Parigi: delusione Goosby
Il 30 ottobre 2025 l’Orchestre Natiotional de France presenta alla Philharmonie de Paris un programma con il suo Direttore Musicale Cristian Măcelaru ed il debutto parigino del giovane violinista statunitense Randall Goosby. L’impaginato propone nella prima parte il Concerto per violino e orchestra op.35 di Čaikovskij e, dopo il consueto intervallo, la rarissima Sinfonia n.2 di Elsa Barraine e la Suite n.2 dal Daphnis et Chloé di Maurice Ravel.
Grande la curiosità per questo violinista quasi trentenne e per il primo concerto ascoltato nella meravigliosa sala intitolata a Pierre Boulez della Philharmonie dell’architetto Jean Nouvel, proprio nei 100 anni dalla nascita del compositore e direttore d’orchestra francese.
L’introduzione orchestrale del concerto di Čaikovskij è un meraviglioso biglietto da visita per l’Orchestre National de France e Măcelaru oltre che per la sala, sull’acustica della quale avevamo ricevuto pareri contrastanti. Come sempre meglio sempre fidarsi le proprie orecchie: l’acustica dalla nostra posizione in sala, nella parte anteriore della platea centrale, è molto chiara ed equilibrata con tutte le sezioni dell’orchestra dagli archi, ai legni, agli ottoni per finire con le percussioni. Il violinista Randall Goosby, a parte qualche imprecisione di intonazione e digitale comunque trascurabili, propone una lettura del concerto molto omogenea e a tratti macchinosa. Il fraseggio, piuttosto musicale, trascura l’aspetto dinamico trascurando sia i pianissimi che i fortissimi, ed edulcorando altre indicazioni in partitura come accenti e sforzati. La parte degli arpeggi della cadenza poi, ha l’artificialità di uno studio che di fatto paralizza tutto lo scorrere narrativo del primo movimento. Anche il secondo tempo “Canzonetta” prosegue sulla falsa riga del primo. Qui mentre Măcelaru e l’orchestra accompagnano liberamente e con grande eleganza Goosby, il violinista californiano non sbaglia nulla, ma non convince nella sua esecuzione monocorde; musicalmente spesso ciò che il direttore suggerisce non viene colto dal solista. Il Rondò conclusivo, che attacca senza soluzione di continuità, è invece tecnicamente più impervio e le imprecisioni del solista sono piuttosto numerose, trascurabili se l’esecuzione fosse supportata da uno spessore musicale che personalmente non abbiamo ravvisato: anche il bis, il divertente Louisiana Blues Strut, di Coleridge-Taylor Perkinson non sfugge a questo appiattimento monocorde. Il pubblico tuttavia sembra apprezzare di buon grado.
Nella seconda parte del concerto meritano un po’ di approfondimento sia il primo brano che la sua compositrice: la Sinfonia n.2 di Elsa Barraine. Nata nel 1910 e venuta a mancare nel 1999, la Barraine studia al Conservatorio Nazionale Superiore di Musica de Parigi, con Georges Caussade, Jean Gallon e Paul Dukas nella stessa classe di Olivier Messiaen. Negli anni lavora all’Orchestra nazionale della Radiodiffusione francese, all’Opéra-Comique di Parigi, è arrestata e poi rilasciata grazie ad un funzionario della prefettura di polizia. Sfugge ad un agguato, si nasconde con il nome di Catherine Bonnard. Dalla fine del 1944 è editorialista di musica per il quotidiano l’Humanité. Dal 1944 al 1946 Elsa Barraine è direttrice dell’Orchestra Nazionale e direttrice musicale delle edizioni Le Chant du Monde. Nel 1953 è nominata professoressa al Conservatorio Nazionale Superiore di Parigi, dove insegna analisi dal 1969 al 1973. Nel 1972-1974 è ispettrice dei teatri lirici nazionali presso la Direzione della musica al Ministero della Cultura. Compositrice di talento, le dobbiamo della musica per orchestra tra cui tre Sinfonie, una Fantasia per pianoforte e orchestra, musica per il palcoscenico, musica da camera e strumentale e della musica corale.
Nella Sinfonia n.2 (1938) si percepisce una personalità dinamica e originale. La struttura è in tre movimenti (veloce-lento-veloce) con al centro una potente marcia funebre. La sinfonia a tratti ricorda Prokofiev e lo Stravinskij neoclassico, con un linguaggio sempre espressamente francese. Il direttore rumeno e l’Orchestre National de France affrontano questa partitura con uno sguardo vigile e rispettoso e soprattutto riguardosi dell’originalità del linguaggio e della scrittura della Barraine. Se dalle poche composizioni ascoltate sia difficile capire quanto sia importante la compositrice nel panorama musicale del novecento, dall’esecuzione di questa sera possiamo però affermare con certezza che questa sinfonia meriti più attenzione e presenza nei cartelloni delle orchestre sinfoniche.
Dopo la Barraine, la parte conclusiva del concerto: la Suite n.2 del Daphnis et Chloé di Maurice Ravel. Măcelaru, non c’è bisogno di dirlo, è un punto di riferimento per la musica francese ed in particolare per quella di Ravel. L’aspetto che più colpisce è l’economia del gesto di Măcelaru, la sua semplicità e adattabilità. La musica che ne scaturisce è spontanea, e beneficia di un fraseggio molto ampio e naturale. La suite di Ravel si è quindi potuta esprimere al meglio nella sua plasticità e nella sua lussuosa ricchezza sonora che mai ha interferito con la trasparente resa della scrittura. Di altissima classe tutti gli interventi solistici delle prime parti dell’orchestra: il primo violino di spalla Sarah Nemtanu e il primo flauto ospite Adriana Ferreira, volendo citare solo una parte per il tutto. Inaspettatamente, l’orchestra ed il suo direttore concedono un mirabolante fuori programma: una versione per orchestra di Hora Mărțișorului di Grigoraș Dinicu che conclude la serata parigina con una entusiasta ovazione.
Luca Di Giulio
(30 ottobre 2025)
La locandina
| Direttore | Cristian Măcelaru |
| Violino | Randall Goosby |
| Orchestre National de France | |
| Programma: | |
| Pëtr Il’ič Čajkovski | |
| Concerto per violino e orchestra op.35 | |
| Elsa Barraine | |
| Sinfonia n.2 | |
| Maurice Ravel | |
| Suite n.2 da “Daphnis et Chloé” | |
| Bis | |
| Grigoraș Dinicu | |
| Hora Mărțișorului | |






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