Ravenna: le affabulazioni di Orazio Sciortino

«Egli fa tutto ben quello ch’ei fa», dice Susanna di Cherubino, e sono parole che ben si attagliano a Orazio Sciortino. Pianista, compositore e direttore d’orchestra, Sciortino fa tutto bene, anzi benissimo, con la sapiente disinvoltura di chi ha lunghi studi alle spalle, dai quali deriva una preparazione tecnica impeccabile, e insieme la spontaneità di chi, per dote di natura, la musica la respira come l’aria.

L’ha dimostrato una volta di più al Teatro Alighieri di Ravenna, il 4 maggio, in un concerto con l’Orchestra di Padova e del Veneto organizzato dall’Associazione Angelo Mariani. In programma il Concerto per pianoforte e orchestra n. 18 K 456 di Mozart, la Sinfonia n. 5 D 485 di Schubert e, tra i due, una composizione dello stesso Sciortino: Al gran cerchio d’ombra per archi.

«Scrivere musica oggi ha senso solo se c’è un dialogo con il passato», ha dichiarato qualche anno fa in un’intervista, e con le sue capacità di dialettica e di analisi Orazio Sciortino ha tracciato a Ravenna, ben coadiuvato dalla valente Orchestra, un arco interpretativo vibrante dalla prima all’ultima nota del concerto, in cui il suo brano si inseriva con caratteri contrastanti ma per nulla incompatibili rispetto a quelli degli altri lavori, entrambi nella tonalità di Si bemolle maggiore.

Pianista sensibile e brillante, direttore sapiente e mai banale, sia dalla tastiera sia sul podio e sempre senza bacchetta, il musicista originario di Siracusa e trapiantato a Milano si è presentato come compositore con Al gran cerchio d’ombra. Ed è giusto sottolineare il merito dell’Associazione Angelo Mariani e dell’Accademia Filarmonica di Verona, che hanno commissionato insieme il lavoro dimostrando un’apertura alla musica d’oggi che si riscontra in pochi cartelloni.

Il brano, di una decina di minuti, prende il titolo da un verso delle Rime di Dante Alighieri ed è stato composto e presentato in prima assoluta a Verona nel 2021 per onorare i settecento anni dalla morte del Sommo poeta. Dante cita due volte il verso nel De vulgari Eloquentia in riferimento al trovatore Arnaut Daniel, che ammirava e di cui accolse influssi. Daniel era un esponente del trobar clus, una forma poetica difficile, che ricercava l’ermetismo fino all’impenetrabilità e per questo era accessibile solo ai lettori più colti.

L’asperità poetica si traduce non in una mancanza di comprensibilità del raffinato lavoro di Sciortino, ma nella qualità del suo scuro clima sonoro ed emotivo, che si impernia su una cellula motivica continuamente ripresa dagli archi in varia aggregazione, dal procedere rarefatto dell’inizio al pieno della parte centrale; il ritorno a un tessuto musicale più rado dà l’impressione di una circolarità del pezzo, in riferimento al “cerchio” del titolo, ma in realtà il materiale è elaborato in maniera diversa rispetto al principio. Il brano, privo di effettismi ma profondamente eloquente, ha conquistato il pubblico che l’ha accolto con lunghi applausi. Il successo è stato molto vivo anche per il Concerto di Mozart e dopo la Sinfonia di Schubert, alla fine della serata, con numerose chiamate al  versatile musicista.

Patrizia Luppi
(4 maggio 2022)

La locandina

Direttore e pianistaOrazio Sciortino
Orchestra di Padova e del Veneto
Programma:
Wolfgang Amadeus Mozart
Concerto per pianoforte e orchestra n. 18 in Si bemolle maggiore K 456
Orazio Sciortino
Al gran cerchio d’ombra per archi
Franz Schubert
Sinfonia n. 5 in Si bemolle maggiore D 485

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