Pesaro: Vasilisa Berzhanskaya e la sfida oltre registro
Ci sono delle peculiarità che spuntano all’occhio solo dei più esperti o dei più appassionati come nel caso del primo concerto lirico-sinfonico nella programmazione della 46esima edizione del Rossini Opera Festival: scorrendo il programma, ci si chiede come possa una solista di formazione e natura vocale da mezzosoprano come Vasilisa Berzhanskaya impegnarsi in una selezione di arie che, per la maggior parte, appartengono al repertorio di soprano puro. Un azzardo? Un atto di coraggio?
In ogni caso, un’operazione che ha generato un doppio sentimento nell’ascolto: la curiosità preventiva di capire come si sarebbe districata e il piacere, alla fine, di aver assistito a un attraversamento di confini vocali condotto con misura, intelligenza e, in molti momenti, autentico smalto.
L’itinerario musicale andava dal repertorio operistico di Donizetti a Rossini, da Bellini a Verdi, intervallando pagine d’apertura sinfoniche ad arie celebri: una struttura che, almeno sulla carta, avrebbe potuto offrire quello spettro delle differenze espressive tra autori che tanto rende unico il nostro patrimonio musicale.
Differenze che, purtroppo, non sempre sono emerse con la nettezza attesa soprattutto in presenza di un’orchestra come la Sinfonica “G. Rossini” che ha costruito la propria reputazione in ambiente operistico proprio sulla frequentazione rossiniana.
Ed è qui che entra in gioco la bacchetta di François López-Ferrer. La sua idea musicale, soprattutto nei brani privi della guida interpretativa della solista, non è apparsa chiara e capace di delineare quelle sottili differenze che caratterizzano il repertorio operistico. Le sinfonie di Donizetti (Rosmonda d’Inghilterra) e di Bellini (I Capuleti e i Montecchi), invece di mettere in luce la specifica tinta armonica e drammatica dei rispettivi autori, hanno finito per assumere una patina quasi rossiniana, con curve dinamiche e impasti timbrici più vicini al pesarese che non ai due compositori lombardo e catanese.
Una scelta o un effetto collaterale di tempi di prova compressi? Difficile dirlo, ma resta al critico l’obbligo di rilevare la sensazione di una linea interpretativa non del tutto a fuoco.
Tutto cambia con il ritorno in scena della protagonista.
Nei Rossini cantati, la cavatina di Semiramide “Bel raggio lusinghier” e soprattutto il Finale terzo di Armida, l’orchestra ritrova immediatamente un respiro teatrale più definito, come se la voce catalizzasse energie e prospettive. In Armida c’era anche un valore aggiunto: la stessa Berzhanskaya ha ricordato come quel brano fosse stato oggetto di studio proprio a un ROF di quasi dieci anni fa, sotto la guida del compianto Alberto Zedda, diventando da allora uno dei suoi cavalli di battaglia. Un legame affettivo e artistico percepibile nella sicurezza con cui ha attraversato la scrittura impervia, scolpendo agilità e acuti con una naturalezza frutto di lunga consuetudine.
Interessante anche la sua incursione in territori meno immediatamente congeniali, come Bellini (“Ah, non giunge uman pensier” da La sonnambula) o Verdi (la romanza di Medora “Non so le tetre immagini” da Il Corsaro). Anche qui le difficoltà non mancavano di certo, soprattutto in presenza di tempi non sempre perfettamente calibrati, con la conseguenza di fraseggi non sempre sviluppati in tutta la loro ampiezza nei recitativi. Diverso il discorso per scene o arie in cui rare limitazioni nel respiro drammatico non hanno mai compromesso la qualità complessiva dell’esecuzione.
Il punto di maggior attesa, naturalmente, era quello degli acuti: il terreno tipico delle voci di soprano che, in questo contesto, diventava banco di prova per una mezzosoprano. E qui la solista ha superato l’esame a pieni voti: proiezione sicura, colore saldo e attacco preciso.
Una conferma di quanto il confine tra registri, soprattutto in mani esperte, possa diventare permeabile.
Un concerto di questo tipo, in un festival operistico, ha un merito particolare: consente a un’artista di confrontarsi con brani che probabilmente non affronterebbe all’interno di un’opera intera, per ragioni di tessitura o di resistenza. Ma al tempo stesso è un’occasione preziosa anche per il pubblico, che può ascoltare timbri diversi in arie familiari, scoprendo sfumature nuove o inattese.
Stavolta, il piacere della sorpresa ha vinto sulla prevedibilità.
In fondo, il Rossini Opera Festival vive anche di queste deviazioni dalla norma.
Non soltanto riscoperte filologiche o titoli rari, ma momenti in cui la voce si misura con territori che non le appartengono per tradizione, e proprio per questo acquisiscono un sapore diverso.
Berzhanskaya ha trasformato quella che poteva sembrare una scommessa in una dimostrazione di intelligenza vocale: non l’imitazione del soprano, ma la costruzione di un ponte tra due mondi timbrici, tra la densità vellutata del mezzosoprano e la brillantezza acuta del registro superiore.
Un esercizio di adattamento che ha portato con sé una lezione implicita: la classificazione vocale non è una gabbia, ma una mappa che si può leggere anche al contrario, se si ha la bussola dell’esperienza.
Uscendo dal Teatro Rossini, luogo del concerto, la sensazione era duplice: da una parte, l’appagamento per aver ascoltato un’artista capace di vincere una sfida di repertorio con eleganza e solidità; dall’altra, la curiosità per ciò che avrebbe potuto essere con una ancora maggiore chiarezza d’intenti complessiva. Forse è proprio questa curiosità, sospesa tra sorpresa e attesa, a costituire il sale di un festival che non si limita a celebrare un’eredità, ma la mette continuamente alla prova.
Carlo Emilio Tortarolo
(12 agosto 2025)
La locandina
| Mezzosoprano | Vasilisa Berzhanskaya |
| Direttore | François López-Ferrer |
| Orchestra Sinfonica G. Rossini | |
| Programma: | |
| Gaetano Donizetti | |
| Rosmonda d’Inghilterra – Singonia | |
| Vincenzo Bellini | |
| I Capuleti e i Montecchi – Sinfonia | |
| La sonnambula – “Ah, non giunge uman pensiero” | |
| Gioachino Rossini | |
| Semiramide – “Bel raggio lusinghier” | |
| Armida – Se al mio crudel tormento (Finale Terzo ) | |
| Giuseppe Verdi | |
| Il corsaro“Non so le tetre immagini” | |






Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!