Pier Luigi Pizzi: la rinascita brillante di Gino Negri a Spoleto
Al Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto è andato in scena il Trittico di Gino Negri (qui la recensione), riscoperta di un autore originale e ironico. A firmarne la regia è Pier Luigi Pizzi, che in questa intervista ripercorre ricordi, incontri e passioni, raccontando la Milano culturale degli anni Cinquanta e la gioia di riportare alla luce un progetto vivace del teatro musicale italiano.
- Mi parla di Gino Negri. Come avvenne la prima del Trittico di Negri?
Ho conosciuto Negri negli anni Cinquanta a Milano e ho potuto assistere solo al debutto di Giorno di nozze in cui avevo apprezzato la protagonista Anna Nogara e il regista Pippo Crivelli, due carissimi amici. Dell’autore mi aveva colpito l’originalità della scrittura, musica e testo, il tono disincantato e il senso umoristico. Non ci fu una prima del Trittico, che nasce in questa occasione su un’idea de Enrico Girardi con la complicità di Marco Angius e in parte mia perché ai primi due titoli ho suggerito di aggiungere il Tè delle tre, di cui avevo disegnato scena e costumi per il debutto romano alla Cometa.
- Secondo lei quell’Italia che si concentrava a Milano intorno a Carpi, Il Piccolo, Strehler, Negri da un lato e dall’altro Jannacci e Gaber ha lasciato delle tracce nella cultura odierna?
La Milano di quegli anni è stata una formidabile fucina di cultura, che ha visto nascere tanti straordinari progetti, ma è andata via via esaurendosi con la sparizione dei protagonisti. Questa attuale proposta di Girardi ha il grande merito di far conoscere in modo significativo uno degli aspetti peculiari di quel momento irripetibile.
- Lei ha avuto modo di lavorare alla Scala ben presto con Rossini e poi da allora ha fatto diverse regie rossiniane e non solo. Come ricorda Gianandrea Gavazzeni, oggi quasi dimenticato dalla Scala anche se ne è stata la colonna della ripresa?
Proprio con Gianandrea Gavazzeni ho avuto la fortuna di debuttare in quei felici anni Cinquanta alla Scala col rossiniano Signor Bruschino . La mia ammirazione e la gratitudine per il Maestro sono sconfinate. Insieme abbiamo fatto un lungo percorso artistico non solo rossiniano, sempre ricco di scoperte.
Quando lavora con un direttore d’orchestra cosa le interessa di più?
Stabilire fin dall’inizio un’intesa che ci permetta di costruire il progetto senza contrasti.
- Rispetto alle tante regie liriche che imperversano nelle rivisitazioni contemporanee di capolavori di Verdi, Puccini ed altri, cosa ne pensa?
Credo che sia possibile trovare infinite chiavi di lettura per ogni opera. Mi interessano solo quelle che passano attraverso il rispetto della partitura e anche del libretto.
- Quanto è stato bello per lei rimettere in vita un progetto come quello realizzato per Gino Negri?
Un impegno felicemente vissuto, rassicurato fin dal primo giorno dalla professionalità e dall’entusiasmo di tutti. Non accade sempre. Mi sono molto divertito.
Marco Ranaldi




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