Ravenna: Trilogia d’autunno 2018 nel nome di Verdi

Da sette anni, il Ravenna Festival estende la propria programmazione oltre la stagione estiva con la Trilogia d’autunno: tre spettacoli replicati due volte per soddisfare la domanda di un pubblico sempre crescente, tre titoli che possono essere collegati dall’avere lo stesso compositore oppure da una vicinanza cronologica (come l’anno scorso Cavalleria rusticana, Pagliacci e Tosca) o dal genere di appartenenza; un paio di edizioni, infatti, sono state dedicate al Balletto del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo e a operette prodotte dai teatri ungheresi.

La Trilogia di quest’anno, inaugurata il 23 novembre e in corso fino al 2 dicembre, è ritornata a Giuseppe Verdi, protagonista delle prime due annate, con nuove produzioni di Nabucco e Rigoletto e la ripresa dell’Otello del 2013 con sostanziosi cambiamenti: opere legate dal filo dei rapporti di potere tra i personaggi e, in scena, accomunate da un trono dorato che del potere istituzionale è il simbolo. A creare gli allestimenti è un team che negli anni si è ampiamente rodato: la regia e l’ideazione scenica sono affidate a Cristina Mazzavillani Muti, fondatrice e presidente del Festival ravennate, affiancata dal light designer Vincent Longuemare e dal costumista Alessandro Lai, con l’apporto in questa edizione dei visual designer Davide Broccoli e Paolo Micciché e, per Nabucco, del sound designer Alessandro Baldessari.

Anche la formula degli spettacoli mantiene una cifra comune anno dopo anno, pur nella varietà delle soluzioni escogitate grazie alla continua sperimentazione; fondamentale il ricorso a velari su cui sono proiettate delle immagini e, soprattutto per le prime due opere nella Trilogia 2018, a particolari fortemente ingranditi di oggetti e opere d’arte che diventano elementi scenici di forte impatto: per esempio, la Menorah, la lampada a sette bracci che domina le prime scene di Nabucco, o i particolari degli affreschi di Mantegna per la mantovana «Camera degli sposi» in Rigoletto. Il ricorso alla tecnologia coinvolge anche la dimensione sonora, con effetti di spazializzazione e di riverberazione del suono che, tra l’altro, aggiungono pennellate di drammatico realismo alla tempesta del finale di Rigoletto e all’uragano con cui si apre Otello.

Nel complesso, pur con qualche idea un po’ stravagante come i suoni elaborati al computer che precedono gli atti di Nabucco, gli allestimenti delle tre opere posseggono una qualità narrativa di notevole chiarezza ed efficacia e possono contare su una dimensione visiva quasi sempre coinvolgente, con punte di sicuro effetto come, per fare solo un paio di esempi, il rogo del tempio di Nabucco realizzato con l’uso sapiente delle luci o il già citato uragano di Otello, con gli evocativi movimenti degli artisti del coro. Non sempre felice, invece, la scelta dei costumi; in particolare, non vediamo il motivo di usare reggiseni color carne per simulare, in modo davvero poco elegante, la nudità delle brave artiste del gruppo DanzActori in un paio di scene d’insieme piccanti: se non si vuole osare il seno nudo, il quale peraltro non dovrebbe essere più da tempo motivo di scandalo, molto meglio limitarsi a un costume coprente.

Tre le opere e tre quest’anno le sostituzioni, dovute a mali di stagione, tra i protagonisti della parte musicale; il direttore di Nabucco doveva essere Pietro Borgonovo, ma al suo posto è salito sul podio Alessandro Benigni; Rigoletto ha accumulato due assenze e proprio nei ruoli principali: il tragico buffone sarebbe dovuto essere interpretato da Francesco Landolfi, al cui posto si è prodotto Andrea Borghini, mentre, dopo una prima rappresentazione sostenuta coraggiosamente fino in fondo, nonostante un problema di salute che si è fatto evidente dopo un buon inizio, Giordano Lucà ha lasciato per le due repliche il ruolo del Duca di Mantova a Giuseppe Tommaso, che sostiene anche la parte di Cassio in Otello.

Sul podio, più che il diligente Benigni, probabilmente svantaggiato dal coinvolgimento tardivo, e più che Nicola Paszkowski (direttore di ormai lunga esperienza che, però, ha spinto più volte l’orchestra a volumi eccessivi nel corso di Otello, prevaricando i cantanti), chi ha convinto è stato Hossein Pishkar in Rigoletto. Allievo di Riccardo Muti nell’edizione 2017 dell’Italian Opera Academy, il giovane direttore iraniano ha mostrato temperamento spiccato, sensibilità nel rapporto con il palcoscenico e personalità di scelte interpretative, sostenute dalla duttilità e dalla valentia dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. Ha sciorinato lodevoli qualità musicali e sceniche il Coro Lirico Marchigiano Vincenzo Bellini (preparato da Martino Faggiani), disposto sul palcoscenico o, con una soluzione efficace, nei palchi più prossimi al proscenio (in Rigoletto). Tra i cantanti, in maggioranza giovani e in alcuni casi debuttanti nei relativi ruoli, abbiamo trovato degni di lode soprattutto Serban Vasile, Nabucco, che da Muti, nell’Academy di quest’anno, ha appreso bene a rifinire la relazione tra musica e parola; Andrea Borghini, Rigoletto ben dotato vocalmente pur se con qualche forzatura espressiva di troppo; Venera Protasova, una Gilda di qualità angelica, di bella voce e tecnica rifinita; e infine Luca Micheletti, che come Jago ha dominato la scena di Otello con doti vocali e sceniche di prim’ordine.

Il pubblico ha riempito il Teatro Alighieri in occasione delle tre prime e ha dispensato entusiastici applausi a tutti. Le repliche delle tre opere a Ravenna, sempre all’Alighieri, sono nei giorni 27, 28 e 29 novembre e poi 30 novembre, 1 e 2 dicembre.

In gennaio sono previste due rappresentazioni di Nabucco al Teatro Comunale di Ferrara (l’11 e il 13) e due di Otello al Teatro del Giglio di Lucca (il 18 e il 20).

Patrizia Luppi

La locandina

Nabucco
Direttore Alessandro Benigni
Regia Cristina Mazzavillani Muti
Personaggi e interpreti:
Nabucco Serban Vasile
Ismaele Riccardo Rados
Zaccaria Evgeny Stavinski
Abigaille Alessandra Gioia
Fenena Lucyna Jarząbek
Abdallo Giacomo Leone
Anna Renata Campanella
Il Gran Sacerdote di Belo Ion Stancu
Rigoletto
Direttore Hossein Pishkar
Regia Cristina Mazzavillani Muti
Personaggi e interpreti:
Rigoletto Andrea Borghini
Gilda Venera Protasova
Sparafucile Antonio Di Matteo
Maddalena Daniela Pini
Giovanna Cecilia Bernini
Otello
Direttore Nicola Paszkowski
Regia Cristina Mazzavillani Muti
Personaggi e interpreti:
Otello Mikheil Sheshaberidze
Jago Luca Micheletti
Cassio Giuseppe Tommaso
Roderigo Giacomo Leone
Lodovico Ion Stancu
Montano Paolo Gatti
Un araldo Andrea Pistolesi
Desdemona Elisa Balbo
Emilia Antonella Carpenito

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