Piacenza: il dialogo perfetto di Albanese e Orizio

L’incantevole cornice del Teatro Municipale di Piacenza, oltre a un cartellone operistico allettante per scelta e varietà di titoli, annovera una serie di appuntamenti concertistici di particolare rilievo.

Protagonisti della serata inaugurale della Stagione 2019-2020 sono stati due fra i più importanti esponenti del periodo romantico: Franz Liszt e Robert Schumann.

Il programma, formulato secondo un criterio ben preciso, prevedeva i due concerti per pianoforte e orchestra di Liszt e la Sinfonia n. 4 di Schumann.

I tre capolavori sono accomunati dalla volontà dei due compositori di rinnovare e in parte stravolgere, tramite una radicale ricerca formale, gli impianti strutturali del periodo Classico, in favore di una unitarietà che affonda le sue radici espressive nel genere del Poema Sinfonico.

Se però il linguaggio lisztiano può risultare arduo, soprattutto nel riconoscere una coesione intrinseca fra virtuosismo e mèlos, in Schumann è ravvisabile una maggior compattezza di intenti e un’affermata maestria nell’orchestrazione.

Sta pertanto agli interpreti cercare una chiave di lettura che possa favorire maggior respiro, soprattutto alle due pagine del genio ungherese.

Ciò si è avverato al Municipale grazie alla presenza di Giuseppe Albanese, pianista italiano che non ha bisogno di presentazioni, il quale, accompagnato dalla Filarmonica del festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo diretta da Pier Carlo Orizio, ha confermato di essere esegeta colto e raffinato.

Il Liszt di Albanese, consacrato alla memoria grazie a due pregevoli pubblicazioni discografiche, non è mai percussivo ma sempre teso verso una volontà espressiva e poetica.

Attentissimo al dialogo con gli strumenti, Albanese rende particolarmente intelligibile la scrittura alquanto ostile del Concerto n. 2 in la maggiore, gestendo con assoluto dominio della tastiera l’incessante alternarsi dei molteplici stati d’animo che rendono questa partitura un vero e proprio caleidoscopio emozionale.

Del Concerto n. 1, decisamente meno criptico rispetto al secondo, è emersa la sensibile attenzione verso le parentesi più intime, soprattutto nel seducente assolo con la vibrante violoncellista Ludovica Rana in cui Albanese si è rivelato anche raffinato camerista.

Applauditissimo, Giuseppe Albanese ha regalato tre squisiti bis: il notturno per la mano sinistra di A. Scriabin, il Rondò (moto perpetuo) dalla Sonata n. 1 op. 24 di C. M. von Weber e la Romanza per violoncello e pianoforte di Scriabin sempre in duo con Ludovica Rana.

Se i concerti di Liszt presentano non poche difficoltà di insieme fra solista e orchestra non da meno è la Sinfonia n. 4 di Schumann.

La prova è stata egregiamente superata dalla Filarmonica del festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo, una compagine giovanile che può vantarsi di avere un’identità artistica ben delineata.

Pier Carlo Orizio ha mirato a restituire una certa coesione alla partitura schumanniana tramite la scelta di tempi risoluti senza mai trascurare il fraseggio e la cantabilità negli abbandoni. Ne è scaturita una lettura tesa, febbrila, appassionata e al tempo stesso tersa e ben definita.

Applausi entusiastici da parte del pubblico piacentino.

All’uscita dal Teatro Municipale il freddo clima autunnale pareva stemperato dopo l’ascolto di queste pagine, il cui varco di bellezza si rinnoverà per tutta la stagione concertistica con altri interessanti e importanti appuntamenti.

Gian Francesco Amoroso

(8 novembre 2019)

La locandina

DirettorePier Carlo Orizio
PianoforteGiuseppe Albanese
Filarmonica del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo
Programma:
Franz LisztConcerto n.2 in la maggiore S. 125 per pianoforte e orchestra
Concerto n.1 in mi bemolle maggiore S. 124 per pianoforte e orchestra
Robert SchumannSinfonia n.4 in re minore op.120

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