È interessante notare, sin da un primo ascolto, come in questa partitura Verdi anticipi armonie e cellule tematiche che ritroveremo in opere successive, addirittura in Aida.
Alla tastiera sedeva Nikolai Lugansky, che ha dominato la magmatica e problematica materia sonora riservata al pianoforte con raffinata scelta stilistica ma anche con la forza tecnico-esecutiva che la partitura richiede.
È sembrato quindi piuttosto innaturale e anacronistico assistere a un concerto in cui un direttore — per quanto con estrema veemenza e precisione certosina — non si risparmiava nel comunicare con i musicisti, cercando un dialogo empatico e una condivisione amichevole più che imporsi con autorità severa ed economia di gesti.
La kermesse si apre infatti con il celeberrimo Canone, con un ensemble capitanato dal violino di Irene Abrigo.
La serata era di quelle accattivanti, un programma tutto mozartiano nel due centosettantesimo anniversario della nascita del Divino Salisburghese, un direttore di cartello quale l’olandese Ton Koopman
Ph. Clemens Manser
Ph. Roberto Ricci
Ph. Mascalzoni
Ph. Federica Bressan
Ph. Tania Barbagli
Ph F.Parenzan