Parma: Il ruggito possente del vecchio Leo(ne).

Non è un Rigoletto comune quello andato in scena al Regio di Parma, non una consueta inaugurazione di stagione. Sulle assi del più verdiano dei palcoscenici si è celebrata una liturgia laica che ha coinvolto tutti: si onoravano i cinquant’anni di carriera di Leo Nucci e tutto è stato giustamente plasmato su di lui, gran sacerdote del culto del Cigno di Busseto.

Il tempo dispettoso ha sparso la sua polvere sulla voce opacando i centri, rendendo gli acuti meno luminosi, facendo sparire le note gravi, eppure questo Rigoletto convince del tutto. Il buffone irridente e cinico lascia il posto a un padre fragile per il quale la vendetta non è un obbligo ma la necessità di proteggere il suo unico bene; non c’è rivalsa di classe, solo l’affetto di genitore. Ogni frase, anche quando il canto diviene quasi parlato, trova la sua dimensione drammatica e si riempie di significato. Non ci sono bis delle romanze, solo un  Sì vendetta concesso a furor di pubblico e a sipario chiuso; tanto basta, il resto entrerà nella storia.

Gli altri officianti il rito portano il loro contributo alla sua piena riuscita, a cominciare da Francesco Ivan Ciampa, che alla testa di una disciplinata Orchestra dell’Opera Italiana ammansisce il volume quando è Nucci a cantare, anche negli insiemi, mettendolo sempre nella condizione di dare tutto quanto ha ancora di meglio. Agli altri Ciampa riserva tempi serrati e dinamiche spesso al limite del garibaldino e non del tutto rispondenti all’intimità che qui il dettato verdiano richiederebbe.

Stefan Pop appare inizialmente guardingo, poi il suo Duca si incammina sul giusto binario e alla fine convince del tutto. Gli acuti squillano sicuri, gli accenti sono incisivi e la dizione è perfetta.

Jessica Nuccio disegna una Gilda ricca di sfumature e ben variegata nel fraseggio, il tutto poggiato su di una linea di canto sicura.

Lo Sarafucile di Giacomo Prestia, pur ben cantato, difetta di quella nota notturna che caratterizza il personaggio, mentre appare perfettamente risolta la Maddalena appassionata e protettiva di Rossana Rinaldi.

Nello stuolo dei comprimari spiccano l’ottimo Marullo di Enrico Marabelli, il Monterone incisivo di Carlo Cigni e la Giovanna di Carlotta Vichi.
Figurano bene Giovanni Palmia (Borsa), Daniele Terenzi (Ceprano) e Arianna Manganello (Contessa si Ceprano e Paggio). Corretto l’Usciere di Tae Jeong Hwang.
Magnifica la prova offerta da Coro che, preparato da Martino Faggiani, canta come fosse una voce sola.

Perfettamente funzionale alla celebrazione l’allestimento trentennale di Pier Luigi Samaritani, tradizionalmente calligrafico ma non stucchevole, rivisto con garbo da Elisabetta Brusa che fa muovere i solisti e le masse lo stretto necessario; il resto è dato dall’impatto visivo di scene e costumi che richiamano i quadri di Veronese e Tintoretto, con i rossi e gli arancioni a gareggiare con l’oro e il verde.

Applausi per tutti, ovazioni prolungate per un Nucci commosso e un coro di loggionisti che scandisce “lunga vita”.

Alessandro Cammarano

(Parma, 12 gennaio 2018)

La locandina

DirettoreFrancesco Ivan Ciampa
RegiaElisabetta Brusa ricordando Pier Luigi Samaritani
Scene e CostumiPier Luigi Samaritani
LuciAndrea Borelli
Il DucaStefan Pop
RigolettoLeo Nucci
GildaJessica Nuccio
SparafucileGiacomo Prestia
MaddalenaRossana Rinaldi
GiovannaCarlotta Vichi
Conte di MonteroneCarlo Cigni
MarulloEnrico Marabelli
Matteo Borsa Giovanni Palmia
Conte di CepranoDaniele Terenzi
Contessa di CepranoArianna Manganello
Un paggioArianna Manganello
Un usciereTae Jeong Hwang
Orchestra dell’Opera Italiana
Coro del Teatro Regio di Parma
Maestro del CoroMartino Faggiani

Compila il form sottostante

Prego Login per commentare

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

  Iscriviti  
Notificami