Piacenza: la Trilogia è un successo
Successone per la Trilogia Verdiana andata in scena al Teatro Municipale di Piacenza.
Progetto ardito, realizzato con un cospicuo contributo del Ministero della Cultura, in cui le tre opere, non concepite da Giuseppe Verdi come un unico racconto consequenziale, sono state legate da un unico fil rouge registico e in parte da un solo cast vocale.
L’operazione è stata anticipata da una serie di eventi al fine di rendere edotto il pubblico sugli intenti di questo laborioso esperimento che vede protagonista una silloge definita popolare in quanto non solo celeberrima fin dai suoi esordi ma anche celebrata in tutto il mondo.
Il regista Roberto Catalano trova una chiave di lettura minimalista ed efficace dove l’elemento popolare cede il passo a una visione più concettuale e sofisticata. Uno spazio neutro, realizzato da Mariana Moreira, sul quale incombe lo spirito della maledizione che si insinua invadendo lentamente umane vicende.
Così ritroviamo Rigoletto che si interroga sulla maledizione con una mano sporcata di pece nera da un’entità inquietante, magnificamente impersonata da Marco Caudera che ha curato anche i movimenti scenici, che cede il testimone ad Azucena e via via imbratta la scena fino al lugubre terzo atto della Traviata.
I pochi elementi scenici, le essenziali e spesso fredde luci di Silvia Vacca, i raffinati costumi di Veronica Pattualli contribuiscono a rendere il tutto estremamente nitido e particolarmente inquietante.
Sul versante musicale ci troviamo di fronte a una scelta insolita e piuttosto perigliosa in quanto le tre opere che compongono la trilogia verdiana non sono una passeggiata sia dal punto di vista vocale che da quello interpretativo.
L’Orchestra Sinfonica di Milano, in origine Orchestra Verdi (LaVerdi per i milanesi), eccellente nel repertorio sinfonico, qui si dimostra meno a suo agio. Poco reattiva soprattutto in Rigoletto, migliora in Trovatore e Traviata mostrando tuttavia non poche imprecisioni di lettura e parecchie sbavature. A fronte di ciò Francesco Lanzillotta cerca di mantenere i suoi intenti imponendo tempi piuttosto rapidi anche laddove la compagine strumentale risulta deficitaria, provocando non pochi scollamenti tra buca e palcoscenico. Stringatissimo in Rigoletto, più disteso in Traviata e poco infuocato nel Trovatore, Lanzillotta spesso anticipa i tempi nelle fasi cadenzali a rammentare ai professori i passi successivi senza però una visione di insieme, complice, forse, la mancanza di ore di prove necessarie?
Tuttavia uno dei meriti di questa operazione è l’aver voluto restituire al pubblico l’integralità delle partiture, ripulite dai tagli e dalle varianti di tradizione. Ciò pone una riflessione più acuta sulla scrittura verdiana sempre coerente con gli intenti drammaturgici e lontana da quegli effetti enfatici che la tradizione ha imposto. Tuttavia una certa rigidità filologica può anche penalizzare un’esecuzione. Un esempio lampante è stato il da capo della cabaletta Oh mio rimorso! Oh infamia! in cui il tenore Francesco Meli ha avuto un evidente affaticamento nel finale.
Francesco Meli, presenza costante in questa trilogia, ha messo in luce le differenze di scrittura che caratterizzano i ruoli del Duca di Mantova, di Manrico e di Alfredo, con particolare attenzione al fraseggio, alla parola e a un certo lirismo insito nei tre personaggi. Meli, che negli ultimi anni si è spinto in ruoli più drammatici quali Don Carlo e Otello, risulta ora più a suo agio nella zona centrale della tessitura, dove possiede volume e facilità nelle mezze voci, a scapito di una maggior solidità negli acuti., tant’è che pubblico gli ha perdonato un si naturale mancato nell’ultimo intervento di Rigoletto, una défaillance nel finale della cabaletta di Alfredo e un vuoto di memoria nel duetto Parigi o cara.
Al suo fianco il baritono Luca Salsi, che in origine avrebbe dovuto cantare anche il Conte di Luna, si impone definendo un Rigoletto statuario, impetuoso, con accenti veristi a scapito del lirismo commovente. Il suo è un Rigoletto rabbioso ed estremamente drammatico, diametralmente opposto invece è il suo Garmont padre, in cui lascia trasparire anche l’elemento pietistico.
Nei panni del Conte di Luna troviamo invece il baritono Ernesto Petti, completamente a suo agio scenicamente, sfodera una vocalità spinta, d’impatto travolgente ma poco coerente con la scrittura verdiana che richiederebbe ben più sfumature e abbandoni.
Anche Maria Novella Malfatti è stata colpita dalla maledizione e colta da improvvisa indisposizione rinuncia al debutto in Rigoletto cedendo il ruolo di Gilda a Ruth Iniesta giunta all’ultimo momento. La Iniesta è una Gilda dai tratti fanciulleschi, sicura nella parte -anche nelle cadenze che generalmente si tagliano- svetta soprattutto nel primo atto.
La Malfatti entra in campo cautamente con Trovatore, al suo debutto nel ruolo. Dotata di vocalità ben gestita con facilità negli acuti, seppur non sempre uniformi nel passaggio con la zona centrale, canta il ruolo di Leonora in modo distaccato, con qualche incertezza, tuttavia la pasta vocale sarebbe adatta al ruolo ma necessita di maggior scavo interpretativo.
Più a suo agio in Violetta, nonostante alcune imprecisioni testuali e ritmiche, la Malfatti risulta sempre un po’ estranea al ruolo. La complessità di Violetta sta proprio nel mettere in luce l’evoluzione interiore che porta la protagonista ad accettare il suo destino in cui è insita anche una redenzione spirituale , di manzoniana memoria, che qui non si è percepita.
Ruggisce ed emoziona invece l’Azucena di Teresa Romano la cui vocalità poderosa ha infiammato il pubblico. Completamente calata nella parte, la Romano dipinge un’Azucena maiuscola, svettante negli acuti, ricca di accenti ma mai eccessiva, avvolgente nella zona medio-grave ed estremamente umana.
Più in disparte invece la Maddalena di Irene Savignano, ruolo breve ma che dovrebbe emergere maggiormente, mentre decisamente più a fuoco è risultata in Flora.
Il basso Adolfo Corrado spicca soprattutto nella parte di Ferrando rispetto a Sparafucile in cui la zona grave dovrebbe risultare più poderosa.
Bene tutte le parti di fianco: Ester Ferraro (Giovanna), Greta Carlino (Ines), Omar Cepparolli (Montenone, un Vecchio zingaro, il Dottor Grenvil), Nicola Zambon (Marullo, Il marchese d’Obigny), Simone Fenotti (Matteo Borsa, Ruiz, Gastone), Davide Maria Sabatino (Il conte di Ceprano, Il barone Douphol), Giulia Alletto (La contessa di Ceprano, Un paggio), Lorenzo Sivelli (Un usciere di corte, Un messo, Giuseppe), Massimo Pagano (Un domestico di Flora, Un commissario).
Infine il Coro del Teatro Municipale di Piacenza, istruito dal maestro Corrado Casati, si difende egregiamente.
Applausi, soprattutto a Verdi che come sempre infiamma il pubblico.
La Trilogia Verdiana forse meriterebbe un po’ di riposo… infatti il Municipale di Piacenza inaugurerà la stagione con Stiffelio, non perdetevelo!
Gian Francesco Amoroso
(29-31 ottobre e 2 novembre 2025)
La locandina
| Direttore | Francesco Lanzillotta |
| Regia | Roberto Catalano |
| Scene | Mariana Moreira |
| Costumi | Veronica Pattuelli |
| Luci | Silvia Vacca |
| Movimenti coreografici | Marco Caudera |
| Personaggi e interpreti: | |
| RIGOLETTO | |
| Il Duca di Mantova | Francesco Meli |
| Rigoletto | Luca Salsi |
| Gilda | Ruth Iniesta |
| Sparafucile | Adolfo Corrado |
| Maddalena | Irene Savignano |
| Giovanna | Ester Ferraro |
| Il conte di Monterone | Omar Cepparolli |
| Marullo | Nicola Zambon |
| Matteo Borsa | Simone Fenotti |
| Il conte di Ceprano | Davide Maria Sabatino |
| La contessa di Ceprano / Un paggio | Giulia Alletto |
| Un usciere di corte | Lorenzo Sivelli |
| IL TROVATORE | |
| Conte di Luna | Ernesto Petti |
| Leonora | Maria Novella Malfatti |
| Azucena | Teresa Romano |
| Manrico | Francesco Meli |
| Ferrando | Adolfo Corrado |
| Ines | Greta Carlino |
| Ruiz | Simone Fenotti |
| Un vecchio zingaro | Omar Cepparolli |
| Un messo | Lorenzo Sivelli |
| LA TRAVIATA | |
| Violetta Valéry | Maria Novella Malfatti |
| Flora Bervoix | Irene Savignano |
| Annina | Francesca Palitti |
| Alfredo Germont | Francesco Meli |
| Giorgio Germont | Luca Salsi |
| Gastone, visconte di Letorières | Simone Fenotti |
| Il barone Douphol | Davide Maria Sabatino |
| Il marchese d’Obigny | Nicola Zambon |
| Il dottor Grenvil | Omar Cepparolli |
| Giuseppe | Lorenzo Sivelli |
| Un domestico di Flora / Un commissionario | Massimo Pagano |
| Orchestra Sinfonica di Milano | |
| Coro del Teatro Municipale di Piacenza | |
| Maestro del Coro | Corrado Casati |














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