Portofino: Dominique Meyer, la Scala alla premiazione del CLIP

Uno dei porticcioli più noti al mondo, quello della baia di Portofino, ha fatto da cornice alla 5° edizione di CLIP, Concorso e Festival Lirico Internazionale di Portofino. Ricco il numero di partecipanti provenienti da 38 paesi di tutti i continenti. Sei, i giovani premiati dalla giuria internazionale presieduta da Dominique Meyer – due ex aequo per primo, secondo e terzo premio. Due soprani le vincitrici del primo premio ex aequo, Federica Gulda, italiana ventiduenne e Gemma Summerfield, irlandese ventottenne, mentre il secondo premio è andato al soprano Veronica Marini e al tenore di origine cinese Chuan Wang, e il terzo al mezzosoprano francese Ambroisine Bré e al baritono polacco Szymon Mechlinski. Ad accompagnarli per il concerto di chiusura del Concorso nella Piazzetta di Portofino lo scorso 26 luglio la Filarmonica dell’Opera italiana Bruno Bartoletti diretta da Aldo Salvagno. Tra le arie proposte per l’occasione, l’aria della Regina della Notte “Der Hölle Rache” e di Pamina, “Ach, ich fühl’s” dal Flauto di Magico di W. A. Mozart; l’aria di Elvira “Qui la voce… Vien, diletto”, da I Puritani di V. Bellini e di Tonio “Ah! Mes amis”, da La Figlia del Reggimento di G. Donizetti e, infine, l’aria di Sesto, “Parto, parto” da La Clemenza di Tito di W. A. Mozart e l’aria del Principe Yeletsky “Ja vas lyublyu” da La Dama di Picche di P. Tchaikovsky. Ma, come nasce l’idea di CLIP? «Nasce sostanzialmente dalla mia esperienza personale: avendo una moglie soprano da accompagnatore mi era capitato di osservare diversi concorsi di canto lirico. Ma anche dalla mia passione per la lirica e l’organizzazione. A differenza del Concorso Bottesini, di cui mi occupo ugualmente come Direttore dell’Associazione Bottesini, con Franco Petracchi Presidente Onorario e Enrico Fagone, Direttore Artistico, questo concorso nasce interamente da una mia idea, l’idea di un Concorso ideale, divenuta realtà al rientro da una mia esperienza formativa parigina: l’unione di un luogo con cui ho un legame particolare e di grande attrattiva turistica come Portofino e di un buon progetto», spiega il Direttore Artistico, Francesco Daniel Donati. Degna di nota la giuria del concorso, composta, oltre a Meyer, da Peter de Caluwe, Direttore Generale del Teatro La Monnaie di Bruxelles, Sophie de Lint, Direttrice del Teatro Dutch National Opera di Amsterdam, Olga Kapanina, Casting Director del Teatro Bolshoi di Mosca, Gianni Tangucci, Coordinatore Artistico dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino e Annette Weber, Casting Director del Teatro Staatsoper di Amburgo. Una giuria la cui singolare costituzione «muove dalla volontà di offrire una sorta di garanzia di trasparenza, senza che esista interesse di avvantaggiare l’uno o l’altro, e di avere dei membri in grado di offrire dei contratti ai cantanti più meritevoli», spiega Donati, che prosegue «a rendere unico CLIP rispetto a progetti analoghi credo sia, per quel che sento dire da giudici e concorrenti, al di là della qualità artistica, l’atmosfera unica che si viene e a creare in ogni edizione grazie alla partecipazione degli abitanti del borgo e dei sostenitori; un incredibile circuito di ospitalità davvero coinvolgente, quasi una moderna forma di mecenatismo». Ancora, a proposito del successo sempre maggiore riscontrato dal Concorso in termini di seguito ed adesioni, interpelliamo il Presidente di Giuria Dominique Meyer, Direttore del Teatro Staatsoper di Vienna e prossimo Sovrintendente del Teatro alla Scala di Milano.

  • Cosa l’ha indotta a sposare la causa di un’intrapresa come CLIP?

«Quando Francesco Daniel Donati è venuto a trovarmi nel mio ufficio di Vienna proponendomi Clip, abbiamo subito trovato sintonia d’intenti. Francesco come me, è un grande frequentatore di concorsi e negli anni, vedendone tanti, aveva sviluppato un pensiero chiaro su quale debba essere il concorso ideale: in primis la giuria, composta da persone che grazie alle loro cariche, possano immediatamente offrire ai talenti in cui credono, possibilità concrete di carriera, firmando contratti. Persone che venendo sia dal nord sia dal sud d’Europa possano trovare nelle diverse scuole di canto dell’opera globalizzata di oggi, voci adatte alle loro esigenze che ovviamente differiscono da pubblico a pubblico. Infine un concorso che creasse un clima famigliare, amichevole e piacevole di lavoro e in questo Francesco è stato bravissimo, coinvolgendo tutta la comunità di Portofino e facendo sentire tutti a casa».

  • Quali, notevoli qualità vocali a parte, le caratteristiche che si rivelano vincenti per distinguersi ed essere notati nell’odierno mondo dell’opera?

«La qualità complessiva si è alzata quindi la competizione è dura, ma va anche detto che la globalizzazione dell’opera offre anche nuove sale e una pluralità di opportunità notevole. Le doti sono sempre le stesse e gli strumenti i medesimi: concorsi con le giurie giuste, opera studio, contratti studente».

  • Sull’importanza di riportare in auge il ruolo di direttore artistico come vero e proprio “talent scout”?

«Io sono un uomo libero e personalmente adoro scoprire nuovi talenti e sostenerli, per me sono i miei bambini e quando li vedo crescere, come nel caso fra tanti di Maria Nazarova, sono felicissimo ed estremamente orgoglioso».

  • Come vede, avendo operato a lungo all’estero, la situazione musicale italiana nel complesso?

«Si percepisce la fatica. I soldi arrivano sempre all’ultimo momento, mentre l’opera ha bisogno di grande pianificazione e preparazione, nonché di grande stabilità che manca, i Sovrintendenti stanno troppo poco in carica e il ricambio rapido non consente quel lavoro intenso di preparazione che è indubitabilmente vitale al buon esito. La politica lo deve capire. Un direttore artistico dovrebbe essere nominato almeno due anni prima dell’inizio del suo lavoro, così da studiare attentamente la realtà dove sta andando a lavorare, facendosi un’idea ben precisa di ogni singolo dettaglio prima di entrare nel vivo dell’azione. Quindi dovrebbe rimanere in carica per un tempo sufficientemente lungo da poter sviluppare con serenità le idee, servono stabilità, un indirizzo preciso e un controllo sereno. L’opera è nata in Italia ed è un patrimonio della nostra civiltà che abbiamo il dovere di preservare e tramandare alle future generazioni. Ad esempio il lavoro sui bambini è fondamentale: a Vienna ho regolarmente commissionato opere contemporanee per i bambini, con bambini protagonisti che dovevano studiare e prepararsi per affrontare il pubblico di coetanei, a loro volta preparati all’ascolto dalla collaborazione con le scuole cittadine. I bambini non hanno barriere ideologiche o preconcetti, sono aperti ad ogni stimolo, ma vanno anche avvicinati al nuovo con garbo, non di certo partendo da un’opera qualsiasi tanto per dire di averli portati a teatro».

Luisa Sclocchis
(22/26 luglio 2019)

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