Comique nel marzo del 1875, rimanendone letteralmente folgorato.
Nonostante la fredda accoglienza del pubblico dell’Opera-Comique di Parigi, che rimase disorientato alla prima rappresentazione, che andò in scena poco meno di 50 volte, dal 3 marzo 1875, senza ottenere un vero consenso, dopo ben più dei 10 anni prospettati da Cajkovskij, rappresenta ancora “uno dei massimi capolavori del teatro di tutti i tempi” riprendendo le parole del musicologo Michele Girardi.
Opéra-comique in quattro atti su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy, tratta dalla novella omonima di Prosper Mérimée subì modifiche e riarrangiamenti per poter essere esportata all’estero, rendendo necessaria la sostituzione dei dialoghi parlati con i recitativi, come in precedenza avevano fatto anche Meyerbeer con due opéras-comiques, Thomas con Mignon, Delibes con Lakmé e Massenet con Manon. A causa della morte prematura di Bizet, nella notte tra il 2 e il 3 giugno 1875, questo lavoro di adattamento venne affidato a Guiraud, suo amico e compagno di studi.
Poco prima di morire, infatti, Bizet aveva firmato un contratto con il teatro austriaco per musicare le parti recitate del libretto, ma del compito si dovette occupare l’amico Ernest Guiraud che, oltre a comporre i recitativi curò la prima edizione a stampa della partitura del 1877. Guiraud trasformò l’opera in sfarzoso grand-opéra, concezione lontana dalle intenzioni di Bizet che contribuì però a portare Carmen sulle ribalte dei palcoscenici di tutto il mondo, dove si affermò entro poco tempo come uno dei titoli più popolari dell’intero repertorio.
Tale fama, sfidando il tempo, resiste ancora oggi, e, a 150 anni dalla prima rappresentazione, il titolo è stato scelto dalla Stagione Lirica 2025 di Padova per chiudere l’anno, il 28, 29 e 31 dicembre 2025, al Teatro Verdi di Padova.
Proposta anche in questa occasione con i recitativi musicati da Guiraud, la coproduzione tra il Teatro Comunale Mario Del Monaco di Treviso, il Teatro Sociale di Rovigo, la Fondazione Teatro di Pisa e la Fondazione Rete Lirica delle Marche, ha affidato regia e scene all’esperienza ed alla professionalità di Filippo Tonon, regista affermato, che dal 2002 collabora stabilmente con la Fondazione Arena di Verona e ha lavorato con registi di fama internazionale quali Franco Zeffirelli, Gianfranco de Bosio, Pier Luigi Pizzi, Hugo De Ana, Graham Vick, La Fura dels Baus e Arnaud Bernard.
Interessante la scelta di ambientare la vicenda durante la Seconda Rivoluzione Industriale (1870-1880), anni in cui l’opera è stata composta, piuttosto che nel 1820 come riportato nel libretto. Questa scelta ha “permesso di raccontare – come ha dichiarato lo stesso Tonon – la storia di persone che lavorano, che producono, che sviluppano, facendo assaporare il contatto con la terra, elemento che porta a fare i conti con se stessi e con la realtà” disegnando una Carmen “reale, terrena e materica”.
Da questo ha preso origine uno spettacolo in cui Tonon è riuscito con grande abilità a muovere le masse corali, seppur in un palcoscenico di dimensioni limitate rispetto a quelle dei grandi teatri in cui è solitamente abituato ad operare, creando tableaux visuali di grande potenza espressiva in cui risalta la dimensione teatrale concepita da Bizet, anche grazie al prezioso gioco di luci curate da Fiammetta Baldisseri.
In questa esaltazione di teatro e parola cantata non sono mancati gli elementi folclorici e pittorici, limitati solo ai colori sgargianti dei costumi di matador, picadores, banderilleros nella coloratissima sfilata che precede la corrida al termine dell’opera e dei ballerini di flamenco nella locanda di Lillas Pastia, ideati da Filippo Tonon e Carla Galleri che ci hanno ricordato in modo molto delicato mai troppo invasivo, l’ambientazione spagnola della vicenda, senza far perdere di vista la caratterizzazione psicologica dei personaggi.
Primo tra tutti ad essere perfettamente messo a fuoco il Don Josè di Paolo Fanale, che è riuscito a far percepire la profonda trasformazione interiore provocata dalla “demoniaca” Carmen che l’ha trasformato da perfetto ufficiale ligio ai propri doveri a uomo completamente in balia delle proprie pulsioni diventando una specie di Mr Hide capace di liberare tutti i più atroci istinti brutali. La caratterizzazione del personaggio è stata resa ancora più efficace dalla variopinta tavolozza sonora della voce del tenore palermitano che passava con disinvoltura dal realismo della parola parlata più aggressiva e animalesca ai delicatissimi filati dell’aria “La fleur que tu m’avais jetée”, che solo pochi cantanti sono in grado di eseguire, in cui risalta tutto il dramma interiore di un personaggio combattuto tra i sentimenti di amore e la smania di possesso nei confronti della sensuale gitana. Tutt’altri accenti riesce a far vibrare nel tenero e delicato duetto con Micaela che tenta di riportarlo ad una realtà più tranquilla e posata. Piccola ma coraggiosa, sfida i soldati e la terribile Carmencita, rimanendo sempre fedele a se stessa, la Micaela interpretata da Francesca Dotto che da voce alla dolcissima contadina promessa sposa di Don Josè, tratteggiandola con una linea di canto sempre impeccabile e con sfumature e filature che seguono il flusso orchestrale lasciandosi andare, quando il dramma lo richiede, in acuti potenti, limpidi e squillanti quasi ad esaltare l’eroismo di questa figura che rimane sempre fedele alle convenzioni sociali lottando, pur sempre nella sua delicatezza, per i valori in cui crede.
Solido e sicuro di se, anche se la voce non risulta sempre libera e squillante come si addice al personaggio, l’Escamillo delineato da Claudio Sgura, unico che riesce ad attrarre la sfuggente Carmen solo perchè ama e comprende la sua natura libera e ribelle.
Vera “burattinaia” e artefice dei drammi interiori dei personaggi con le sue “mirate” provocazioni, che tesse tutto l’ordito della vicenda, l’eccezionale Carmen di Caterina Piva che oltre alla vocalità brunita e calda sempre ben appoggiata, sfodera una teatralità che ricorda le solide doti di attrice di Madame Galli-Marié, prima interprete di Carmen, cantante dotata di un’ampia gamma di registri proprio come il giovane soprano milanese.
Di notevole qualità anche le voci dei personaggi comprimari, in particolare le zingare Mercédès (Eleonora Filipponi) e Frasquita (Angelica Disanto) che insieme a Carmen e ai due contrabbandieri Il Dancairo (William Hernandez) e il Il Remendado (Roberto Covatta) regalano una bellissima esecuzione nel quintetto nell’atto secondo «Nous avons en tête une affaire», ode sfavillante alla seduzione femminile che “suona come un omaggio rivolto a Mozart condito di spezie francesi molto aromatiche”, in cui ancora una volta musica e drammaturgia si fondono nello scambio antifonale delle voci maschili e femminili: i due sessi cercano un’accordo complice, prima contrapponendosi nella strofa, e poi riunendosi nel ritornello accordandosi nelle loro ruberie. Completano il cast la voce corposa e solida dello Zuniga di Alessandro Ravasio e l’ufficiale di basso rango Moralès ben delineato da Said Gobechiya.
A sostenere tutto il discorso drammaturgico-musicale un’Orchestra di Padova e del Veneto ed un Coro Lirico Veneto, preparato in modo corretto da Alberto Pelosin, piegati al servizio del teatro dal M. Marco Angius che è riuscito perfettamente a rendere il gioco di colori e le sfumature di una partitura di grande raffinatezza in cui Bizet ha la capacità, come pochi, di mettere la tecnica contrappuntista al servizio della drammaturgia.
L’orchestra ha raggiunto forse il suo apice nel “circense” preludio, come lo definisce Busoni, che anticipa all’inizio dell’opera quel crudele spettacolo dove Carmen è una maga incantatrice e dove “l’autore ha cercato invece pingervi uno squarcio di vita” anticipando di vent’anni il verismo dei Pagliacci di Leoncavallo, nascondendo la terribile tragedia in quella musica dai tratti apparentemente allegri e spensierati, e nel delicatissimo intermezzo tra il secondo ed il terzo atto, dove alle delicate sonorità dell’arpa e del flauto si uniscono le sonorità omogenee ed il pastoso colore degli archi dell’orchestra che mai come in questo spettacolo sono riusciti a dar vita ad un solido tappeto sonoro su cui si regge tutta l’opera.
Degno di particolare nota l’ottima performance del Coro di voci bianche del Teatro Sociale di Rovigo, preparato in modo eccellente dal M. Francesco Toso, sempre preciso sia vocalmente che musicalmente, e, che vede già dei piccoli artisti estremamente professionali e perfettamente a proprio agio sul palco e immedesimati nel loro ruolo.
Il pubblico, rimasto sospeso e senza fiato, quasi timoroso nell’applaudire in quanto pietrificato dalla magia che stava avvenendo sul palcoscenico si è letteralmente scatenato in applausi pieni di entusiasmo e approvazione al termine dell’opera e nonostante le tre ore e mezza non ha accusato momenti di stanchezza mantenendosi concentrato e attento dalla prima all’ultima nota.
Federica Bressan
(30 dicembre 2025)
La locandina
| Direttore | Marco Angius |
| Regia e scene | Filippo Tonon |
| Costumi | Filippo Tonon e Carla Galleri |
| Coreografie | Maria José Leon Soto |
| Luci | Fiammetta Baldisseri |
| Personaggi e interpreti: | |
| Carmen | Caterina Piva |
| Don José | Paolo Fanale |
| Escamillo | Claudio Sgura |
| Micaëla | Francesca Dotto |
| Moralès | Said Gobechiya |
| Zuniga | Alessandro Ravasio |
| Il Dancairo | William Hernandez |
| Il Remendado | Roberto Covatta |
| Mercédès | Eleonora Filipponi |
| Frasquita | Angelica Disanto |
| Orchestra di Padova e del Veneto | |
| Coro Lirico Veneto | |
| Maestro del Coro | Alberto Pelosin |
| Coro Voci Bianche Teatro Sociale di Rovigo | |
| Maestro del Coro | Francesco Toso |






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