Pietro Torri: da Peschiera all’Europa

Lunga, errabonda e non troppo felice la vita di Pietro Torri da Peschiera sul Garda (ca 1660-1737), compagno fedele al suo principesco padrone, l’elettore Max Emanuel di Baviera, nei traslochi forzati da Monaco, Mons, Namur, Lille, Compiègne, Valenciennes e ritorno. Fra i consueti disastri della guerra nel suo caso quella di successione spagnola si annoveri per eccezione un effetto collaterale non infelice: la diffusione dell’oratorio drammatico di scuola italiana nella Francia settentrionale e nel Belgio vallone, a quel tempo parte dei Paesi Bassi ex-spagnoli passati sotto l’amministrazione di Vienna. Se pensavamo che l’odierna geopolitica sia affare intricato, eccoci serviti a dovere.

Dunque un libretto nobilmente logocentrico e moraleggiante, steso secondo i canoni della poetica d’Arcadia dal diplomatico pontificio Carlo Francesco Melchiorri; quasi un predicozzo in musica che l’Elettore in esilio volle autoinfliggersi nella Quaresima brussellese del 1706, forse per fare ammenda delle sproporzionate ambizioni militari che avevano attirato la rovina sui dominii ereditari della sua dinastia. L’assunto penitenziale non è lontano dal coevo Trionfo del tempo e del disinganno, musicato da Händel a Roma appena un anno dopo.

Solo che stavolta l’Anima da convertire a penitenza (contralto) non è una bella cortigiana, ma proprio un principe che il Piacere (soprano) e il Mondo (basso) spingono a coltivare la fame di potere e godimenti connaturata al suo alto rango. Al soccorso giunge la Grazia (soprano), personificazione di un impulso celeste cui Anima finirà per cedere dopo 90 minuti di recitativi, “sinfonie” e ritornelli strumentali, arie col da capo e cori: tre, parecchi per l’epoca.

L’orchestrazione è ridotta al minimo con un quartetto d’archi a parti reali appena arricchito da un oboe e due tastiere (organo positivo e clavicembalo); tutte prime parti di Musica Antiqua Köln. Il peso maggiore dell’esibizione virtuosistica grava comunque sulle parti vocali acute, a suo tempo confidate a castrati di cartello e qui sostenute dalle signore Barbara Schlick e Ingrid Schmithüsen nonché dal controtenore Derek Lee Ragin. Anche il basso-baritono Michael Schopper si disimpegna bene nel ruolo di diabolico tentatore che lo costringe a gagliardi salti di registro. Piano però: il cast pare un poco datato, e infatti questa registrazione risale nientemeno che al 1988, quando la partitura di Torri fu riesumata in prima mondiale al Festival International de Musiques Sacrées di Fribourg.

Tre decenni sono davvero tanti sulla volatile scala del gusto baroccaro. Forse la troppo metronomica concertazione di Reinhard Goebel e lo stile di canto dei solisti, ora scarso ed ora arbitrario nell’ornamentare, raccoglieranno qualche appunto dagli ascoltatori più esigenti. La strada sembra aperta ad una nuova realizzazione da parte di altri interpreti; magari di madrelingua italiana, visto che sovente l’emissione suona artefatta e la dizione non più che volonterosa.

Carlo Vitali

Info:

Pietro Torri
La vanità del mondo
B. Schlick, I. Schmithüsen, D. L. Ragin, M. Schopper
Musica Antiqua Köln
Reinhard Goebel

2 cd Musique en Wallonie MEW1890

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