Raffaele Pe illumina i volti di Giulio Cesare

Ci sono produzioni discografiche buone, altre dimenticabili, altre ancora che meritano un secondo ascolto e poi ci sono quelle “must have”; Giulio Cesare, a Baroque Hero, pubblicato da Glossa, appartiene senza dubbio alcuno a quest’ultima categoria per una serie di motivi che cercheremo in breve di mettere in luce.
La figura di Giulio Cesare è già di per se stessa barocca, fra rigori ed eccessi, amore e guerra, dolcezza e furore, e proprio per questo motivo non poteva sfuggire all’attenzione di più di un compositore nell’arco di quasi cent’anni, Händel in testa, che ne fecero il protagonista dei loro lavori intonati prevalentemente sui libretti del Bussani – Cesare in Egitto – e di Haym – Giulio Cesare in Egitto –, con interventi di Goldoni e Ottoboni, cui si aggiunge La morte di Cesare di Gaetano Sertor.

Raffaele Pe, accompagnato assai bene da La Lira di Orfeo sotto la guida di Luca Giardini, intraprende un viaggio affascinante alla scoperta dei mille volti di Cesare attraverso una scelta di arie che vanno da quelle più conosciute di Händel,  passando per i meno ricordati Pollarolo e Giacomelli e arrivando alle soglie del Diciannovesimo secolo con gli epigoni Niccolò Piccinni e Francesco Bianchi e lo fa con una ricchezza di mezzi vocali e una proprietà stilistica tutt’altro che comuni.
Particolarmente interessanti i due estratti dalla Morte di Cesare di Bianchi, che scrisse il ruolo eponimo per Gasparo Pacchiarotti, uno degli ultimi grandi castrati del Settecento, ovvero “Saprò d’ogn’alma audace” e  “Rasserena i mesti rai” nei quali duplice natura del personaggio si rivela con particolare acume grazie ad un fraseggio equilibrato e meditatissimo.
Pe sfodera poi agilità limpide che esibisce comunque con bella misura, ponendole a servizio della musica e della parola, attento a non svilirle a mero sfoggio di bravura, poggiando il suo canto su una linea di trasparente uniformità.

In Händel si sfiora la perfezione, soprattutto in “Al lampo dell’Armi”, e in Piccinni, segnatamente nel “Tergi le belle lagrime” il livello di coinvolgimento emotivo è davvero alto.
Valore aggiunto della produzione è dato dalla scelta di inserire “Son nata a lagrimar”, dove Pe smette i panni di Cesare per vestire quelli di Sesto dando vita, insieme a una Raffaella Lupinacci  – Cornelia – in stato di grazia, ad un’interpretazione dolorosamente intensa e spogliata di qualsiasi retorica.
Bello il bonus track, che Pe dedica a “Scherza infida”, dallo händeliano Ariodante, e dove dà ulteriormente prova della sua capacità di cogliere il senso più profondo della frase.

Applausi anche al fotografo Nicola Dal Maso (RibaltaLuce Studio) e alla designer Rosa Tendero, che hanno concepito e realizzato l’immagine di copertina del CD, una delle più belle viste negli ultimi anni  e quelle dell’esauriente libretto.

Alessandro Cammarano

Giulio Cesare, a Baroque Hero
Raffaele Pe Controtenore
La Lira di Orfeo
Luca Giardini Concertmaster
Glossa Music GCD923516

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