Pola: il grande ritorno di Aida alla Pulska Arena

Chi l’avrebbe mai detto, ma erano vent’anni che l’anfiteatro di Pola, più noto come Arena di Pola o, in croato, Pulska Arena, non metteva in scena un’opera lirica. Sesto nel suo genere per grandezza è il monumento emblema della città, capoluogo dell’Istria, ed è monumento dal grandissimo valore simbolico e affettivo.
Fu costruito tra il secondo secolo a.C. e il quattordicesimo d.C. sotto l’imperatore Augusto, prelevando il materiale dalle cave di pietra situate alla periferia della città e attive ancor oggi. Fu poi ampliato dall’imperatore Vespasiano, la leggenda vuole per rendere omaggio a una sua amante del luogo. Fu oggetto di ampio restauro durante l’epoca napoleonica.
L’anfiteatro, in pietra calcarea bianca, è articolato in tre ordini grazie alla sovrapposizione di due serie di archi; una parete alleggerita da aperture quadrangolari corona l’edificio formando il terzo ordine. Degli avancorpi distribuiti sulla circonferenza danno ritmo alla costruzione. In origine la cavea, divisa in due meniani, comprendeva quaranta gradini per ospitare fino a ventitremila spettatori.
Oggi l’Arena di Pola è in grado di ospitare cinquemila spettatori ed è un ambito centro estivo di teatro e musica. Ogni estate è soprattutto il palco privilegiato del Pola Film Festival, ma vi si sono esibiti personaggi di fama internazionale, da Sting a Julio Iglesias, da Anastacia a Grace Jones, o – per restare nell’ambito della lirica – Luciano Pavarotti e Placido Domingo.
Quest’estate il Teatro Nazionale Croato Ivan Zaijc di Rijeka, l’ex Fiume, ha portato all’Arena di Pola due serate di musica d’arte rappresentandovi la classica Aida di Verdi e i Carmina Burana di Carl Orff in versione da concerto con la voce stellare di Sumi Jo fra i solisti.
L’Aida che abbiamo visto a Pola è sostanzialmente lo stesso spettacolo che il Teatro Nazionale Croato di Fiume aveva rappresentato l’estate scorsa ad Abbazia, all’interno del parco di Villa Angiolina, nell’ambito di un Festival la cui offerta musicale, come quella dell’Arena di Pola del resto, è mista.
L’Aida vista a Pola è l’esatto opposto di uno spettacolo dell’Arena di Verona, sia in versione tradizionale sia in versione Fura dels Baus. L’allestimento di Marin Blazevic che ne firma la regia, è minimalista. Le scenografie di Dalibor Laginja sono essenziali, i costumi di Sandra Dekanic abbondano in oro, il disegno luci di Dalibor Fugosic è molto indovinato nel rilevare gli stati d’animo dei protagonisti che lo spettacolo evidenzia e antepone all’aspetto pompier dell’opera in quattro atti, qui suddivisa in due parti e che nel finale mette a confronto i due amanti rinchiusi nella tomba in attesa della morte a un video di vita quotidiana firmato da Marin Lukanovic lasciando nell’ombra Amneris orante.
Il Coro stabile del Teatro Nazionale Croato di Fiume, molto ben preparato da Nicoletta Olivieri, è – come nella tragedia greca – in scena fin dall’inizio sul fondo del palcoscenico, testimone delle imprese di Radames, dell’amore di Aida, della gelosia di Amneris, della sete di vendetta di Amonasro.
Qualche limite è da rilevare nelle coreografie di Selma Banich, ma è un rilievo minimo che facciamo a uno spettacolo che può dirsi più che riuscito e che il pubblico internazionale dell’unica rappresentazione in programma quest’estate ha molto applaudito e apprezzato nonostante un’amplificazione non esattamente esemplare.
Sul fronte musicale la compagnia di canto può contare su una protagonista, Kristina Kolar, poco mediatica ma molto efficace e in grado di modulare il suono, anche all’aperto, fino al registro estremo della sua bella voce di soprano essenzialmente lirico e di rappresentare un’Aida di forte intensità espressiva. Walter Fraccaro, che sostituiva l’annunciato Fabio Armiliato, è un sicuro Radames, anch’egli capace di passare dall’eroismo che è la principale caratteristica del suo personaggio, alle mezzevoci elargite nei duetti con la celeste amata. Dubravka Separovic dell’Opera Nazionale Croata di Zagabria, è un’Amneris pugnace al punto giusto, anche se di non torrenziale tonnellaggio vocale. Convince meno che nelle recenti interpretazioni di Macbeth e Falstaff, ma non demerita, l’Amonasro di Giorgio Surian, mentre vanno apprezzati gli interventi di Carlo Colombara che è, come si può ben intuire, un Ramfis di lusso, Luka Ortar che è un giovanissimo Re d’Egitto, Marko Fortunato un altrettanto giovane Messaggero e Annamarija Knego, la Sacerdotessa che intona in scena la melodia orientaleggiante dell’Immenso Ftà.
L’Orchestra stabile del Teatro Nazionale Ivan Zajc di Fiume si comporta con onore e asseconda il direttore e concertatore Ville Matvejeff nella sua ricerca di un’Aida, e quindi di un Verdi lirico ed espressivo, anziché sonoro e magniloquente.
Aida continua a restare nel repertorio del Teatro di Fiume ma non sarà immediatamente ripresa nella città cara a D’Annunzio che annuncia, dopo la pausa estiva, nuove produzioni di Nikola Subic Zrinski di Ivan Zajc in apertura di stagione, Roméo et Juliette di Gounod in coproduzione con il Teatro Alighieri di Ravenna, Le Nozze di Figaro di Mozart in coproduzione con il Piccolo Opera Festival del Friuli Venezia Giulia e con Punto Arte di Amsterdam ed Elektra di Richard Strauss in coproduzione con la Slovenska Filarmonija e il Cankarjev Dom di Lubiana.

Rino Alessi
(27 luglio 2018)

La locandina

DirettoreVille Matvejeff
RegiaMarin Blažević
SceneDalibor Laginja
CostumiSandra Dekanic
LuciDalibor Fugosic
Personaggi e interpreti:
AidaKristina Kolar
RadamesWalter Fraccaro
RamfisCarlo Colombara
AmnerisDubravka Šeparović Mušović
AmonasroGiorgio Surian
Re d’EgittoLuka Ortar
SacerdotessaAnamarija Knego
MessaggeroMarko Fortunato
Orchestra stabile e Coro del Teatro Nazionale Ivan Zajc di Fiume

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