Si scrive Roberto Devereux, si legge Mariella Devia, che ancora una volta è stata protagonista di una prova perfetta. Tutto gira intorno alla sua Elisabetta dolente e disillusa il cui gesto si plasma su un canto tutto sui fiati, il suo, quello giusto, fatto di tecnica e passione.
La direzione di Michele Mariotti estrae dalla compagine scaligera un colore “sospeso”, come sospesa è la stessa orchestra che si sposta fisicamente su più piani a seconda di dove il libretto colloca la scena fra Boschi, Inferi e Campi Elisi.
Le suore del Carmelo di Compiègne si avviano verso un cielo stellato, quasi a passo di danza, sul canto del Salve Regina, una ad una dopo ogni calare di lama della ghigliottina: questo il finale, che è l’unico momento forse non pienamente risolto, nonostante la musica sublime, dell’allestimento splendido immaginato da Olivier Py per i suoi Dialogues des Carmélites che, proveniente dal Théâtre des Champs Elysées, giunge al Comunale di Bologna dove il capolavoro di Poulenc non era mai stato rappresentato fino ad oggi.



