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Piacenza: Mineccia canta Mozart e i suoi “modelli”

Nel 250º anniversario del secondo viaggio di Wolfgang Amadeus Mozart in Italia la Fondazione Teatri di Piacenza ospita un progetto artisticamente e culturalmente molto interessante.

Nella favorevole acustica del Teatro Municipale si ritrovano un’orchestra -la neonata Farnesiana-, il clavicembalista convertito in direttore d’orchestra Luca Oberti e il controtenore Filippo Mineccia per incidere un CD per l’etichetta Glossa.

In programma non solo musiche di Mozart ma anche di autori che in quegli anni popolavano le stagioni dei teatri italiani e stranieri. 

Siamo nel 1771 quando Mozart (e suo padre) torna in Italia riscuotendo comprovati consensi, soprattutto nell’ambito dell’aristocrazia milanese. Assieme a lui parecchi erano i musicisti che si affacciavano alla ribalta dei teatri più prestigiosi in cerca di fortuna, molti di essi la ebbero, ma in vita, poi presto caddero nel dimenticatoio estinti e non più di moda. È importante riconoscere che all’epoca si viveva di musica contemporanea, non esisteva infatti il concetto di repertorio di tradizione di cui oggi principalmente viviamo.

Incontriamo, in questo raffinato programma, nomi quali Pietro Alessandro Guglielmi, Josef Mysliveček, Christoph Willibald Gluck e Niccolò Jommelli, personaggi -Gluck a parte- che raramente troviamo nei cartelloni dei teatri italiani. 

Nell’ascoltare le pagine scelte da Mineccia emergono diversi aspetti: il primo, più eclatante, sono i modelli ai quali il quindicenne Mozart si riferiva. Ritroviamo, infatti, nelle arie di Mitridate Re di ponto, di Ascanio in Alba e della Betulia liberata uno stile formale strettamente aderente a un tipo di scrittura convenzionale, strategia necessaria per essere accolti di buon grado da una società che amava cibarsi di un certo tipo di conformismo musicale. Al tempo stesso, all’interno di questa prassi, emerge il guizzo competitivo di Mozart che lo rende singolare anche nei primissimi lavori giovanili. 

Tuttavia se le convenzioni potrebbero risultare prevedibili, soprattutto per quanto riguarda la costruzione formale delle arie, nelle pagine di Guglielmi, Mysliveček e Jommelli si manifestano, con illuministico equilibrio, tutti quegli affetti tanto cari a Gluck.

Il canto di Filippo Mineccia è particolarmente teso e ricco di slanci, in continua ricerca espressiva anche nei passi virtuosistici, retaggio del precedente periodo Barocco. E qui si potrebbe aprire un complesso dibattito sul modo di eseguire questo repertorio. 

Se all’epoca di Mozart i modelli erano inevitabilmente barocchi, al tempo stesso Mozart -soprattutto quello della maturità- andò oltre, sperimentando nuove forme e linguaggi che sono andati oltre i classici schemi formali. È pertanto difficile stabilire un compromesso. Di certo la concertazione di Luca Oberti è più su un versante barocco, tanto’è che i cameristi della Farnesiana, pur suonando con strumenti moderni, hanno trattato le parti con un uso antico dell’arco ottenendo sonorità molto leggere, dando così molto spazio alla voce. 

L’operazione, riuscita, è stata accolta dal pubblico con calorosi applausi. 

Filippo Mineccia, reduce da otto giorni intensi di registrazioni, ha concesso generosamente un bis di rara bellezza che ha incantato gli spettatori: Dormi o fulmine di guerra dalla Giuditta di Domenico Scarlatti cantato a fil di voce.

Ora non ci resta che attendere l’uscita del CD.

Gian Francesco Amoroso 
(24 settembre 2021)

La locandina

ControtenoreFilippo Mineccia
DirettoreLuca Oberti
Cameristi Fanesiani
Programma:
Pietro Alessandro Guglielmi
Il Ruggiero, “Nel suo dolor ristretto”
Josef Mysliveček
Il Tobia, “Quando il vaso in colmo è pieno”
Christoph Willibald Gluck
Le feste d’Apollo, “Numi offesi”
Niccolò Jommelli
Armida abbandonata, Ouverture
Wolfgang Amadeus Mozart
Mitridate Re di Ponto, “Già dagli occhi il velo è sciolto” – “Venga pur minacci e frema”
Snfonia in Sol maggiore K74
Ascanio in Alba, “Al mio ben”
Betulia liberata, “Prigionier che fa ritorno” – “Parto inerme”

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