Pavia: Falstaff, la morale della vita si comprende alla fine, ma solo con l’animo di un bambino

Si è conclusa il Week-end scorso al Teatro “Gaetano Fraschini” di Pavia l’avventura nel Circuito Lombardo della Nuova Produzione di “Falstaff”. Il lavoro che conclude il Catalogo Verdiano è senza dubbio una di quelle sfide artistiche di rischio capitale, sia musicale che drammaturgico.

Se l’ispirazione del libretto affonda le ragioni nelle lezioni magistrali delle composizioni shakespeariane, che magistrali sanno esserlo come poche altre, altrettanto l’ispirazione musicale è figlia del vissuto esperienziale e della consolidazione compositiva di un ormai più che maturo Giuseppe Verdi. Il connubio tra le due componenti fa di “Falstaff” una pietra miliare da un lato e una scommessa apparentemente persa in partenza nella maggior parte degli allestimenti possibili oggi.

Questa è un’Opera che non ammette fallo, non può prevedere ed accettare alcuna mancanza per sua natura generatrice. Ascoltare la nuova produzione del Circuito Lombardo è stata una sorpresa più che piacevole. In effetti, a leggere il nome di Roberto Catalano a firma della regia avremmo dovuto immaginare che la preoccupazione potesse essere un po’ esagerata: questo giovane artista siciliano ha fatto e sta continuando a fare molto bene (in questa produzione si è avvalso dell’altrettanto giovanissima Antonella Cozzolino come assistente alla regia). Il suo Falstaff è la denuncia contemporanea della decomposizione intellettuale di un mondo che ha smesso di fare due cose fondamentali per la sopravvivenza e la crescita della natura umana: leggere, e quindi apprendere grazie all’esercizio di una curiosità costruttiva che diviene poi senso critico; sognare, e quindi desiderare di realizzare nel vero la realtà impalpabile che muove la Vita dell’umanità in una direzione accrescitiva del mondo interiore. Un letto e un trenino sono al centro della stanza ultima di un vecchio uomo sciatto e rassegnato alla volgarità; volgono alla fine i suoi giorni terreni e il suo tempo finale è segnato dagli elementi che, molti anni prima, avevano scandito il tempo della pura possibilità: il trenino appunto (simbolo dello scorrere della Vita e incluso in un circolo chiuso e non in una rotaia infinita), assieme a questo i giocattoli (rigorosamente fatti a mano) e, ancora, i libri. La vicenda tutta è quindi da intendersi come un lungo e drammatico sogno: la commedia è commedia della vita, la tragedia umana delle bassezze figlie della superficialità è tragedia della perdita della possibilità di una realtà ideale in favore di un’aberrazione perversa della condotta quotidiana. Eccellente! Il tutto è accompagnato e coadiuvato da un impianto scenico funzionale e molto ben definito (Emanuela Sinisi), Costumi di foggia adatta e dettagliata che sanno vestire e suggerire (Ilaria Ariemme), Luci che spiegano e ammantano di senso (Fiammetta Baldisseri).

Il Cast è apprezzabile nella sua totalità e, anche qui, restiamo sorpresi. L’effetto sorpresa sulla resa è chiaro se rammentiamo che in gran parte abbiamo dinanzi tutti artisti molto giovani per questo Titolo. Fa eccezione anagrafica Alberto Gazale, nel Ruolo eponimo che, forte di una sicura esperienza e di una prassi consolidata funge da riferimento per la scena senza perdere colpi. Il suo Falstaff è coinvolgente e sonoro, giustamente grottesco ma non fintamente caricaturale; porta a casa la Recita con un apparente leggerezza, il che conferma la bontà della prova e della resa. Ford è Paolo Ingrasciotta, vero trionfatore della serata per consensi e ovazioni di pubblico; il baritono siciliano è in questa serata una scoperta: molte vote l’abbiamo ascoltato con nota in altri repertori ma mai come in questa occasione abbiamo avuto rivelazione di una pienezza del mezzo vocale (per padronanza ed intensità) che, confortato da una interpretazione di ottimo livello, pensiamo debba ottenere sempre maggior riuscita ed altrettanti sbocchi. Altra ottima prova quella della Mrs. Quickly di Daniela Innamorati la cui voce ha corpo di rara bellezza e la cui presenza scenica risulta pienamente coinvolgente e mai sopra le righe, chapeau! Affascinante e affascinata la coppia Fenton/Nannetta: Oreste Cosimo e Maria Laura Iacobellis; anch’essi ascoltati in altre occasioni, mostrano di essere in piena crescita e lasciano all’ascoltatore attento il desiderio vivo di riascoltarli ancora e seguirli. Molto bene anche gli altri: Ugo Tarquini è un Dott. Cajus incisivo e pienamente in linea col personaggio e con la sua rimarcazione registica; Cristiano Olivieri e Pietro Toscano disegnano, rispettivamente, un Bardolfo e un Pistola chiari e complici: indispensabili nel gioco delle parti e sempre funzionali alla loro rispondenza vocale. Ultime, ma non per importanza, le due “signore” del Libretto: Sarah Tisba – Alice Ford – riesce a sostenere l’arduo ruolo sino alla fine con presenza impeccabile e sostegno vocale idoneo anche nei punti più impervi, impresa non semplice che sicuramente potrà essere sempre meglio resa; Caterina Piva è una Meg Page deliziosa: molto bene sui vari profili, corrobora perfettamente per timbro e preparazione sia quanto la riguarda che a sostegno di altrui passaggi, ad maiora!

Tutto questo quadro è affidato nella gestione musicale alla direzione di Marcello Mottadelli: abbiamo assistito alla recita dalla prima fila e dal posto esattamente dietro le sue spalle. Specifichiamo perché, pur essendoci stati alcuni momenti “ni” di corrispondenza tra Palco e Buca, ci sentiamo di segnalarvi, avendolo molto apprezzato, l’entusiasmo vigoroso che animava il Direttore, le cui idee musicali condividiamo senz’altro e a cui, trattandosi di un Titolo così complesso anche strumentalmente, auguriamo di poter avere a disposizione strumentisti più “ubbidienti”.

Il Finale merita ulteriore menzione generale: si ritorna all’ambientazione della Scena iniziale (Letto, trenino, giocattoli…) qui accresciuta per dimensioni. Tutto il palco è un enorme letto la cui coperta ha impresse a stampa le “foglie della gran quercia di Herne. In fondo, se “tutto nel mondo è burla… Ma ben ride chi ride ultimo. La risata final”, miglior modo di una guerra di cuscini di piume che scoppiano sulle ultime note non poteva darsi per concludere una così ben fatta versione introspettiva di uno dei lavori più difficili che il nostro Repertorio conosca. Serata ottimamente riuscita, onore e vanto di un Circuito Lombardo che continua a giocare un ottimo ruolo nell’ardua battaglia a cui i nostri Tempi costringono chi nel Teatro italiano vuole crederci ancora, e davvero!

Antonio Cesare Smaldone
(15 dicembre 2018)

La locandina

Direttore Marcello Mottadelli
Regia Roberto Catalano
Scene Emanuele Sinisi
Costumi Ilaria Ariemme
Sir John Falstaff Alberto Gazale
Ford Paolo Ingrasciotta
Fenton Oreste Cosimo
Dott. Cajus Ugo Tarquini
Bardolfo Cristiano Olivieri
Pistola Pietro Toscano
Mrs. Alice Ford Sarah Tisba
Nannetta Maria Laura Iacobellis
Mrs. Quickly Daniela Innamorati
Mrs. Meg Page Caterina Piva
Orchestra I Pomeriggi Musicali Di Milano
Coro OperaLombardia
Maestro del coro  Diego Maccagnola

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