Ravenna: nuovo inizio con Muti e i Wiener Philharmoniker

La breve ma molto significativa tournée italiana dei Wiener Philharmoniker con il direttore Riccardo Muti si è conclusa due giorni fa al Teatro alla Scala di Milano, dopo aver toccato il Teatro del Maggio di Firenze e l’Alighieri di Ravenna, dove abbiamo ascoltato il concerto inaugurale. La  tournée è stata organizzata per festeggiare gli ottant’anni che Muti compirà il 28 luglio e ha riportato i Wiener a esibirsi in pubblico per la prima volta dal novembre dell’anno scorso. Per il suo inizio è stata dunque prescelta la città romagnola, che è parecchio agguerrita dal punto di vista artistico e culturale; è chiaro che tale decisione ha molto a che fare da un lato con il rapporto privilegiato e collaudato per più di cinquant’anni, di profonda affinità elettiva, che lega i Wiener con Muti, e dall’altro con il pluridecennale legame che il direttore ha con la città romagnola, dove risiede, e con il Ravenna Festival. La presenza dei Wiener con Muti è stata infatti considerata come un’anteprima del Festival, che quest’anno si terrà dal 2 giugno al 31 luglio.

Per consentire al più gran numero di persone l’ascolto nello storico Teatro Alighieri, la cui capienza è limitata attualmente a duecentocinquanta posti, i concerti sono stati due, uno di seguito all’altro, con una suddivisione del programma che è stato poi presentato nella sua completezza a Firenze e a Milano: l’ouverture di Mendelssohn Meeresstille und glückliche Fahrt ad aprire sia il concerto delle 17 sia quello delle 20, poi la Quarta sinfonia di Schumann nel primo e la Seconda di Brahms nel secondo. Il bis in entrambi i casi, come nelle altre due città, è stato il Kaiser-Walzer di Johannes Strauss figlio, lo stesso che il primo gennaio scorso Muti e i Wiener avevano eseguito, per il Concerto di Capodanno, nel Musikverein di Vienna immerso in un’atmosfera raggelante, con l’immensa Sala d’oro vuota di pubblico.

Tutt’altra atmosfera all’Alighieri, con applausi scroscianti, grida di entusiasmo, standing ovation. All’eccellenza dell’esecuzione si aggiungeva del resto il significato simbolico di questi concerti, che hanno aperto la strada a una nuova libertà di fare e ascoltare musica tutti insieme e di riprendere possesso degli spazi dei nostri teatri. Le emozioni erano chiaramente percepibili a Ravenna nei volti sorridenti e commossi degli spettatori, e molti sorrisi intercorrevano anche tra Muti e i musicisti viennesi sul palcoscenico, dove i Wiener si sono esibiti senza mascherina e due per leggio, grazie al numero altissimo di vaccinati tra le loro file e ai continui tamponi praticati.

È quasi superfluo rilevare l’altissimo magistero dei Wiener Philharmoniker, che anche in quest’occasione hanno esibito compattezza, smagliante padronanza della pratica strumentale e disinvolta duttilità, sensibili e partecipi di fronte anche al minimo gesto di Riccardo Muti. Il velluto scuro disteso dagli archi bassi nell’Adagio del brano di Mendelssohn, gli interventi mirabili del primo violoncello Tamás Varga nel secondo tempo della Sinfonia schumanniana sono solo due esempi delle qualità che l’orchestra viennese sa dispiegare nelle file come nei singoli.

Muti ha offerto un’interpretazione meditata e profonda dei due brani. Tra le qualità principali del direttore napoletano c’è lo scandaglio analitico al quale continua a sottoporre ogni lavoro, anche se già affrontato mille volte, e c’è la capacità di individuare il senso, il peso e il giusto colore di ogni linea strumentale, inserendola in una costruzione complessiva di estrema coerenza. Lo si è apprezzato in particolare nella sinfonia di Schumann, opera che da un lato guarda avanti, soprattutto nel nuovo modo di affrontare l’elaborazione tematica, dall’altro si rivolge al passato con gli episodi contrappuntistici, pur se non rigorosissimi, che ne fanno parte. Muti l’ha letta con grande eloquenza e, alla fine del concerto, il pubblico ha reagito con applausi trionfali, rinnovati dopo il trascinante valzer straussiano offerto come bis.

Poiché le cronache hanno registrato analogo successo anche a Firenze e a Milano, si potrebbe dire che la tournée dei Wiener e Muti abbia avuto esito felice. In questi ultimi giorni, però, la stampa e i social hanno attribuito molto più spazio a un pettegolezzo (le fonti sono anonime) su fatti avvenuti in un camerino rispetto a quello impiegato per parlare, ed eventualmente discutere, delle questioni musicali e dell’interpretazione nei concerti della tournée. Un assaggio della superficialità dominante, che privilegia fatti di nessun reale interesse, e una triste coda per un avvenimento che ha segnato simbolicamente un nuovo inizio, portando alti i valori della musica.

Patrizia Luppi
(9 maggio 2021)

La locandina

DirettoreRiccardo Muti
Wiener Philharmoniker
Programma:
Felix Mendelssohn-Bartholdy
Meeresstille und glückliche Fahrt op. 27
Robert Schumann
Sinfonia n. 4 in Re minore Op.120

0 0 voti
Vota l'articolo
Iscriviti
Notificami

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

0 Commenti
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti